Le provinciali hanno aperto crisi profonde nei partiti di centro destra. Da Forza Italia alla Dc i conti non tornano. E a tradire non sono stati gli altri ma questa volta i conti vanno fatti all’interno dei partiti. In casa Fratelli d’Italia a Trapani c’è molto rumore, le chat sono livorose, si cerca il colpevole. Anche quel secondo posto, dietro la Lega, per i punti ottenuti non sono unicamente riconducibili ai meloniani. In lista hanno deciso di schierare Tore Fileccia, consigliere comunale a Trapani, che oggi è Amo Trapani, movimento che fa capo a Peppe Guaiana. Quindi non uno di partito.
L’ex presidente di Palazzo Cavaretta sa come dribblare avversari e pure alleati. E la prova elettorale di Fileccia la dice lunga. Ma c’è di più: a Trapani i consiglieri di Fratelli d’Italia hanno deciso di non votare Maurizio Miceli, lo stesso segretario provinciale del partito ha deciso di non votarsi e di confluire su Fileccia. Che operazione era? Dicono volta a scovare i traditori...
Anche qui la storia è un’altra. Dentro Fratelli d’Italia Trapani c’è una parvenza di armonia ma si guardano a vista, le anime sono diverse e ognuno perimetra uno spazio che non vuole occupato dal collega di partito, visto sempre come un nemico. La squadra non esiste. Solo facciata. L’aria che si respira è questa, seppure si sforzino di dire il contrario.
L’altro obiettivo di questa operazione era quella di bloccare la candidata del deputato regionale in carica, Beppe Bica. Si tratta di Giusi Corbo, che è stata eletta dietro a Miceli. Fileccia però non ce l’ha fatta per un soffio.
Alla resa dei conti
Gli occhi sono puntati sul gruppo di Mazara, i primi indiziati di avere tradito il progetto: non avere votato Miceli e non avere votato Giovanni Lentini, candidato alla presidenza del Libero Consorzio. Ma incrociando i dati, cioè i voti delle grandi città, con quelli ottenuti, operazione di semplicità elementare, non pare che ci sia stato alcun tradimento mazarese. Semmai ci sono stati consiglieri di altre città che hanno preferito votare il proprio concittadino. A loro volta, alcune preferenze del belicino non sono finite a Lentini ma a Salvatore Quinci, poi eletto.
Indiziato, tanto da subirne un processo politico è il gruppo di Mazara: molto facile scaricare la responsabilità su chi è in giunta con l’attuale presidente del Libero Consorzio. A guardare i numeri usciti la storia è un’altra ancora. E poi ci sono gli equilibri del partito e la preparazione ai prossimi appuntamenti elettorali. Meno presenze ingombranti più via libera per un seggio. Ma senza voti, e quindi lista forte, non si gira nemmeno l’angolo.
La posizione di Bica e Marrocco
Il deputato regionale meloniano, Giuseppe Bica, ha le idee chiare: “A dire il vero ci sono mancati numeri principalmente nelle grandi città ma non penso che siano tutti concentrati a Mazara. In ogni caso questi ipotetici tradimenti non sono stati determinanti per la sconfitta di Lentini perché i numeri che mancano al centro-destra sono davvero numerosi. Sono prevalsi gli interessi personali e le ripicche sull’appartenenza alla squadra. Questo sistema temo che non garantisca una buona governabilità. Purtroppo la Sinistra ha fatto populismo con l’eliminazione delle Provincie ma in realtà ha azzoppato solo il governo delle stesse mantenendo le strutture ed escludendo il popolo dall’esercizio democratico del voto”.
Ancora più chiaro è Livio Marrocco: "Intendo ringraziare di cuore il mio amico Alberto Pollari per il suo impegno in queste anomale elezioni provinciali. Un risultato il suo che sommato a quello della nostra Giusi Corbo, eletta al consiglio provinciale, fa della nostra comunità un punto di riferimento della destra in provincia di Trapani. Grazie al lavoro di tutti noi, soprattutto di Giovanni D’Aguanno, Simona Mannina e di Giuseppe Bica. Nonostante le strategie “strane” messe in campo da alcuni, abbiamo raggiunto l’obiettivo”.