Campobello, Fontane D’Oro non è stato sgomberato. Ma quei migranti non sono braccianti
Come avevamo scritto (qui l’articolo), le forze dell’ordine hanno intimato agli occupanti di Fontane d’Oro di lasciare i moduli abitativi. In sostanza non c’è stato nessuno sgombero. Soprattutto perché dentro le “casette” donate dall’Unhcr ci sono ancora 27 persone. Se all’inizio erano in 31, nel campo di Fontane d’Oro adesso ci sarebbero soltanto quattro persone in meno. Con questi numeri, è quantomeno improprio dire che il campo sia stato sgomberato.
Ciò che ha fatto pensare all’esecutività concreta dello “sgombero” è forse collegato con la scelta disposta dalla prefettura di smontare la maggior parte dei prefabbricati. Ma si tratterebbe di moduli non abitati. Insomma, una sorta di segnale, in aggiunta all’intimazione di lasciare il campo.
Pare che, oltre alle associazioni di volontariato, le operazioni di sgombero vadano così a rilento proprio per tentare una sistemazione alternativa degli occupanti.
Delle 27 persone presenti, coloro che hanno un lavoro in regola si contano forse sulle dita di una mano. Ciò vuol dire che la quasi totalità non lavora, oppure lavora in nero. In entrambi i casi, essere ospitati in un’area confiscata alla mafia, rappresenterebbe un messaggio lontano dalla legalità che si vorrebbe veicolare. Perchè se da un lato i motivi umanitari rimangono prevalenti, dall’altro ci troveremmo di fronte ad uno Stato che agevola il lavoro nero, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, ospita delle persone che vivono di espedienti.
Ecco perché è difficile trovare un’alternativa abitativa.
Soprattutto se questi espedienti ricadono sulla sicurezza dei cittadini di Campobello.
La spaccatura sta nelle premesse. Stiamo parlando davvero di braccianti oppure, tranne qualche eccezione, si tratta di persone che, pur in regola col permesso di soggiorno, non hanno nulla a che vedere con l’agricoltura?
Certo, la situazione è complicata. Ma è difficile pensare che la soluzione possa passare attraverso l’accoglienza prolungata ed incondizionata di un grande gruppo di persone in un’area confiscata alla mafia.
Termini quali “braccianti” o “lavoratori”, potrebbero essere dunque fuorvianti. Si sarebbero già creati dei fronti opposti tra una parte dell’opinione pubblica garante della manovalanza contadina e un’altra che continua a subire furti e minacce, con macchine bloccate a poca distanza da Fontane d’Oro.
Siamo sicuri che quello della tossicodipendenza sia soltanto uno sfondo sbiadito all’interno del campo? Mentre tutti gli altri siano soltanto lavoratori? Braccianti?
Intanto, qualche giorno fa, i ragazzi della Croce Rossa, sono stati aggrediti da un migrante in crisi di astinenza: voleva soldi e aveva cominciato a prendere a calci il pulmino.
Ovvio, un episodio isolato. Ma dimostra come il timore del sindaco Castiglione non era affatto infondato quando aveva manifestato la possibilità che Fontane d’Oro si sarebbe potuto trasformare in una sorta di piccolo “ex cementificio”.
Una cosa è certa: il problema è complesso. Ma la sua complessità parte dalla definizione dei suoi attori principali. Che, nella quasi totalità, non sono braccianti.
Egidio Morici
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