Termovalorizzatori in Sicilia: Schifani li vuole ma con nuovi bandi e tutto daccapo
Da tanti anni in Sicilia si dibatte sui termovalorizzatori, da un lato c'è la posizione dei governi regionali quello precedente, con Nello Musumeci, che ha lanciato un bando per la realizzazione di due impianti e quello attuale, del presidente Schifani, che è intenzionato a proseguire l'opera iniziata dal predecessore e realizzarli, ma a rilanciare con nuove gare rimettendo in discussione quanto fatto e ricominciando daccapo.
I no ai termovalorizzatori - La pensano diversamente, invece, partiti di opposizione e gli ambientalisti che non ritengono, quello della realizzazione dei termovalorizzatori, sia il sistema giusto per migliorare la situazione dello smaltimento dei rifiuti in Sicilia e, soprattutto, non lo ritengono sia opportuno per la protezione dell'ambiente.
Schifani intenzionato a proseguire nella realizzazione - Nelle settimane scorse presso la sede del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, si è tenuto un incontro tra il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, e il ministro Gilberto Pichetto Fratin. Durante il colloquio, sono stati affrontati i temi di competenza del Mase che interessano la Regione Siciliana. In modo particolare, l’attenzione è stata posta sulle procedure da utilizzare per consentire alla Sicilia di dotarsi di termovalorizzatori di ultima generazione, a emissioni zero, in grado di risolvere i problemi legati allo smaltimento dei rifiuti e allo stesso tempo di produrre energia.

Ad aprile dello scorso anno chiusa la gara per la realizzazione di due termovalorizzatori in Sicilia: uno a Gela e l'altro a Pantano d'Arci in provincia di Catania, i due comuni scelti per la realizzazione. Il nucleo di valutazione sulle sette proposte arrivate ha dato parere favorevole. Uno per la Sicilia occidentale e uno per la Sicilia orientale. Il termovalorizzatore di Gela avrà un costro di 647 milioni. Quello diPantano D'Arci del valore di 400 milioni circa. Ognuno dei due impianti potrà smaltire fra le 300 mila e le 450 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati.
Le novità negli ultimi mesi - Nel corso degli ultimi mesi, sono emerse alcune incertezze riguardo ai progetti. Si è discusso della possibilità di costruire un impianto a Palermo anziché a Gela, e il finanziamento potrebbe essere assicurato con fondi pubblici anziché con il modello di project financing previsto da Musumeci. La situazione si è ulteriormente complicata a seguito degli incendi che hanno colpito molte aree del Sud Italia, in particolare della Sicilia, durante l'estate. Un incendio alla discarica comunale di Bellolampo, a ovest di Palermo, ha causato gravi problemi di qualità dell'aria, con livelli di diossina (sostanze tossiche e cancerogene) nove volte superiori alla media urbana. Il sindaco Roberto Lagalla ha dovuto imporre misure per evitare contaminazioni.
Niente certezze e nuovi bandi entro l'anno - Alla fine non si sa quando e se verranno realizzati i termovalorizzatori in Sicilia. Al momento, non ci sono certezze, infatti, sui progetti in Sicilia, poiché costi, finanziamenti, tempistiche e località restano di nuovo da definire. La giunta Schifani ha commissionato studi sui flussi di rifiuti, i cui risultati dovrebbero essere disponibili nei prossimi mesi. Schifani ha anche suggerito che il governo attribuisca ai sindaci o alla regione "poteri commissariali" per accelerare le procedure. L'obiettivo è pubblicare i bandi entro la fine dell'anno e mettere in funzione i termovalorizzatori entro il 2027, alla fine della legislatura.
La gestione e lo smaltimento dei rifiuti in Sicilia sono da tempo problematici. Secondo l'ISPRA, nel 2021, in Sicilia sono stati prodotti 2,2 milioni di tonnellate di rifiuti, con oltre la metà smaltiti in discarica, corrispondenti a 239 chili per abitante, la quantità pro capite più alta d'Italia. Nonostante gli sforzi per migliorare la raccolta differenziata, la Sicilia è l'unica regione italiana in cui questa è inferiore al 50%.
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