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01/04/2026 08:27:00

Marsala, addio ad Antonino Pipitone. Ha custodito la memoria del padre Vito

Marsala perde un testimone prezioso della propria memoria civile. È venuto a mancare Antonino Pipitone, che tra pochi giorni avrebbe compiuto 83 anni. Era uno dei figli di Vito Pipitone, il sindacalista marsalese ucciso dalla mafia l’8 novembre 1947, nel pieno della stagione delle lotte contadine per l’applicazione della legge Gullo.

 

Per tutta la vita, Antonino Pipitone ha portato con sé quel dolore e quella storia, trasformandoli in impegno. Insieme alla sua famiglia e al presidio marsalese di Libera, ha dedicato anni a mantenere viva la memoria del padre, perché il suo nome non finisse nel silenzio e nell’oblio.

 

Il presidio locale di Libera, che porta proprio il nome di “Vito Pipitone”, lo ha ricordato così: “Grazie Antonino per aver condiviso con noi i tuoi ricordi su tuo padre, noi continueremo a raccontarli sempre. Grazie per il suo impegno e il tuo cuore”.

 

Parole che restituiscono il senso di una vita spesa non per chiedere riconoscimenti personali, ma per difendere una verità storica. Quella di un contadino e sindacalista assassinato dalla mafia per avere chiesto dignità, diritti e rispetto per i lavoratori della terra.

 

A ricordarlo è anche Salvatore Inguì, da anni impegnato nel percorso di memoria e testimonianza legato alla figura di Vito Pipitone: “Antonino, uomo semplice e buono, ha dedicato tutta la sua vita a raccontare di suo papà, Vito Pipitone, contadino e sindacalista, ucciso dalla mafia a Marsala l’8 novembre 1947, quando Antonino aveva 8 anni”.

 

Per molto tempo, la figura di Vito Pipitone e il suo sacrificio sono stati dimenticati. Ed è stato anche grazie alla tenacia di Antonino se quella storia è tornata al centro della coscienza cittadina.

 

Una delle battaglie più importanti condotte insieme al presidio di Libera ha riguardato il luogo dell’assassinio di Vito Pipitone. Per anni, Antonino ha chiesto alle amministrazioni comunali che si sono succedute di collocare un segno di memoria nel punto in cui il padre era stato ucciso. Richieste rimaste senza risposta, fino al 2010.

 

Fu allora che il presidio si rivolse a Vito Giacalone, che a proprie spese scolpì un blocco di marmo poi collocato in ricordo della vittima innocente di mafia. Un gesto concreto, semplice e potente. Forse, il dono più importante che Antonino potesse desiderare.

 

La sua scomparsa lascia oggi un vuoto umano, ma anche civile. Perché Antonino Pipitone non è stato soltanto il figlio di una vittima di mafia. È stato il custode di una memoria scomoda e necessaria, quella che ricorda come la mafia non sia mai stata dalla parte dei poveri, ma sempre contro chi chiedeva giustizia, diritti e libertà.

 

Ed è proprio questa memoria che adesso resta in eredità alla città.


Se ne sono andati | 2026-04-01 09:30:00
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