Pnrr: scippati alla provincia di Trapani 77 milioni di euro (il 30%)
77 milioni di euro. E' l'importo delle somme del Pnrr, già stanziate, che sono state "scippate" dal governo Meloni. Se consideriamo che l'importo totale degli investimenti è di 250 milioni di euro, siamo ad un taglio di quasi il 30%. Soldi che erano già stati dati agli enti locali e che non ci sono più.
Lo riporta il portale Openpolis.
La scorsa settimana il ministro Raffaele Fitto si è recato in parlamento per presentare la proposta di modifica del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che il governo intende sottoporre alla commissione europea. Tra gli interventi che hanno destato maggiore scalpore vi è il definanziamento di ben 9 misure.
Il governo ha giustificato questa scelta spiegando che si tratta di investimenti che in gran parte finanziano progetti in essere. Cioè ideati prima dell’avvio del Pnrr e spesso non in linea con vincoli e criteri richiesti dall’Ue. Oltre a progetti che per come sono stati ideati rischiano di non essere completati entro il 2026. Tuttavia un simile taglio avrebbe un impatto particolarmente significativo per gli enti locali, in primis comuni e città metropolitane. Una scelta che ha inevitabilmente scatenato molte polemiche, nonostante il governo abbia assicurato che tutti i progetti rientranti nelle misure definanziate saranno recuperati attraverso l’impiego di altre risorse.
Tra gli obiettivi trasversali del Pnrr c’è quello, o forse meglio dire: c’era, di ridurre i divari, a cominciare da quello tra territori. Ebbene, sarà purtroppo un obiettivo disatteso, visto che la gran parte delle risorse azzerate dalla rimodulazione del Piano erano destinate al Sud. Non solo: a detta del ministro Fitto, le opere espunte dal Pnrr potranno essere finanziate con i Fondi coesione. Piccolo particolare: quelle risorse sono già destinate per altri progetti del Mezzogiorno, se saranno dirottate su quelle del Pnrr andranno anche in altri territori, e quelle che rimarranno al Sud non potranno finanziare sia quelle del Pnrr sia le altre. Quindi, doppia penalizzazione.
TAGLI AI BENI CONFISCATI. Un’ultima misura che vale la pena citare tra quelle definanziate è quella relativa alla valorizzazione dei beni confiscati alle mafie del valore complessivo di 300 milioni. L’elemento interessante da questo punto di vista è che né il governo né l’Anci hanno riportato criticità. Il già citato dossier del parlamento evidenzia che questa misura – insieme a quella per il potenziamento delle infrastrutture di comunità nelle aree interne – sarà utilizzata per uno scopo piuttosto diverso. E cioè la creazione di una zona economica speciale unica del mezzogiorno che andrà ad integrare le 8 attualmente esistenti.
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