In quattro anni la provincia di Trapani ha perso oltre 9 mila residenti. Un dato netto, certificato dalla Cisl Palermo Trapani, che fotografa il periodo tra il 2019 e il 2023 e che racconta meglio di qualsiasi analisi la profondità della crisi.
Il dato emerge nel corso dell’incontro “Il coraggio delle idee”, durante il quale il sindacato ha presentato un quadro articolato delle fragilità del territorio, parlando apertamente di “desertificazione” in più forme: demografica, economica, sociale e istituzionale.
Il calo della popolazione è accompagnato da un saldo naturale negativo e da un fenomeno costante di emigrazione, soprattutto giovanile. Ma non solo.
Sul fronte del lavoro, il tasso di disoccupazione si attesta al 7,9%, con un divario evidente tra uomini (6,1%) e donne (11,3%). Le persone in cerca di occupazione sono circa 11 mila. Il dato migliora leggermente rispetto all’anno precedente, ma il vero elemento critico è un altro.
A crescere è infatti il tasso di inattività, che raggiunge il 46,4%. Significa che quasi una persona su due in età lavorativa non ha un impiego e non lo cerca. In termini assoluti, si tratta di circa 227 mila inattivi.
Un numero che pesa più della stessa disoccupazione e che indica una difficoltà strutturale del mercato del lavoro, segnato da precarietà, lavoro povero e, in molti casi, irregolare.
È in questo contesto che la Cisl individua cinque forme di desertificazione: demografica, per lo spopolamento; economica, per la debolezza del tessuto produttivo; sociale, per la mancanza di opportunità; istituzionale, per la distanza percepita delle istituzioni; ambientale, per le fragilità del territorio.
Tra le proposte avanzate, un piano strategico pluriennale “antidesertificazione”, la creazione di un tavolo permanente di concertazione tra enti e parti sociali e il rafforzamento del polo universitario di Trapani, visto come leva per trattenere i giovani e legare la formazione alle vocazioni del territorio.
Trapani Infografica Spopolamento
Infogram
È come se fosse scomparsa una città
Nove mila persone. A leggerlo così sembra un numero qualsiasi. Ma non lo è.
È come se Petrosino fosse sparita dalla cartina geografica.
Solo che non è successo in una notte. È successo lentamente, anno dopo anno. Senza rumore.
E soprattutto, non se ne vanno solo i giovani. Certo, sono loro la parte più consistente: studenti, laureati, ragazzi che cercano altrove quello che qui non trovano. Ma negli ultimi anni c’è un fenomeno meno raccontato e forse ancora più simbolico: se ne vanno anche i nonni.
Pensionati che fanno le valigie per raggiungere i figli al Nord. Non per lavoro, ma per vita. Per stare vicino ai nipoti. È il segno di una comunità che si sfilaccia, pezzo dopo pezzo.
Una terra sospesa, che non sceglie
La sensazione è quella di una provincia ferma in un limbo.
Una terra che non riesce a svilupparsi ma neanche a cambiare davvero.
Si parla da anni di turismo, di agricoltura, di infrastrutture. Ma intanto i treni restano quelli che sono, i collegamenti arrancano, le opportunità sono poche e spesso precarie.
E chi prova a restare, a costruire qualcosa, spesso si stanca. Non per mancanza di idee, ma per mancanza di condizioni.
Il dato più inquietante: gli inattivi
Quel 46,4% di inattivi non è solo una statistica. È un segnale sociale fortissimo.
C’è una fascia crescente di popolazione, soprattutto giovane, che smette di cercare lavoro. Non perché non voglia lavorare, ma perché non vede possibilità reali.
È una resa silenziosa, che pesa più della disoccupazione stessa.
Famiglie più fragili, meno figli
A questo si aggiunge un altro elemento, meno evidente ma decisivo: le famiglie cambiano.
Sempre più nuclei monofiglio. Figli che arrivano tardi.
Perché mettere su famiglia, oggi, significa avere certezze che qui spesso mancano: lavoro stabile, servizi, welfare.
E senza queste condizioni, soprattutto per le donne, diventa difficile tenere insieme carriera e maternità.
Non è solo una questione di lavoro. È anche una questione di servizi.
Sanità, assistenza, supporto alle famiglie: il welfare non regge. E quando il sistema non regge, le persone fanno quello che possono. E spesso, semplicemente, se ne vanno.
Chi resta è stanco
Alla fine resta questo: una provincia che perde pezzi e fatica a ricostruirsi.
Chi va via cerca opportunità.
Chi resta, spesso, resiste più che vivere.