Un'altra impietosa classifica. Le città siciliane non sono proprio "smart"
Delineare un vero e proprio ranking, che classifica le città italiane in base al loro processo di trasformazione in città ‘a misura di persona’ incrociando i dati legati agli investimenti e alle iniziative delle città, in modo tale da potere misurare quanto esse siano già pronte a ridisegnare spazi e tempi intorno alle esigenze delle persone (readiness) con i comportamenti dei cittadini (intesi nella più ampia accezione di lavoratori, consumatori, turisti, pendolari, studenti, imprenditori, etc.) sui tre assi strategici della transizione ecologica, della transizione digitale e dell’inclusione sociale.
IL SUD NON BRILLA – Le prime tre città del Sud sono Cagliari (19° posto), Napoli (34° posto) e Bari (36° posto). Enna, Barletta e Carbonia chiudono la classifica di questo rinnovato indice. Le regioni del Sud si collocano in fondo alla classifica, in particolare con Molise, Puglia e Calabria agli ultimi tre posti. Anche se si riducono le distanze tra città metropolitane e centri più piccoli, permane una forte differenza tra Nord e Sud. La distribuzione geografica delle città, infatti, mostra un notevole “human smart divide” tra Nord e Sud.
PALERMO ATTENDE RISULTATI TANGIBILI – Le metropoli del Sud, tra le quali c’è anche Palermo, hanno molto investito grazie ai fondi strutturali (oltre a Bari e Catania), ma non hanno ancora prodotto risultati tangibili. Le città con alto punteggio di readiness e basso punteggio di comportamenti investono e sviluppano iniziative, ma fanno fatica a coinvolgere i cittadini e hanno ottenuto finora una risposta largamente inferiore agli sforzi profusi.
HUMAN SMART CITY INDEX – È questo lo scopo principale dello studio ‘Human Smart City Index’: ossia evidenziare i nuovi valori e comportamenti, il ripensamento di luoghi e delle modalità di lavoro, il recupero del senso di comunità: l'esperienza del lockdown e, più ampiamente, l'impatto del Covid-19 hanno modificato profondamente le priorità e le abitudini degli italiani, con impatti considerevoli sui lavoratori e, di conseguenza, sull’evoluzione delle città. L’indice è il risultato delle analisi e degli studi condotti dalla EY, leader mondiale nei servizi professionali di revisione e organizzazione contabile, assistenza fiscale e legale, transaction e consulenza.
TRA LE REGIONI PREVALGONO QUELLE DEL CENTRO-NORD – La classifica regionale (basata sul valore medio dello Human Smart City Index tra i capoluoghi di provincia) mostra un netto predominio del Centro-Nord: il Trentino-Alto Adige, l’Emilia-Romagna, il Friuli-Venezia Giulia, la Lombardia. Milano, Bologna e Torino sul podio delle città a ‘misura di persona’. Si riducono le distanze tra città metropolitane e centri più piccoli, ma permane una forte differenza tra Nord e Sud.
LA SESTA EDIZIONE DELL’INDICE – È per questa ragione che la sesta edizione dello Smart City Index di EY diventa Human Smart City Index, integrando indicatori legati ai comportamenti ecologici, alle competenze digitali dei cittadini e all’inclusione sociale.
«Nell’edizione di quest’anno – afferma Marco Mena, senior advisor di EY e responsabile dello Human Smart City Index – che comprende 456 indicatori, abbiamo introdotto misurazioni legate all’inclusione sociale e preso in considerazione anche comportamenti ecologici, competenze digitali, propensione all’imprenditorialità e così via, perché i cittadini sono sempre più parte attiva della riorganizzazione urbana. Oggi – prosegue Mena – il modello della metropoli ipertecnologica perde di slancio, a favore del modello più “umano” delle città medie e piccole, dove le relazioni sociali sono più strette e i comportamenti sostenibili più facili. Tali città, secondo questa nuova visione, recuperano significativamente il gap rispetto alle città più grandi, anche se non riescono ancora a raggiungerle”.
Ma qual è la situazione attuale in Italia? Ne viene fuori una fotografia dell’ecosistema urbano italiano non ancora maturo, ma in piena evoluzione e con ampi margini di miglioramento. La dimensione delle città è, inoltre, una variabile determinante nella realizzazione della smart city e anche quest’anno, le città metropolitane prevalgono sui centri medi e piccoli.
“La domanda di città ‘a misura di persona’ – conclude Andrea D’Acunto, people advisory services leader di EY in Italia – sta emergendo in maniera molto forte e anche le aziende si trovano a dover comprendere e gestire l’impatto dei nuovi trend urbani sui loro dipendenti. In questo particolare contesto storico, le città non devono investire soltanto in infrastrutture e servizi, ma anche e soprattutto nell’ascolto dei cittadini e dei lavoratori. La componente sociale è diventata centrale anche nella competizione tra le città per l’attrazione di aziende e talenti. Le nuove relazioni tra città e aziende devono essere reimpostate mantenendo le persone al centro”.
Alessandro Accardo Palumbo
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