Così Antonini vuole fare il burattinaio della politica trapanese
E’ ufficiale, Valerio Antonini scende in campo, in quello della politica. Lo fa mettendo su un nuovo movimento civico che si chiama "Futuro, il nuovo Rinascimento”.
“Insieme al mio gruppo, abbiamo deciso di creare un movimento politico in cui io sarò il mentore, colui che dall'alto cercherà di creare una classe politica fatta di giovani. Non saremo né di destra, né di sinistra. Sarà un movimento politico legato al fare e al far fare. Non mi candido in prima persona. Lavoriamo su un programma realizzabile e su un candidato credibile”.
Quindi gli occhi sono già al 2028, quando Trapani sarà chiamata ad eleggere un altro sindaco, ad andare oltre Giacomo Tranchida, che termina i 10 anni di mandato. Tutto questo si consuma in una Trapani che è avvolta non dalla buona politica ma dal cortile, che parte dalla grande piazza dei social, a cui molti sono avvezzi avventori, e raggiunge i bar. E lì si ferma.
Un nuovo movimento civico e politico, dovrebbe portare un cambiamento. Ad oggi però quello che si vede tra gli attori della politica trapanese è un contrasto personale esasperato che trascende ogni progettualità. Non è proprio un bel biglietto da visita.
Fa male Antonini a non scendere in campo in prima persona, perché le formazioni si guidano non solo da bordo campo. La politica è roba pesante, non è un miscuglio di sigle per consumare ambizioni personali, vendette politiche, riposizionamenti. Questa frammentazione che ha trasceso ogni livello è mare melmoso per chi si sa muovere non avendo visto o conosciuto altro. Dunque Antonini non può fare il mentore di una classe dirigente che è incapace a essere tale. Perché la politica non è ad ogni post su Facebook un attacco. Non è una guerra senza esclusioni di colpi. E’ progettualità, è fattività, è competenza e passione. Non è circo. E soprattutto è proposta, quando si parla di cosa non va si fornisce anche la soluzione per cambiarla, altrimenti è fuffa. Perché opporsi va bene, ma solo se si ha qualcosa di meglio da offrire.
I cittadini meritano non il teatrino che ogni giorno si consuma, per cui iniziano a mostrare segni di insofferenza, ma uno spazio autentico di dialogo con relative proposte.
Meritano davvero i trapanesi una città in cui ci si muove solo per un anti qualcosa? O c’è bisogno di donne e uomini pro qualcosa, con proposte, visioni, competenze, soluzioni? Si conosce già la risposta.
Valerio Antonini a Trapani si è circondato di persone che lo hanno avvicinato per la sua posizione economica, è tempo che lo si dica. I politicanti che si pregiano di dirsi con Antonini, tanto da fargli avere la cittadinanza onoraria, sono fameliche ostentazioni di una politica che non esisterebbe in altre realtà. Non ci sarebbe trippa per gatti.
E’ vero in politica, si sa, il consenso è tutto. Ma quando al peso dei voti non corrisponde il peso di un'idea, il problema non è solo dei consiglieri eletti, ma di un intero sistema che si accontenta del rumore invece che del pensiero. E di rumore ce n'è tanto.
E allora Antonini dovrebbe non essere mentore di altri, ma scendere in campo in prima persona per evitare vuoti imbarazzanti: niente visione, spesso nemmeno la capacità di leggere e comprendere un bilancio, frasi fatte, errori grammaticali.
La politica, quella vera, dovrebbe pretendere che chi siede in Consiglio sappia almeno distinguere un’idea da una trovata, una proposta da un post su Facebook.
“Rinascimento” è diventata una delle espressioni più abusate nel linguaggio politico, parola jolly. Il Rinascimento, quello vero, è coraggio. Quello da comizio, invece, richiede solo un microfono e una locandina ben stampata.
Scenda in campo Antonini, così saprà cosa significa amministrare la cosa pubblica.
Se davvero vuole fare il mentore perché crede nella politica, e non per vanità personale, dia una sterzata al suo modo di porsi, che è aggressivo e di dileggio nei confronti di chi osa pensarla in maniera diversa, e crei una classe dirigente di pensanti e non di urlatori a prova di zoom.
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