Tsunami, la metafora infelice del generale Vannacci
Uno tsunami è un maremoto, un'onda anomala generata per lo più da un terremoto sottomarino o nelle vicinanze della costa, ma può essere causato anche da altri eventi. Le immagini di quello del 26 dicembre 2004, che provocò 230.210 vittime al largo della costa nord-occidentale dell’isola di Sumatra, sono ancora vivide nella memoria collettiva. Eppure, il generale Roberto Vannacci, ora europarlamentare indipendente della Lega, ha scelto proprio questa metafora per descrivere il futuro del suo movimento culturale "Il mondo al contrario", che ha deciso di trasformare in un’associazione politica.
"Non sarà un partito, anche perché mancano le basi", ha dichiarato Vannacci. "Sarà piuttosto un aggregatore di tutte quelle persone, che sono tantissime, e che farà bene al partito in cui mi troverò, che è la Lega". Ha poi aggiunto: "Metterò insieme chi si riconosce in me, per trasformare questa bellissima onda che si è creata alle Europee in uno tsunami".
L’uso della parola "tsunami", tuttavia, appare quanto mai inopportuno. Uno tsunami, infatti, non è un evento positivo, ma una tragedia di enormi proporzioni. L'associazione di un movimento politico a un cataclisma che distrugge vite e comunità non può che risultare infelice, rivelando un impiego poco felice della figura retorica.
Ma questa metafora riflette anche il "Vannacci-pensiero", una visione del mondo che appare cupa, divisiva e preoccupante. Il generale Vannacci è noto per una serie di dichiarazioni che hanno sollevato ampie polemiche. Tra le sue posizioni più controverse ricordiamo le affermazioni su Mussolini, definito "uno statista", e la sua idea che "gli omosessuali non sono normali". Ha sostenuto inoltre che "ci vogliono classi separate per i disabili" e ha affermato che "l’aborto non è un diritto".
Sul tema della diversità etnica, ha raccontato di aver finto di perdere l’equilibrio per toccare la pelle di persone di colore, chiedendosi se fosse "più o meno dura e rugosa della nostra". Ha anche sostenuto che i tratti somatici di atlete come Paola Egonu e Miriam Sylla, sebbene nate in Italia, non rappresentano "l'italianità".
Per quanto riguarda la cittadinanza, Vannacci si è dichiarato fermamente contrario allo Ius Scholae e allo Ius Soli, argomentando con un'analogia discutibile: "Se uno nasce in una scuderia, non è un cavallo". Infine, ha sottolineato la sua vicinanza alla Lega per principi come "sicurezza, sovranità, radici, famiglia e cultura".
In conclusione, il vero "tsunami" sembra essere lo stesso Vannacci, con le sue idee che scuotono e dividono. Il suo linguaggio, che mescola nostalgia per il passato e idee reazionarie, solleva più domande che risposte sulla direzione che il suo movimento politico potrebbe prendere.
Vittorio Alfieri
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