Vino: Trapani la provincia siciliana più colpita dai dazi di Trump
Con l’introduzione dei dazi voluti dall’amministrazione Trump anche sui prodotti agroalimentari europei, la Sicilia si trova al centro di una tempesta economica che minaccia uno dei suoi settori più vitali: quello vinicolo. Tra tutte le province siciliane, Trapani sarà tra le province la più penalizzata, con un impatto diretto sulle esportazioni.
Trapani guida la classifica delle province siciliane più penalizzate dai dazi
Secondo un’analisi realizzata su dati della Cgia di Mestre, il 34% delle esportazioni siciliane colpite dai dazi americani provengono dalla provincia di Trapani, che da sola esporta beni per circa 59 milioni di euro verso gli Stati Uniti. Seguono altre province come Catania (con 50 milioni), Agrigento (32,4 milioni), Palermo (28 milioni), Ragusa (14,6 milioni) e via via tutte le altre. L’export colpito riguarda in particolare prodotti agroalimentari e vinicoli, settore trainante dell’economia regionale. “È un dato allarmante – si legge nel dossier – perché Trapani da sola vale oltre un terzo delle esportazioni regionali penalizzate”.
Josè Rallo: “Serve puntare su enoturismo e mercati emergenti”
Di fronte a questa situazione, Josè Rallo, amministratore delegato di Donnafugata, propone un approccio proattivo e in una intervista a Repubblica dice: “Bisogna puntare sull’enoturismo e su mercati emergenti. Parliamo direttamente ai consumatori stranieri, raccontiamo il vino nel suo contesto culturale, territoriale, umano. Dobbiamo rafforzare la promozione del vino per gli stranieri direttamente nelle aziende”. Nel 2024 Donnafugata ha registrato oltre 29 mila presenze turistiche in cantina, segno evidente che l’enoturismo può diventare un’arma decisiva per compensare le difficoltà dell’export. “Il turismo nei vigneti è la nostra risposta ai dazi. Creiamo esperienze autentiche: visite, degustazioni, abbinamenti gastronomici. Facciamo innamorare il turista del vino e del territorio”.
Dazi USA: impatto economico e strategie di adattamento
L’imposizione dei dazi colpirà principalmente prodotti ad alto valore aggiunto, come il vino imbottigliato. Per la Sicilia, che vale 46 milioni di euro di export vinicolo verso gli USA, la stangata sarà dura.“Dobbiamo diversificare i mercati. Stiamo già investendo in Paesi come la Slovacchia e la Repubblica Ceca, del sud est asiatico e in sud America come il Messico - conlude l'AD di Donnfugata -, ma servono politiche pubbliche che ci accompagnino. Forse alcuni stanziamenti possono compensare le aziende più piccole che sono più penalizzate ma a noi serve l’acqua. Nel 2023 la vendemmia è calata del 20% e nel 2024 anche e questo comporta delle perdite per il settore che vanno oltre i dazi".
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