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03/03/2026 06:00:00

Trapani, il caso al Liceo Classico: “Quel professore non torni in classe”

Un caso agita il Fardella - Ximenes di Trapani. I genitori chiedono alla scuola l'allontanamento di un professore.

 

C’è la firma di tutti. Una dopo l’altra: 46 firme, in calce a un’istanza formale indirizzata al Dirigente scolastico e, per conoscenza, all’Ufficio Scolastico Provinciale. Non una lettera anonima, non uno sfogo sui social, ma un documento protocollato e firmato da 46 genitori, con richiami normativi precisi e una richiesta chiara: tutelare gli studenti, i propri figli, e garantire continuità didattica.

 

La vicenda riguarda una classe dell’ultimo anno, con ragazzi che si preparano all’esame di Stato e che, secondo i genitori, avrebbero vissuto mesi di tensione crescente.

 

La situazione esplode quando uno studente crolla in classe dopo parole, riferiscono le famiglie, ambigue, allusive, sessualmente esplicite. Parole pronunciate non da un compagno, ma dall’insegnante di latino. A rendere ancora più complicate le cose, è che l'episodio scoppia  in una quinta superiore di Trapani. E, secondo quanto raccontano i genitori, non sarebbe un episodio isolato né limitato a una sola classe.

 

Quel pianto, racconta la madre del ragazzo, sarebbe stato l’esito di mesi di frasi che avrebbero oltrepassato il confine della lezione per entrare in un terreno che con la materia non aveva nulla a che fare.

 

In aula – riferiscono le famiglie – non si parlava solo di autori e versioni. Ci sarebbero stati racconti personali, riferimenti intimi, battute a doppio senso pronunciate davanti a tutti. Parole che mettevano in imbarazzo e che, ripetute nel tempo, avrebbero incrinato la fiducia.

 

Secondo quanto riportato, durante una lezione il docente avrebbe raccontato un episodio personale risalente alla sua giovinezza. «A diciotto anni mio padre mi portò dalle prostitute», avrebbe detto in aula, proseguendo poi con dettagli sull’esperienza vissuta. Un racconto che, sempre secondo le famiglie, sarebbe stato descritto “dall’inizio alla fine”, con riferimenti che hanno creato imbarazzo tra gli studenti.

 

In altri momenti – riferiscono ancora i genitori – il docente avrebbe posto domande a sfondo sessuale alla classe e utilizzato espressioni volgari durante l’ora di lezione.

«Non voglio più andare a scuola», avrebbe detto lo studente ai propri genitori dopo il crollo in aula. Una frase che, per una famiglia, pesa come un macigno. Non ribellione adolescenziale, ma disagio, demotivazione, paura. La madre parla di compagni scoraggiati e impauriti, di una classe che avrebbe iniziato a vivere la scuola come un inferno.

 

A quel punto la segnalazione diventa formale. Seguono incontri con la dirigenza. Il docente viene allontanato dalla classe il 15 novembre 2025. L’Ufficio per i procedimenti disciplinari dispone una sospensione dal 7 gennaio al 7 marzo 2026.

 

Per settimane la materia resta senza continuità. Solo dall’8 gennaio arriva una docente incaricata. Secondo i genitori, con lei il clima cambia: lezioni regolari, programma recuperato, tensione ridotta. In un anno in cui il latino è materia d’esame, la stabilità diventa decisiva.

 

Ora però la sospensione è in scadenza e si apre il tema del possibile rientro. Ed è qui che nasce l’istanza firmata da tutti i genitori: chiedono che l’insegnante non venga riassegnato alla stessa quinta. Invocano il potere organizzativo della scuola e la tutela del diritto allo studio.

 

Non chiedono nuove punizioni. Chiedono continuità e serenità. Temono che, al solo pensiero del ritorno, riemergano silenzi e tensioni. E che una classe che sta preparando la maturità debba tornare a fare i conti con parole che, secondo le famiglie, nulla avevano a che vedere con una lezione di latino.



Scuola | 2026-04-04 10:21:00
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