Ecco perchè a Palermo sono stati chiesti sei anni per Salvini
È stato Matteo Salvini, all’epoca ministro dell'Interno, a impedire lo sbarco di 147 migranti dalla nave Open Arms nell'agosto del 2019. Lo sostiene l’accusa nel processo in corso a Palermo, dove i pubblici ministeri hanno chiesto sei anni di carcere per il leader della Lega, contestandogli i reati di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio. Per i pm, Salvini è il solo responsabile di quelle decisioni, come dimostrato dai documenti acquisiti e dalle testimonianze presentate durante il dibattimento. Il vicepremier avrebbe agito in solitaria, senza concordare le sue scelte con gli altri ministri del governo Conte, e persino lo stesso ex premier è stato tenuto all’oscuro di alcune delle sue decisioni.
Durante la requisitoria, durata sette ore, i pm hanno accusato Salvini di aver agito non per ragioni di sicurezza nazionale, ma per un tornaconto politico, cercando di aumentare il proprio consenso sfruttando la retorica contro l'immigrazione. “Non c'era ragione per agire in quel modo”, hanno affermato i pm, sottolineando come il rifiuto di concedere un porto sicuro alla nave spagnola sia stato fatto in spregio delle regole e dei diritti umani.
Cliccando qui potete scaricare il testo integrale della requisitoria.
Il processo non riguarda decisioni politiche, ha precisato il pm Geri Ferrara, ma atti amministrativi legati al rilascio del porto sicuro. L'accusa ha evidenziato che, in base al diritto internazionale, la persona in mare deve essere salvata, indipendentemente dal suo status legale. Le testimonianze, tra cui quella di Giuseppe Conte, e i documenti esaminati confermano che Salvini avrebbe agito senza consultare gli altri membri del governo e avrebbe centralizzato la gestione degli sbarchi nel suo ufficio di gabinetto.
L’accusa ha inoltre sottolineato che non c’era alcuna emergenza legata a possibili atti di terrorismo a bordo della nave e che le azioni di Salvini hanno leso i diritti fondamentali dei migranti. Tuttavia, Salvini si è dichiarato “colpevole di aver difeso l’Italia”, sostenendo di aver agito per proteggere i confini nazionali.
La difesa, guidata dall’avvocata Giulia Bongiorno, ha ribattuto, affermando che le azioni di Salvini rispecchiavano la linea politica del governo e che il processo si sta trasformando in un giudizio sulle scelte politiche dell’esecutivo. La prossima udienza è fissata per il 18 ottobre, quando la difesa presenterà le proprie argomentazioni, mentre la sentenza è attesa entro la fine dell'anno.
LA VICENDA. Salvini, allora ministro dell'Interno, è accusato di aver illegittimamente negato lo sbarco di 147 profughi a bordo della nave della Ong spagnola Open Arms, nell'agosto 2019. La nave, carica di migranti soccorsi in mare, rimase ferma per 20 giorni al largo di Lampedusa, con lo sbarco negato dall'ex ministro. Solo un'ispezione del procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, portò allo sbarco d'urgenza dei migranti, stremati dal caldo.
A novembre 2019, il tribunale dei Ministri, su richiesta della Procura, avviò le indagini nei confronti di Salvini, accusandolo di aver agito individualmente, senza il consenso del governo. Nonostante una prima opposizione della Giunta per le immunità del Senato nel maggio 2020, a luglio il Senato concesse l’autorizzazione a procedere, aprendo la strada al processo.
Il processo, iniziato nel settembre 2021, ha visto la testimonianza di politici di primo piano, come l'ex premier Giuseppe Conte e l'ex ministro degli esteri Luigi Di Maio, e l'attuale ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. Tra le testimonianze attese c'era anche quella dell'attore Richard Gere, che però ha dovuto rinunciare a causa di impegni cinematografici.
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