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04/01/2023 06:00:00

Quando Papa Ratzinger rimosse il Vescovo di Trapani, Miccichè

Non tutti se lo ricordano, ma Papa Ratzinger, Benedetto XVI, scomparso qualche giorno fa, non è stato soltanto il primo Papa, nella storia della Chiesa, a dimettersi, ma anche il primo a rimuovere un Vescovo, a Trapani. Fu infatti Benedetto XVI a rimuovere il Vescovo di Trapani, Francesco Miccichè, in una vicenda ricca di intrighi, colpi di scena, scandali e che ancora oggi fa discutere nelle aule giudiziarie.

 Benedetto XVI  il 19 Maggio del 2012, infatti, in una nota della Santa Sede comunicò di "aver sollevato dalla cura pastorale della diocesi di Trapani (Italia) Monsignor Francesco Micciché". Al suo posto venne nominato un "Amministratore Apostolico ad nutum Sanctae Sedis",  Mons. Alessandro Plotti, Arcivescovo emerito di Pisa (scomparso poi nel 2015). Miccichè in quell'occasione (come in realtà ogni volta che ha dovuto commentare le sue vicende) parlò di "complotto" contro di lui. 

Prima ancora il Papa aveva inviato a Trapani monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e ex sottosegretario della Cei, in qualità di "visitatore apostolico", con potere ispettivo, presso la Curia di Trapani. Anche questo era un fatto inedito. Il provvedimento era legato ad un'inchiesta della Procura di Trapani sulla gestione di due Fondazioni gestite dalla Curia trapanese, come pure a dissidi tra Miccichè ed alcuni prelati della diocesi. 

Tutto era nato dalle denunce di uno stretto collaboratore del Vescovo, Don Ninni Treppiedi, e da un'inchesta di un combattivo periodico locale "L'isola", che aveva aperto alcuni squarci sulla gestione di alcune fondazioni della Curia. All'inizio le parti erano rovesciate: la Procura indagò 13 persone per calunnia, e Miccichè era parte lesa. Tutto archiviato.

L'ex vescovo è  stato rinviato a giudizio con l’accusa di essersi impossessato di fondi (circa 300 mila euro) provenienti dall’otto per mille. Il processo è in corso, la sentenza è attesa a Settembre. L’accusa dei pm si riferisce a due conti correnti su cui confluivano le risorse che il prelato avrebbe sottratto, mettendo “in atto un disegno criminoso con una serie di azioni realizzate in tempi diversi”. L’indagine riguarda due conti correnti, in cui tra il 2007 e il 2011, confluirono quasi 5 milioni di euro dei fondi ell’otto per mille: 1.854.013,63 euro nel conto ‘Interventi Caritativi’ e 3.088.801,31 nel conto ‘Esigenze di Culto e Pastorale’, entrambi intestati alla Diocesi di Trapani. I fondi dell’8xmille dovevano essere impiegati “per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi caritativi a favore della collettivita? nazionale o di paesi del terzo mondo”. Soltanto nel 2007, Miccichè per l’accusa si è appropriato di 117 mila euro attraverso assegni bancari, in parte incassati dal cognato Teodoro Canepa. Quella contestazione però è finita in prescrizione.  Ma dal processo sono emersi tanti altri episodi di piccoli e grandi ammanchi. 

Nel 2015, gli agenti del Corpo Forestale di Trapani sequestrarono anche dei beni artistici del valore di oltre 3 milioni, custoditi da Miccichè in una villa a Monreale (Palermo), tra cui una fontana del Seicento, un pianoforte del Settecento, oggetti in avorio, crocifissi in legno e corallo, oltre che un’anfora greca inestimabile.

Originario di Monreale, Miccichè era segretario dell’arcivescovo Salvatore Cassisa. Trapanese d’origine e monrealese d’adozione, fu lui nel 1989 a proporre la nomina episcopale di Miccichè, che è stato vescovo a Trapani dal 2000 al 2012.  Miccichè, da Vescovo, ha anche più volte denunciato pubblicamente a Trapani la presenza di mafia e massoneria "occulta".