Basket, Trapani Shark e la sostenibile leggerezza del roster
Trapani strapazza Brescia fuori casa. La vera sorpresa non è stata tanto la netta vittoria sulla Germani Brescia, quanto vedere il discusso Pleiss partire direttamente nello startig-five. Il piano-partita prevedeva la presenza di un artificiere in grado di disinnescare i 2.13 di Bilan, un pivot dalle notevoli capacità balistiche e dotato di un ragguardevole peso specifico sotto le plance. E, in seconda analisi, preservare il fondamentale Horton da eventuali falli iniziali che potevano condizionarne il prosieguo.
Agli occhi di tanti profani poteva costituire un azzardo, una delle furbate di coach Repesa, a cui dovremo abituarci in futuro. Non so se il vulcanico ed indiscusso responsabile tecnico sia addentro alla filosofia orientale Geluk, che attiene al rifiuto della sofferenza ed alla ricerca della felicità. Principio fondamentale anche in occidente e perfettamente connaturata in ogni essere umano. Ma per un uomo vissuto, un’inguaribile giramondo come il bosniaco, il rifiuto della sconfitta va considerata una iattura da evitare in modo assoluto. Ed anche, la disamina di un insuccesso, non deve superare lo spazio di un mattino, altrimenti i giocatori se la trascinano, come un fardello, per l’intera settimana di allenamenti, con risultati esiziali nel match successivo. Invece la sostenibile leggerezza del roster, in tutte le sue componenti, anche le meno brillanti, ha prodotto un esito che è andato ben oltre le più rosee previsioni. Non tanto per i due punti acquisiti, quanto per i progressi esponenziali esibiti dal duo Yeboah e Galloway. Al primo è stato consegnato l’MVP del match per una prestazione monstre. Al Gallo, protagonista di ben 452 partite in NBA, va assegnato il riconoscimento per i maggiori progressi registrati.
Solita verve e messe di punti per Justin Robinson, che si sta dimostrano il miglior playmaker della massima Serie. Estro, inventiva, tiro, assist e rimbalzi, costituiscono il suo completo repertorio e non capisco come tutte queste doti siano esplose a scoppio ritardato, dopo una breve apparizione nel campionato spagnolo e precedentemente aver girato, come franchigia, innumerevoli team americani. Nei panni di Antonini gli allungherei il contratto per il periodo massimo disponibile, prima che le sirene dello stilista milanese possano abbacinarlo o, meglio, togliergli i tappi dagli orecchi. L’Armani è alla ricerca di un play ed avendo già sondato inutilmente Nico Mannion, non è detto che non possa orientarsi verso il funambolo dello Shark. Questo tipo di analisi e scenario futuro farà saltare dal trono, in cui abitualmente siede, il Tycoon romano. Ma il gap nei rapporti di forza, tra i due club, risulta ragguardevole ed il background, oltre che le potenzialità economiche, pendono tuttora a favore della metropoli milanese. Dopo aver scommesso su un carneade (absit iniuria), lasciarselo sfuggire gratuitamente, costituirebbe una intollerabile stoltezza.
Parlare di Horton è fiato sprecato: è l’indiscussa bussola del gioco, elemento equilibratore, un pivot che non spreca un pallone ed è sempre in grado di operare le migliori scelte nelle due fasi del gioco. Di Pleiss, ribadiamo che risulta più efficace quando riesce ad aprirsi il campo nel tiro dalla lunga distanza e che può tornare utile quando i lunghi avversari superano i 2.10 di altezza. Il commento su John Petrucelli può apparire ozioso: anche nelle gare meno vistose da un punto di vista qualitativo, risulta elemento insostituibile in marcatura. A Brescia, con risultato ampiamente acquisito, non ha voluto infierire nei confronti di una Società che lo ha lanciato nei più prestigiosi panorami cestistici. Un gentleman. Oscuro ma preziosissimo il lavoro di Rossato a cui Repesa chiede soprattutto compiti di marcatura.
Un Giano bifronte JD Notae che, dopo un inizio oscuro, è esploso al tiro ricordando a tratti la prestazione dello scorso anno, contro la Fortitudo. Ha sbracato dai suoi abituali compiti di play solo a risultato acquisito per rimpinguare il proprio bottino personale e concedersi un supplemento ed anti-stressante svago. A ribadire che, quando gli si concede appena un metro al tiro, diventa micidiale. È un giocatore di striscia, un killer seriale, in grado di piazzare bottini a doppia cifra nello spazio di pochi minuti. Ma Repesa lo vede come playmaker ed è il nativo di Covington che deve adattarsi alle esigenze della squadra e non viceversa. In ultima analisi, cancellata a pieno titolo la inopinata sconfitta con Tortona e annotando i progressi fondamentali di Galloway, non rimane altro che proseguire in quel processo virtuoso che il potenziale tecnico ed atletico è in grado di esibire. Non sono necessari i proclami della Governance per tracciare futuri e lusinghieri sviluppi. Rientrano nelle corde e nel valore tecnico della squadra. Allestita con mirabile lungimiranza e con riconosciuta perizia.
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