Mafia e politica, chiuse le indagini sul clan e il nuovo boss di Sciacca
La Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ha concluso le indagini sull’inchiesta che, lo scorso luglio, ha svelato una rete di relazioni tra la famiglia mafiosa di Sciacca e settori della politica e dell’imprenditoria agrigentina. Nove persone sono coinvolte nell’indagine, e per tre di loro - Domenico Friscia, Giuseppe Marciante e Michele Russo - è stato ipotizzato il reato di associazione mafiosa. L’avviso di conclusione delle indagini, firmato dai pubblici ministeri Claudio Camilleri, Francesca Dessì e Maria Pia Ticino, prelude alla richiesta di rinvio a giudizio per gli indagati.
Domenico Friscia, 61 anni, è considerato dagli inquirenti il nuovo capo della famiglia mafiosa di Sciacca, subentrato al boss storico Totò Di Gangi. La sua ascesa avrebbe seguito la scomparsa del rivale Domenico Maniscalco, deceduto in carcere. Friscia è una figura nota negli ambienti mafiosi locali, già arrestato nel 2003 nell’ambito dell’operazione "Itaca" e nuovamente coinvolto nelle indagini successive a seguito delle rivelazioni del collaboratore di giustizia Vito Bucceri nell’inchiesta "Opuntia".
Tra gli indagati figura anche Giuseppe Marciante, 37 anni, nipote di Friscia e titolare della Gsp Costruzioni. Marciante è ritenuto dagli investigatori la "mente imprenditoriale" del clan, responsabile di aver costruito legami con ambienti della politica e della pubblica amministrazione. Tra le accuse mosse a Marciante, vi è anche quella di aver ottenuto un appalto per la costruzione dell’Hub vaccinale di Sciacca attraverso certificazioni false, in complicità con Maurizio Costa, ex responsabile della protezione civile della provincia di Agrigento. Secondo l'accusa, Costa avrebbe attestato falsamente i requisiti dell'azienda di Marciante, ricevendo in cambio lavori di giardinaggio e interventi strutturali presso la sua abitazione.
Inoltre, l’inchiesta ha coinvolto altri due indagati, Vittorio Di Natale, ex consigliere comunale di Sciacca, e Rosario Catanzaro, accusati di scambio elettorale politico-mafioso. Secondo le indagini, Friscia avrebbe tentato di influenzare le elezioni del 2022 favorendo la candidatura di Di Natale, ex esponente di Forza Italia e poi candidato al consiglio comunale di Sciacca con la lista "Onda". Rosario Catanzaro avrebbe avuto un ruolo chiave nell’accordo.
L’indagine ha anche portato alle dimissioni di Vincenzo Costa, ex presidente del consiglio comunale di Ribera, non indagato ma coinvolto indirettamente. Costa avrebbe richiesto l'intervento del boss per questioni riguardanti due dipendenti comunali di Sciacca, incaricati della gestione dei cani randagi.
L’inchiesta svela un quadro complesso in cui il clan mafioso di Sciacca, sotto la guida di Friscia, avrebbe cercato di riorganizzarsi e di estendere la propria influenza anche in ambito politico e imprenditoriale. Il procedimento, ora concluso, porterà verosimilmente a un processo che farà luce sui rapporti tra mafia, politica e imprenditoria in un territorio, quello agrigentino, ancora profondamente segnato da fenomeni di infiltrazione mafiosa.
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