Musk, le sue provocazioni e il silenzio della Meloni
Elon Musk, tra gli uomini più ricchi e influenti al mondo, insieme a Bernard Arnault e Jeff Bezos, ha recentemente aggiunto un nuovo ruolo alla sua lista di incarichi. L'ex presidente Donald Trump lo ha nominato capo del Dipartimento per l’Efficienza del Governo, un organo affiancato dal patriota americano Vivek Ramaswamy, a capo del nuovo Dipartimento per l’Efficienza Governativa, conosciuto con l'acronimo illuminante "DOGE". Questo progetto, definito da Trump come un "nuovo Progetto Manhattan", merita di essere approfondito in altra sede.
Tornando al “padrone” di Tesla, X (ex Twitter) e SpaceX, non si può ignorare una costatazione: la sua nuova mansione lo pone in un gigantesco conflitto di interessi, ben visibile come una vetta himalayana. Eppure, in Italia, tali conflitti sembrano ormai normalità, vedi i casi di Berlusconi o, oggi, Crosetto.
Musk è recentemente intervenuto nella questione del protocollo Italia-Albania, definendo "inaccettabile" l’operato di alcuni giudici italiani. Le sue parole hanno sollevato un polverone: "Questi giudici devono andarsene" e "Il popolo italiano vive in una democrazia o è un’autocrazia non eletta a prendere le decisioni?".
Tali dichiarazioni non sono passate inosservate. Il vicepremier Matteo Salvini ha immediatamente colto l’opportunità per ribadire un suo vecchio cavallo di battaglia: “Signor giudice, se sotto la tua toga hai la bandiera rossa, togli la toga, cambia mestiere, candidati con Rifondazione Comunista. Però non puoi non applicare le leggi che governo e parlamento fanno”.
L’idea che emerge è pericolosamente chiara: chi è eletto sarebbe al di sopra della legge, contraddicendo il principio basilare che "la legge è uguale per tutti", ben visibile nei tribunali italiani.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nonché Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ha risposto con fermezza: “L’Italia è un grande Paese democratico e devo ribadire che sa badare a sé stessa nel rispetto della sua Costituzione. Chiunque, specialmente se in procinto di assumere un ruolo di governo in un Paese amico e alleato, deve rispettarne la sovranità e non attribuirsi il compito di impartire prescrizioni”.
Sul caso, il silenzio della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è apparso assordante. Eppure, non molto tempo fa, sia lei che il ministro Salvini alimentavano teorie complottiste su George Soros, identificandolo come l’artefice di migrazioni di massa e destabilizzazioni democratiche. È curioso notare come oggi il giudizio su un miliardario straniero interferente nelle vicende italiane sembri cambiato.
“Mala tempora currunt, sed peiora parantur” – tempi difficili corrono, ma se ne preparano di peggiori.
Vittorio Alfieri
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