Messina Denaro, definitiva la condanna a 14 anni per Andrea Bonafede
È diventata definitiva la condanna a 14 anni di carcere per Andrea Bonafede, l’uomo che prestò la propria identità al boss mafioso Matteo Messina Denaro durante l’ultima fase della sua latitanza.
La decisione è arrivata dalla Corte di Cassazione, che ha confermato la sentenza della Corte d’Appello di Palermo. Bonafede è stato ritenuto responsabile di associazione mafiosa per aver consentito al capomafia di utilizzare la sua identità e muoversi indisturbato.
Il boss di Castelvetrano utilizzò le generalità del geometra, nipote dello storico boss locale Leonardo Bonafede, alleato della famiglia Messina Denaro, per potersi curare negli ultimi anni della sua latitanza. Proprio seguendo le tracce lasciate dal “paziente”, i carabinieri del ROS dei Carabinieri e la Procura della Repubblica di Palermo arrivarono alla cattura del boss dopo trent’anni di fuga.
A Bonafede erano stati inoltre intestati l’appartamento utilizzato dal capomafia nell’ultimo anno di latitanza, in vicolo San Nicola a Campobello di Mazara, e l’auto con cui si spostava, un’Alfa Romeo Giulietta nera acquistata a Palermo con documenti falsi. Con quella vettura Messina Denaro si muoveva tra Campobello, Castelvetrano, Mazara del Vallo e il capoluogo siciliano, talvolta accompagnato dalle sue amanti.
Le indagini successive alla cattura di Messina Denaro hanno inoltre portato alla luce parte della rete di favoreggiatori che per anni avrebbe coperto la sua latitanza. Tra gli arrestati figurano anche il cugino omonimo di Bonafede e la cugina Laura Bonafede, maestra ed ex amante storica del boss.

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