Castelvetrano, la socia della Fidapa si è rimangiata (a modo suo) le parole sul piccolo Di Matteo
L’imprenditrice e socia della Fidapa di Castelvetrano che aveva affermato che la morte del piccolo Giuseppe Di Matteo è colpa del padre (il pentito Santino Di Matteo), ha “spiegato” meglio il suo pensiero sul suo profilo Facebook, insultando il giornalista che aveva scritto del suo commento shock. Nell’articolo (che trovate qui), le si era perfino chiesto: Lei dice che se il padre non avesse parlato, il bambino si sarebbe salvato? E’ proprio sicura che le colpe di questo orrore siano del padre? Susanna Campagna, contraria alla nuova intitolazione della scuola elementare frequentata dall’ormai ex boss latitante, a pochi metri dalla casa dei Messina Denaro, aveva risposto laconicamente: E di chi?
In un post su Facebook, come dicevamo, la signora ha però chiarito che “il povero bambino ha purtroppo pagato per un padre noto mafioso e legato alla malavita mafiosa”, e che “la mente perversa” di uno “pseudo giornalista” l’avrebbe fatta apparire “come una che ha dato la colpa della morte del figlio al padre in quanto pentito”. E tutto “per aver dissentito nel cambiare nome alla scuola, che tra l’altro ho frequentato”.
In buona sostanza, il concetto dell’imprenditrice fidapina è questo: se il padre non fosse stato mafioso, Giuseppe Di Matteo non sarebbe stato rapito, ucciso e sciolto nell’acido.
La toppa peggio del buco, come si dice in questi casi. Ed è valso a poco il commento del peraltro direttore di Tp24 Giacomo Di Girolamo, che aveva scritto: “L’articolo di Egidio Morici riporta con fedeltà quello che lei ha scritto sui social. Poteva chiedere scusa e sarebbe finita lì. Invece dà la colpa al giornalista, insulta e grida al complotto. Che pochezza”. E’ valso a poco perché la signora Campagna l’ha cancellato. E dopo ha anche modificato il post, togliendo le offese al nostro corrispondente di Castelvetrano. Allora “pseudo giornalista” è diventato “giornalista” e “frutto di una mente perversa qual è l’autore” è diventato “frutto di una interpretazione lontana da ciò che in effetti volevo dire”.


Il “chiarimento”, al di là dell’insulto, è piaciuto a diverse persone che hanno elargito il proprio like. Comprese una decina di socie locali della Fidapa di Castelvetrano e Salemi, nonostante con un comunicato il distretto regionale dell’associazione si fosse dissociato da quelle dichiarazioni. Tra i primi like c’è perfino quello dell’assessore al turismo Giusy Cavarretta, che è anche vice presidente della Fidapa di Castelvetrano. E dato che nel suo post la signora Campagna invita ad una serena riflessione, ne facciamo una anche noi. Anzi due.
La prima è che questa storia ci insegna che sono cambiate tante cose. Prima ai giornali si inviava una replica (cosa che prontamente, in effetti, ha fatto la Fidapa Sicilia), oggi invece molti rispondono via social, forti delle proprie amicizie virtuali e non. E lo fanno insultando. Poi magari, quando qualcuno gli ricorda che con le offese si può anche essere querelati, modificano i post e cancellano i commenti sgraditi.
La seconda è che il senso di questo cambio di intitolazione della scuola non serve soltanto a ricordare il piccolo Di Matteo, ucciso in quel modo orribile. Ma anche il fatto che tra i mandanti di questo delitto c’era Matteo Messina Denaro, che quella scuola l’ha frequentata e che vi abitava a pochi metri, proprio come altri suoi parenti e amici che hanno abitato o che abitano ancora nel quartiere. Sarebbe dunque un simbolico schiaffo ai Messina Denaro. Uno schiaffo, comprendiamo, che ancora oggi, richiederebbe un po’ di coraggio, se questa scelta venisse fatta con genuino impegno. E’ inutile girarci attorno.
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