Su papa Francesco e i “sicari” col camice bianco
di Katia Regina
Su un aereo in volo ci sono: un tedesco, un francese, un inglese... No! Non è una barzelletta! È la scena e il luogo in cui si sono svolti i fatti. Il rito delle interviste in volo a papa Francesco dopo un viaggio pastorale. Un'occasione straordinaria per i giornalisti vaticanisti di tutto il mondo accreditati. Uno dei rari momenti in cui si possono fare domande dirette al Pontefice e ricevere risposte altrettanto dirette, senza troppi formalismi di circostanza. In altre parole, l'occasione perfetta per capire cosa pensa davvero l'intervistato su questioni delicate. Un po' come accade a Giorgia Meloni che, quando parla a Bruxelles, è tutta diplomazia e sorrisetti, ma quando parla ai comizi di Vox tira fuori la sua vera essenza.
Ma torniamo al Papa. È stato proprio durante il viaggio di ritorno dal Belgio che ha pronunciato la parola sicari, rivolta ai medici che praticano l'aborto, e non era neppure la prima volta che usava questo termine. Salta pertanto la scusa che, non essendo italiano, possa aver usato una parola inappropriata. Qual è il Papa autentico? Quello che dice: se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Mostrando una insolita apertura verso la comunità omosessuale che i testi sacri condannano senza se e senza ma, o quello che definisce sicari i medici che praticano l'aborto? Qualcuno potrebbe obiettare che il paragone non regge, perché nel secondo caso si sopprime una vita. Infatti i medici cattolici sono tutti obiettori di coscienza, almeno negli ospedali pubblici. Ora però la questione si fa delicata, perché in Italia esistono anche i laici, e definire sicario un professionista che pratica un intervento, che la legge di uno stato non teocratico consente, non mi pare appropriato, anzi direi proprio che è un atto verbale crudele e poco degno di un padre spirituale. Anche se, a pensarci bene, perfettamente in linea con l'eredità di un gesuita euclideo vestito di bianco.
E a proposito di citazioni illustri, scomodiamo pure De Andrè, che nel Testamento di Tito ci ricorda cosa bisogna fare per essere uomini di fede: feconda una donna ogni volta che l'ami... se questo è ciò che dovrebbe fare un buon cattolico, temo non ne sia rimasto più nessuno, per fortuna (ndr). In tutta questa narrazione scompare la donna, le sue motivazioni, la sua libera scelta, il suo dolore...
A voler essere maliziosi, si potrebbe pensare che una certa apertura verso la comunità gay sia quasi necessaria per giustificare tutte le indulgenze profuse verso i prelati, più o meno alti, che si sono macchiati di abusi nei confronti di minori grazie alla posizione privilegiata concessagli dall'abito talare. Ma non vorrei accanirmi troppo, preferisco pensare che il pensiero della Chiesa sia fin troppo chiaro riguardo alle donne, già a partire dalle possibilità che vengono loro date all'interno della stessa Istituzione. Ecco, un ottimo argomento su cui dovrebbe concentrarsi papa Francesco. A chiederlo non sono io, ovviamente, ma molte donne cattoliche e movimenti femministi all'interno della Chiesa che hanno sollevato importanti questioni a partire dalla rilettura dei testi sacri. Visto che vanno interpretati, si chiede una rivisitazione più equa e inclusiva che superi le letture tradizionali.
Consigli per la lettura:Une bible des femmes, l'idea è venuta a tre docenti di teologia, una cattolica e due protestanti, per analizzare i passaggi più controversi delle sacre scritture e per chiarire le posizioni delle figure femminili. Non esiste ancora la traduzione in italiano.
Si sconsiglia la visione di questo video a quanti non apprezzano certe forme di satira irriverente:
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