La mafia marsalese nel 2025
Uno tra i mafiosi mediaticamente più noti, Al Capone, muore il 25 gennaio 1947. Le ricorrenze e le date non servono solo per raccontare il passato ma ci danno una spinta in più per osservare il presente con occhi più critici: è per questo motivo che oggi non parlerò di Al Capone, ma della mafia marsalese del 2025.
Premetto di non essere un esperto in materia ma grazie a letture, documentari, analisi collettive e, soprattutto, al mio essere marsalese, oggi voglio dirvi la mia.
Moltissima gente crede che la mafia sia morta ed ormai da circa trent'anni: non si fanno più saltare in aria autostrade, non si spara più nel centro storico, non si sciolgono più bambini nell'acido.
Ma adesso voglio farvi una domanda: quand'è che una persona, nel nostro mondo, attua atteggiamenti violenti? Le attua quando si pone l'obiettivo di prendere con la forza ciò che non è suo, dalle guerre agli stupri. Le attua quando ha paura di non avere o perdere ciò che crede di meritarsi. E allora se non ci sono più stragi mafiose vorrà forse dire che la mafia ha trovato la propria stabilità in altro modo: il mafioso non è il personaggio tipizzato dei film americani, il mafioso del 2025 è una persona che ha potere.
Sulla scia attuata da Matteo Messina Denaro, la mafia oggi investe milioni e milioni di euro, fa in modo (e che modi!) che vinca gli appalti pubblici, compra e vende immobili: insomma, fa girare l'economia, intasca mentre toglie al povero. È mafia quella che attua un atteggiamento da feudalesimo, soprattutto nelle campagne, che rinsalda le clientele e che corrompe. Ma il potere non si misura solo in soldi a Marsala: il potere è fatto di sguardi, di silenzi, all'interno di una normale routine. Credo che tutti sappiate di cosa stia parlando: pressoché ogni giorno abbiamo a che fare con atteggiamenti mafiosi, anche quando scendiamo al bar, fatti di "rispetto" e piccole intimidazioni. Quella, a mio modo di vedere, è mafia: come ho detto prima, il mafioso ha un potere, piccolo o enorme che sia, e gode nel metterlo in pratica.
La nostra difficoltà nel riconoscere un mafioso è proprio questa: ormai gli atteggiamenti mafiosi sono entrati nella nostra routine, ci sembrano quasi la normalità e, certe volte, forse li abbiamo anche assimilati.
Cosa fare, quindi, per cercare di contrastare questo fenomeno? Anzitutto, l'amministrazione comunale (ma in un mondo ideale tutti noi cittadini) dovrebbe studiare le persone che si presentano nelle gare di appalto e che casualmente vincono sempre, ma anche quelle che, in generale, si ritrovano con un monopolio specifico: insomma, cerchiamo di mettere giù dei nomi concreti.
E poi, cercare di osservarci intorno e guardarci dentro, distinguere la mafia dalla normalità: rigettiamo i favoritismi, le minacce, le disparità.
Ma crediamoci realmente. Non bastano le commemorazioni per Giovanni Falcone e per il nostro Paolo Borsellino: la mafia non è un ricordo del 1992, la mafia deve essere combattuta adesso, agiamo anche nel nostro piccolo.
Ieri la mafia era merda, lo è oggi e lo sarà anche domani.
Luca Lo Buglio
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