Il caso della nomina di Annalisa Tardino a commissaria straordinaria dell’Autorità di Sistema portuale della Sicilia Occidentale si arricchisce di un nuovo capitolo. Il Tar di Palermo ha infatti deciso di rinviare a gennaio 2026 la trattazione del ricorso presentato dalla Regione Siciliana contro il provvedimento con cui, lo scorso 18 agosto, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha scelto l’ex eurodeputata leghista – già coordinatrice regionale del partito – per guidare l’ente che gestisce i porti di Palermo, Trapani, Porto Empedocle, Termini Imerese, Gela e Licata.
La mossa della Regione
Pur ribadendo la convinzione che le contestazioni mosse – mancanza di un’intesa preventiva con la Regione e assenza di specifica esperienza in materia di portualità e logistica – possano trovare conferma in sede di merito, Palazzo d’Orléans ha scelto di non insistere sulla sospensione cautelare dell’atto. Una decisione motivata, secondo la Presidenza, dalla volontà di garantire la “piena legittimità nella direzione di un ente pubblico strategico per lo sviluppo della Sicilia occidentale”. Una scelta letta da molti come un segnale di distensione dopo le tensioni delle scorse settimane.
Le accuse dell’opposizione
Il deputato regionale del Partito Democratico, Dario Safina, non usa mezzi termini:
«La retromarcia del Governo regionale è un atto che lascia l’amaro in bocca. Si rinuncia a difendere fino in fondo legalità e competenza, aprendo la strada a una nomina che appare dettata più da equilibri politici che da criteri di merito. I porti della Sicilia sono infrastrutture strategiche per lo sviluppo e non possono diventare terreno di scambio tra partiti».
Un caso politico aperto
La nomina della Tardino è arrivata al termine del mandato di Pasqualino Monti, amministratore delegato di Enav ed ex presidente dell’Autorità portuale. Il governatore Renato Schifani, intervenendo all’Etnaforum, aveva già espresso perplessità sulla scelta di Salvini, sottolineando la mancanza di esperienza specifica della quarantaseienne avvocata licatese e denunciando la violazione della norma che prevede l’intesa con la Regione.
Dal canto suo, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti continua a ribadire la piena legittimità della nomina, ricordando che procedure analoghe sono state adottate senza contestazioni in altre regioni italiane.
Il rinvio al 2026 allunga i tempi e mantiene alta la tensione politica tra Roma e Palermo. La gestione dei porti siciliani – nodi cruciali per l’economia e i traffici del Mediterraneo – resta così al centro di una partita istituzionale e politica che promette nuovi sviluppi nei prossimi mesi.