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26/01/2025 00:00:00

Al Parco Archeologico di Marsala la Scuola AIAR 

Il Parco archeologico di Lilibeo-Marsala diventa aula di alta formazione per giovani ricercatori impegnati nello studio e nella conservazione del patrimonio sommerso. Dal 9 all’11 febbraio ospita la VI Scuola AIAr, dal titolo “I relitti del mondo antico: dal recupero alla conservazione”, organizzata dall’Associazione Italiana di Archeometria in collaborazione con l’Università di Palermo, il Parco archeologico di Lilibeo-Marsala e la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana.

La scelta di Marsala non è casuale. Il museo del Parco custodisce alcune delle testimonianze più importanti dell’archeologia navale antica, dalla Nave punica alla cosiddetta Sister Ship, fino alla nave di Marausa 1. Relitti che raccontano il rapporto della Sicilia occidentale con il mare, i traffici, la guerra, la navigazione e le tecniche costruttive del mondo antico.

La scuola è rivolta a giovani ricercatori provenienti da diverse università italiane, in possesso di laurea magistrale nelle discipline dei beni culturali, sia di ambito scientifico sia umanistico. Il tema centrale è la salvaguardia dei relitti e dei loro carichi: dallo scavo al recupero, dalla diagnostica alla conservazione, fino all’esposizione museale.

Non si tratta soltanto di un corso specialistico. È un momento di confronto tra archeologia, chimica, fisica, biologia, restauro e museologia. I relitti antichi, soprattutto quelli in legno imbibito d’acqua, sono materiali estremamente fragili. Recuperarli non basta. Bisogna comprenderli, stabilizzarli, monitorarli e raccontarli al pubblico senza comprometterne la conservazione.

L’AIAr, fondata nel 1993, è la principale associazione italiana dedicata all’applicazione delle metodologie scientifiche allo studio e alla salvaguardia del patrimonio culturale. Le sue scuole, organizzate con cadenza biennale, sono diventate negli anni un appuntamento formativo per ricercatori, restauratori e professionisti che lavorano sul confine tra scienza e beni culturali.

Durante le lezioni, teoriche e pratiche, saranno presentati casi studio sul restauro del legno archeologico imbibito, strumenti analitici per la caratterizzazione del legno e dei metalli, materiali innovativi per la conservazione, metodi di classificazione delle anfore provenienti da recuperi subacquei.

È una materia tecnica, ma con ricadute molto concrete. Ogni relitto è un archivio materiale. Conserva informazioni sulle rotte, sui commerci, sulle guerre, sulle tecnologie navali, sui carichi trasportati e sulle comunità che hanno vissuto il Mediterraneo. Perdere quei materiali significa perdere dati storici non sostituibili.

La scuola si inserisce nell’Accordo quadro di collaborazione tra l’Università degli Studi di Palermo e l’Assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, legato alle strategie di Terza missione e impatto sociale per la valorizzazione del patrimonio culturale. È un passaggio importante, perché mette la ricerca universitaria in relazione diretta con musei, parchi e luoghi della conservazione.

A Marsala saranno presenti docenti e studiosi di rilievo nazionale e internazionale. Tra loro Roberto La Rocca, della Soprintendenza del Mare; Giulia Boetto e Filippo Pisciotta, di Aix-Marseille Université e del Centre Camille Jullian; Henri Bernard-Maugiron, di ARC-Nucléart; Maria Labriola, del Consorzio Pragma; Jeannette Jacqueline Lucejko, dell’Università di Pisa; Pat Tanner, della Swansea University e Honor Frost Foundation; David Chelazzi, dell’Università di Firenze e CSGI; Maria Pia Casaletto, del CNR; Lavinia Sole e Francesco Armetta dell’Università di Palermo.

Il programma conferma la natura interdisciplinare della scuola. La conservazione dei relitti non è affidata a una sola competenza. Richiede archeologi, chimici, restauratori, fisici dei materiali, studiosi di archeologia navale, esperti di diagnostica e professionisti della musealizzazione.

“Non a caso è stato individuato il Museo Lilibeo quale sede ideale per questa VI Scuola AIAr”, sottolinea la professoressa Maria Luisa Saladino, docente del Dipartimento STeBiCeF di UniPa. La scelta, spiega, è legata alla continuità dei progetti di ricerca realizzati dal 2016 in collaborazione con l’archeologa del Parco Maria Grazia Griffo e con i direttori che si sono avvicendati, ma anche alla presenza dei relitti antichi e di manufatti di provenienza marina, che permettono esperienze diagnostiche in diversi settori.

Anche la direttrice del Parco, Anna Occhipinti, evidenzia la ricaduta concreta dell’iniziativa: “La Scuola AIAr sarà una importante opportunità per il Parco che, grazie alle attività di ricerca sui metodi di conservazione e restauro dei legni bagnati, vedrà una ricaduta diretta sulla conservazione dei relitti in esposizione, la Nave punica, la Sister Ship e la nave di Marausa 1, costantemente monitorati e oggetto delle nostre cure”.

Sono parole che chiariscono il senso dell’appuntamento. La formazione non resta chiusa nell’aula. Si misura con oggetti reali, con problemi conservativi aperti, con la responsabilità di proteggere reperti che appartengono alla storia del Mediterraneo.

La Nave punica, in particolare, è uno dei simboli del museo marsalese. Rinvenuta nelle acque dello Stagnone, è una testimonianza rara dell’ingegneria navale punica e del rapporto tra Lilibeo, Cartagine e il sistema dei traffici e dei conflitti nel Mediterraneo antico. Accanto a essa, gli altri relitti arricchiscono il racconto di una città nata e cresciuta in rapporto diretto con il mare.

La VI Scuola AIAr avrà anche un momento musicale di benvenuto, con un concerto offerto dal Conservatorio “Antonio Scontrino” di Trapani durante la cerimonia di apertura. La scuola ha ricevuto il patrocinio del Comune di Marsala e il sostegno di Cantine Pellegrino, Zicaffè e Ceramiche Artistiche De Pasquale.

Iniziative come questa mostrano una direzione necessaria per i musei archeologici contemporanei. Non solo esposizione, ma ricerca. Non solo conservazione, ma formazione. Non solo patrimonio da guardare, ma patrimonio da studiare, curare e trasmettere.

Per Marsala è anche un riconoscimento del ruolo del Parco di Lilibeo come polo scientifico e culturale. Un luogo in cui la storia antica non resta immobile nelle teche, ma continua a produrre domande, metodi e competenze.

Dal recupero alla conservazione, il viaggio dei relitti non finisce quando riemergono dal mare. Comincia lì la parte più delicata: salvarli dal tempo, renderli leggibili e consegnarli alle generazioni future.

Ines D’Orazio



Native | 04/08/2026
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