Corruzione al carcere di Trapani. Torna libero uno degli arrestati nell'operazione Alcatraz
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Torna in libertà uno degli indagati dell'operazione Alcatraz che portò alla luce un vero e proprio mercato clandestino al “Pietro Cerulli” di Trapani, dove droga e telefonini entravano con troppa facilità grazie anche ad agenti corrotti.
Si tratta di Roberto Santoro che era stato arrestato nel corso del blitz condotto dai carabinieri e dagli agenti del Nucleo investigativo regionale della polizia penitenziaria. Ventidue arresti. In carcere anche un ex poliziotto penitenziario: Giuseppe Cirrone. Altri due suoi colleghi sono indagati. Un quarto - ritenuto il perno dell'attività corruttiva, Francesco Paolo Patricolo, è deceduto durante l'attività investigativa. Tra gli indagati anche l' ex comandante della polizia penitenziaria, Giuseppe Romano. Estraneo all'accordo corruttivo - telefonini e droga ai detenuti in cambio di denaro e prestazioni sessuali elargite, in particolare dalla compagnia di un recluso- è accusato di non aver denunciato il pestaggio subito da un recluso ad opera delle guardie.
Roberto Santoro era stato raggiunto da una ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il tribunale del Riesame, accogliendo l'istanza dell'avvocato Salvatore Galluffo, però, ha annullato il provvedimento restrittivo, disponendo la scarcerazione dell'indagato. Dalle indagini è emerso che al Pietro Cerulli i detenuti vendevano telefonini e spacciavano droga. Chi voleva avere un telefonino doveva sborsare 400 euro. I pagamenti avvenivano attraverso la ricarica di carte pre-pagate intestate ai familiari dei reclusi coinvolti nel traffico. Una cinquantina i telefonini sequestrati durante le indagini. Dagli accertamenti è emerso che le Sim erano intestate ad extracomunitari che per pochi soldi fornivano le proprie generalità, a volte anche false, per l'attivazione della scheda. A disporre di telefonini non solo detenuti comuni ma anche persone ristrette nel reparto di Alta sicurezza, come Nicola Fallarino esponente della camorra e Davide Monti affiliato alla Sacra corona unita.
Ma come entravano i cellulari nella struttura penitenziaria?
Arrivavano dall' alto con i droni che raggiungevano direttamente le celle. Il destinatario bastava che allungasse la mano oltre le grate e il gioco era fatto. Oppure venivano lanciati all'interno della casa di reclusione occultati in palloni di calcio. Ma erano anche i familiari che durante i colloqui riuscivano ad introdurli nascosti nelle scarpe che consegnavano ai detenuti. Gli stessi detenuti, poi, si davano da fare. Rientrati in carcere, dopo aver beneficiato di permessi, prima di varcare il portone del Pietro Cerulli facevano tappa in due attività commerciali nella zona dell'istituto penitenziario. Lì, si approvvigionavamo di droga custodita all'interno di oculi che " il corriere" ingoiava.
Ma ad alimentare il mercato clandestino del Pietro Cerulli erano anche i poliziotti corrotti che applicavano un tariffario: 300 euro per introdurre un micro telefonino, 600 euro per uno smartphone. L' agente più attivo era Patricolo che aveva problemi economici.
Droga e telefoni ai detenuti in cambio di denaro ma anche di sesso. E qui entra in ballo Giuseppe Cirrone. Faceva favori al detenuto Andrei in cambio di prestazioni sessuali che otteneva da Valentina, compagna del recluso.
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