Il tema dei circhi con animali arriva anche a Trapani, ma finisce per trasformarsi in uno specchio delle contraddizioni politiche e amministrative della città.
Al centro della discussione in Consiglio comunale c’era una mozione – a firma dei gruppi Rigenerazioni e Partito Democratico – che orientava l’amministrazione verso il progressivo superamento dell’uso di animali nei circhi e negli spettacoli viaggianti, introducendo criteri più stringenti nel rilascio delle concessioni di suolo pubblico e promuovendo forme di intrattenimento culturale considerate più rispettose del benessere animale.
Un atto che, nelle intenzioni dei proponenti, voleva andare oltre il caso specifico. Più che un semplice provvedimento amministrativo, la mozione è stata presentata come un indirizzo politico e culturale, in linea con una sensibilità sempre più diffusa in Europa sul tema dei diritti degli animali.
Il contesto nazionale
Il dibattito trapanese si inserisce in una questione aperta da anni a livello nazionale.
L’Italia, infatti, non è ancora allineata agli oltre cinquanta Paesi nel mondo che hanno vietato l’impiego di animali nei circhi, dove attualmente si stima siano coinvolti circa duemila esemplari tra leoni, tigri, elefanti e altri animali esotici.
Il Parlamento avrebbe dovuto intervenire già nel 2023. La prima scadenza per attuare la riforma del settore era stata fissata al 18 febbraio 2023, poi rinviata al 18 agosto 2024, quindi ancora al 18 agosto 2025, fino all’ultima proroga concessa dal governo guidato da Giorgia Meloni, che ha spostato il termine al 31 dicembre 2026.
Nel frattempo è rimasta ferma anche una proposta di legge del Movimento 5 Stelle, che prevedeva sanzioni per chi non si adegua allo stop e misure di reinserimento professionale per i domatori. Senza una cornice normativa nazionale, tuttavia, i margini di intervento per i Comuni restano limitati.
Lo dimostrano alcuni precedenti. In città come Modena, che avevano tentato di vietare l’attendamento ai circhi con animali sulla base dei parametri di detenzione stabiliti dalla Convenzione CITES, i provvedimenti sono stati più volte impugnati fino a quando il Tar ha sospeso gli articoli dei regolamenti comunali che introducevano il divieto. Un segnale chiaro: senza una legge statale, l’azione degli enti locali rischia di fermarsi davanti ai tribunali amministrativi.
Il dibattito a Palazzo Cavarretta
A Trapani la discussione si è accesa nell’aula di Palazzo Cavarretta.
Da una parte, una parte della maggioranza ha sostenuto la mozione per ragioni etiche e di benessere animale, ritenendo incompatibile con la dignità degli animali l’utilizzo negli spettacoli circensi. Il riferimento richiamato durante il dibattito è anche alla Dichiarazione universale dei diritti degli animali, secondo cui gli animali non dovrebbero essere utilizzati per divertimento.
Secondo i proponenti, il superamento dei circhi con animali non significherebbe la fine della tradizione circense, ma una sua evoluzione verso modelli artistici diversi, sul modello di compagnie internazionali come il Cirque du Soleil, basate su acrobazia, teatro e performance umane.
Dall’altra parte, l’opposizione ha difeso la tradizione circense e l’aspetto occupazionale dei lavoratori del settore, ma ha anche sollevato un tema di coerenza amministrativa.
Se l’obiettivo è tutelare gli animali da forme di addestramento in cattività per spettacolo, è stato osservato, la stessa attenzione dovrebbe valere per altri eventi analoghi ospitati in città. Tra questi è stata citata la “Trapani Arabian Horse Cup”, manifestazione equestre che si è svolta lo scorso maggio.
Le politiche locali per gli animali
Il confronto ha inevitabilmente riportato al centro anche lo stato delle politiche comunali per il benessere animale.
Negli ultimi anni il Comune ha effettivamente avviato alcune iniziative, in particolare contro il randagismo, con campagne di sterilizzazione in collaborazione con l’Asp e progetti di sensibilizzazione come “Affido Amici a Quattro Zampe”, presentato insieme ai delegati locali dell’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) e dell’ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali).
Ma resta aperta la questione del canile municipale di contrada Cuddia, una struttura al centro di polemiche e ritardi amministrativi. Il bando per la gestione – pubblicato da oltre un anno – dovrebbe essere espletato soltanto nelle prossime settimane.
Anche sul fronte degli spazi urbani dedicati agli animali la città appare in ritardo: Trapani non dispone ancora di vere aree di sgambamento, mentre esiste soltanto una progettualità preliminare che riguarda una zona tra via Salemi e via Ten. Alberti.
Un quadro che, per molti osservatori, rende il dibattito sulla mozione ancora più emblematico: una città che discute di modelli europei per i circhi, ma che fatica ancora a garantire servizi di base per gli animali presenti sul territorio.
Una maggioranza in bilico
Alla fine, però, la mozione non è passata.
Durante il Consiglio comunale di lunedì il documento è stato respinto, determinante il voto contrario dei consiglieri Alberto Mazzeo e Giovanni Carpinteri, oltre all’assenza al momento della votazione di Francesco Briale.
Un esito che conferma la fragilità della maggioranza guidata dal sindaco Giacomo Tranchida, già andata sotto la settimana precedente su questioni regolamentari come il contingentamento dei tempi di intervento e la modifica dell’ex articolo 46 del regolamento consiliare.
In quelle occasioni avevano votato contro ancora Mazzeo, Carpinteri e Briale, con un contributo negativo – limitato a una votazione – anche della neo assessora Giusy Poma.
Nel frattempo i tre consiglieri hanno dato vita a un nuovo gruppo consiliare, prendendo le distanze dal gruppo misto e collocandosi di fatto in una posizione indipendente ma sempre più vicina all’opposizione.
Se lo strappo dovesse formalizzarsi, i numeri dell’aula cambierebbero radicalmente: 13 consiglieri alla minoranza e 11 alla maggioranza.
Di fatto, una maggioranza ostaggio di se stessa, di equilibri interni fondati su ruoli, caselle da occupare ed una corsa al riposizionamento, in vista di amministrative sempre più vicine: tra queste, la corsa del 2027 ad Erice, per la quale, si dice, sembri aspirare proprio Alberto Mazzeo, che potrebbe trovare spazio in un progetto dal respiro civico, di cui è maestro proprio Giacomo Tranchida.
Tra animali e politica
Il risultato della votazione restituisce dunque un doppio livello di lettura.
Da un lato, il tema etico del rapporto tra uomo e animali negli spettacoli pubblici, che continua a dividere opinione pubblica e politica.
Dall’altro, una vicenda che racconta soprattutto gli equilibri instabili della politica trapanese, dove anche una mozione simbolica diventa terreno di scontro e misura dei rapporti di forza interni.
Sul fondo resta una domanda: quanto pesa davvero il benessere animale nelle scelte politiche della città e quanto, invece, diventa solo un argomento dentro una partita tutta politica?