I sommozzatori protagonisti del recupero a Porticello
Le acque di Porticello sono state teatro di una delle più complesse e delicate operazioni di soccorso degli ultimi anni. Il naufragio che ha causato la perdita di vite umane ha richiesto un impegno straordinario da parte dei sommozzatori dei Vigili del Fuoco, veri e propri eroi silenziosi che hanno lavorato ininterrottamente per giorni, affrontando condizioni estreme e rischiando la propria vita. Tra loro anche il trapanese Dario Tartamella (ne parliamo qui).
Un lavoro certosino
L'immagine che ci giunge dalle operazioni di soccorso racconta una storia di professionalità, coraggio e determinazione. 123 immersioni per un totale di oltre 4.370 minuti sott'acqua: questi i numeri che sintetizzano l'impegno dei sommozzatori. Un lavoro certosino, condotto in condizioni particolarmente difficili, a circa 50 metri di profondità e in uno scenario altamente complesso.
Specialisti d'eccezione
A rendere possibile questo risultato è stato l'impiego di 11 speleosub e 8 abilitati per l'alto fondale, professionisti altamente specializzati in grado di operare in ambienti estremi e di prolungare i tempi di immersione grazie a tecniche avanzate come la decompressione con nitrox. Questi sommozzatori, provenienti da tutta Italia, si sono alternati nelle ricerche, garantendo una presenza costante e un'efficienza operativa senza precedenti.
Tecnologia all'avanguardia
Affiancare i sommozzatori è stato un ROV (Remotely Operated Vehicle), un veicolo subacqueo a controllo remoto in grado di operare fino a 300 metri di profondità. Dotato di telecamere ad alta risoluzione, il robot ha consentito di esplorare zone difficilmente accessibili e di raccogliere preziose immagini e dati utili alle indagini.
Hannah, l'ultima vittima.
«Una supernova, determinata, ostinata e divertente» così viene descritta da chi la conosceva, la diciottenne figlia del magnate americano Mike Lynch, il cui corpo è stato trovato dai sommozzatori in un'altra cabina, sempre destinata ai passeggeri, rispetto ai primi cinque corpi recuperati. Una cabina che ancora i sommozzatori non erano riusciti a perlustrare e dove poi hanno trovato la ragazza. Dopo essersi diplomata in una delle scuole più esclusive del Regno Unito, stava coronando il suo sogno di entrare alla Oxford University, secondo quanto riportano diversi siti inglesi, tra cui il Times e The Independent.
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