La premier Meloni e il caso della lettera del magistrato Patarnello
L'autenticità. Un compito fondamentale dell'informazione è riportare la verità dei fatti – "fattuale", direbbe Vittorio Feltri. Ha suscitato scalpore la lettera che il sostituto procuratore della Cassazione, Marco Patarnello, ha inviato ai colleghi di Magistratura Democratica domenica 20 ottobre. La presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana ha poi condiviso alcuni stralci sui suoi profili social, sostenendo che dimostrano come la magistratura italiana sia politicizzata e contro di lei. Di seguito, riportiamo integralmente il testo del magistrato affinché il lettore possa farsi un'idea completa.
«Indubbiamente, l'attacco alla giurisdizione non è mai stato così forte, forse neppure ai tempi di Berlusconi. Oggi, tuttavia, è un attacco molto più pericoloso e insidioso per molte ragioni.
Innanzitutto, perché Meloni non ha inchieste giudiziarie a suo carico e, quindi, non agisce per interessi personali ma per visioni politiche. Questo la rende molto più forte, e rende la sua azione anche molto più pericolosa, poiché il suo obiettivo è la riscrittura dell'intera giurisdizione, non semplicemente ottenere un salvacondotto personale.
In secondo luogo, la magistratura oggi è molto più divisa e debole rispetto al passato, ed è isolata nella società. Su questo dobbiamo assolutamente intervenire. Possiamo e dobbiamo farlo. Almeno dobbiamo provarci. Non abbiamo il controllo sull'isolamento sociale, ma possiamo agire sulla compattezza interna. Non è accettabile cedere ora, né permettere a qualcuno di ritagliarsi uno spazio politico a discapito dell'intera magistratura.
In terzo luogo, la compattezza e omogeneità dell'attuale maggioranza politica è molto maggiore rispetto al passato, e la sua forza è tale da poter mettere seriamente in discussione assetti costituzionali, ribaltando principi che fino a poco tempo fa consideravamo intangibili.
Come corollario di questa situazione politica, l'accesso a un'informazione corretta è ancor più difficile rispetto ai tempi di Berlusconi. Pertanto, il pericolo per una magistratura e una giurisdizione realmente indipendenti è altissimo. Dobbiamo essere uniti e parlare con chiarezza. Non dobbiamo fare opposizione politica, ma difendere la giurisdizione e il diritto dei cittadini ad avere un giudice indipendente. Senza timidezze.»
Non poteva mancare la reazione di Matteo Salvini, che ha commentato così la vicenda: «Non dovrebbe più essere al suo posto, molto semplicemente. Ci sono oltre 9.000 magistrati in Italia, e la stragrande maggioranza svolge il proprio lavoro in modo libero e positivo. Se qualcuno ha scambiato il Tribunale per un centro sociale o un luogo di vendetta politica, ha sbagliato mestiere, molto semplicemente».
Per Giorgia Meloni, la pubblicazione di estratti della lettera ha uno scopo strumentale, come direbbe Aristotele parlando di "zoon politikon". E tu, Matteo, non dovresti avere difficoltà a comprendere il concetto: «Non dobbiamo fare opposizione politica, ma difendere la giurisdizione e il diritto dei cittadini a un giudice indipendente». Un impegno che non richiede sforzi particolari.
A beneficio di tutti, è utile ricordare che in Italia non esiste un "potere giudiziario" separato, ma vige l'ordinamento giudiziario, come sancito dal primo comma dell'articolo 102 della Costituzione: «La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull'ordinamento giudiziario». L'articolo 104, sempre al primo comma, ribadisce: «La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere». Il vittimismo dell'autorità politica al governo appare dunque puerile e stucchevole.
Vittorio Alfieri
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