"Matabbia", quando erano i siciliani (e i trapanesi) ad emigrare in Tunisia
C’è stato un tempo in cui eravamo noi, siciliani, ad emigrare in Tunisia.
Che immaginarlo oggi, con i costanti flussi migratori dall’Africa, alla Sicilia, sembra impossibile. C’è stato un tempo in cui i trapanesi si imbarcavano, attraversavano il canale di Sicilia, e andavano a fare gli operai a Tunisi. Oltre un secolo fa, La Goulette, cittadina poco distante dalla capitale, diventava una “petit sicilie”.
C’è un termine che i siciliani di tunisi hanno fatto proprio. “Matabbia”, è la sicilianizzazione del vocabolo tunisino madhabia: significa speranza e attesa, augurio e desiderio. Un po’ come “magari”.
E Matabbia è l’evento culturale multidisciplinare che vedrà riuniti esperti e artisti attorno al tema dei Siciliani di Tunisia, con un focus particolare su stampa, architettura e arte.
"Matabbia. Siciliani di Tunisia" si svolgerà da oggi, 29 settembre, a domenica 1° ottobre in diversi luoghi della capitale nordafricana fra cui la Biblioteca Nazionale tunisina e Beit El Hikma, (Accademia Nazionale di Scienze, Lettere e Arti), con un programma articolato su tre assi fondamentali: la stampa, in particolare attraverso le testimonianze del giornale dialettale umoristico e letterario “U Simpaticuni”, pubblicato a Tunisi tra il 1911 e il 1933, l’architettura e l’arte, in particolare la pittura dei siciliani di Tunisia. L’evento si svolge a Tunisi, dopo il successo dell’edizione dell’anno scorso a Marsala.
Obiettivo, far luce su una vicenda storica poco conosciuta sia in Tunisia che in Italia, e relativa all’enorme ondata migratoria degli italiani (in particolare siciliani) verso la Tunisia, avvenuta fra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.
Tra le personalità presenti Mahmoud Ben Romdhane, Presidente dell’Accademia Tunisina di Scienze, Lettere ed Arti; Fabrizio Saggio, Ambasciatore d’Italia a Tunisi; Fabio Ruggirello, Direttore Istituto italiano di Cultura di Tunisi; Khaled Kchir, Direttore della Biblioteca Nazionale di Tunisi; Alessandro Masi, storico dell’arte e segretario generale della Società Dante Alighieri di Roma e Silvia Finzi, Presidente Dante Alighieri, Comitato di Tunisi, A.m.i.t .
Sul tema dell’architettura italiana in Tunisia sarà anche allestita una mostra fotografica a cura di Luca Quattrocchi (Università di Siena), e sarà proiettato in anteprima un documentario del noto regista tunisino Habib Mestiri.
Fra i relatori previsti nelle tre giornate, oltre a Quattrocchi, anche Leila Ammar (Ecole nationale d'Architecture et d'Urbanisme de Tunis), Ahmed Somai (decano degli italianisti tunisini), la scrittrice Marinette Pendola, Iride Valenti (Università di Catania) e Salvatore Speziale (Università di Messina).
La sede del Comitato Dante Alighieri di Tunisi ospiterà inoltre una tavola rotonda curata da Alfonso Campisi (Università La Manouba) e dedicata alle storie personali e familiari dei siciliani di Tunisia e dei tunisini nati in Sicilia, una video proiezione sul tema curata da Francesco Tranchida (Banca Marsalese della Memoria) e un concerto di musica tunisina a cura di Bin’art.
All’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi la conclusione domenica 1° ottobre con una mostra di Silvano Monteleone, pittore siciliano di Tunisia e la messa in scena dello spettacolo teatrale “Ciclopu” dell’attore Gaspare Balsamo, un “cunto” liberamente ispirato al libro IX del più antico dei racconti mediterranei, l’Odissea, con riferimenti alle storie di Giufà, protagonista delle antiche fiabe popolari siciliane e tunisine.
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