Nessuna emergenza carburante allo scalo di Birgi che registra 37mila passeggeri la settimana di Pasqua
«Non abbiamo nessuna emergenza carburante in questo momento all’aeroporto di Trapani Birgi, nonostante la crisi in Medio Oriente. Per tutto il mese di aprile siamo assolutamente tranquilli».
Lo afferma Salvatore Ombra, presidente di Airgest, la società che gestisce lo scalo “Vincenzo Florio” di Trapani Birgi, rassicurando sulla possibilità di carenze di carburante legate allo scenario internazionale.
«Ogni giorno arrivano due o tre carichi e disponiamo di una cisterna con una riserva di un milione di litri di carburante – spiega Ombra –. Parlo di aprile perché la programmazione avviene su base mensile. Certo, se la crisi dovesse protrarsi e non sappiamo come evolverà, la situazione potrebbe cambiare. Ma al momento siamo perfettamente e normalmente operativi».
Record di passeggeri a Pasqua
Intanto, lo scalo trapanese registra numeri positivi. L’aeroporto “Vincenzo Florio” ha infatti fatto segnare un nuovo record con 37 mila passeggeri nella settimana di Pasqua, un dato che non si registrava da tempo. Parcheggi completamente saturi e grande afflusso di viaggiatori, come documentato anche dalle immagini.
«Questo dimostra la validità dello scalo di Trapani, del lavoro svolto finora e degli investimenti portati avanti dalla Regione Siciliana», conclude Ombra.

Allarme carburante
Se a Trapani attualmente la situazione è sotto controllo, in altri scali italiani iniziano invece a emergere alcune criticità. Il cherosene comincia a scarseggiare e aumenta il numero di aeroporti dove il carburante è insufficiente. Dopo un primo allarme scattato sabato in quattro scali, un nuovo avviso Notam (i bollettini aeronautici) ha riguardato l’aeroporto di Brindisi: qui le compagnie non potranno effettuare rifornimento e dovranno quindi imbarcare carburante sufficiente già dallo scalo di partenza per coprire anche le tratte successive.
Europa dipendente dalle importazioni
Il quadro resta incerto anche in vista dell’estate. L’Europa importa circa il 30% del carburante per aerei e alcune compagnie, tra cui Ryanair e Lufthansa, hanno già segnalato possibili conseguenze nel caso in cui il conflitto e le difficoltà nel trasporto di petrolio dal Golfo Persico dovessero protrarsi fino a maggio o giugno.
Problemi, peraltro, sono già stati registrati in alcuni aeroporti asiatici, verso cui è destinata gran parte del greggio che attraversa lo stretto di Hormuz.
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