Un vitello vivo come primo premio di una lotteria. Succede nel 2026, a Calatafimi Segesta. E la cosa sta facendo discutere, parecchio.
L’iniziativa è legata alla Festa del Santissimo Crocifisso, promossa dall’Associazione Ceto Massari e organizzata dal Comune. Ma quella che doveva essere una tradizione popolare si è trasformata in un caso.
Perché quel primo premio – un vitello di circa tre quintali – ha acceso proteste e indignazione.
La denuncia dell’OIPA
A sollevare il caso è stata l’OIPA, che ha ricevuto diverse segnalazioni da cittadini.
L’associazione parla senza mezzi termini di iniziativa “eticamente inaccettabile”, sottolineando come un animale venga trattato alla stregua di un oggetto, un bene da assegnare tramite estrazione.
Secondo l’OIPA, si tratta di una scelta in contrasto con la sensibilità attuale e con il principio, ormai riconosciuto anche a livello normativo, che gli animali sono esseri senzienti.
“Messaggio diseducativo”
A intervenire è anche il presidente dell’OIPA Italia, Massimo Comparotto, che parla di un messaggio “diseducativo e irrispettoso”.
Il punto non è solo simbolico. Perché, ricorda l’associazione, la gestione di un animale – soprattutto di grandi dimensioni – richiede competenze, responsabilità e condizioni adeguate. Elementi difficilmente compatibili con la logica casuale di una lotteria.
La diffida al Comune
Per questo l’OIPA ha inviato una diffida formale al Comune di Calatafimi Segesta e alle autorità competenti.
L’obiettivo è chiaro: fermare o modificare l’iniziativa, eliminando qualsiasi premio che preveda l’assegnazione di esseri viventi.
L’associazione attende adesso una risposta ufficiale e non esclude ulteriori azioni.
Tradizione o anacronismo?
Sul fondo resta una domanda che va oltre il singolo episodio.
Dove finisce la tradizione e dove comincia l’anacronismo?
In un contesto in cui cresce l’attenzione verso il benessere animale, iniziative come questa rischiano di apparire fuori tempo. E soprattutto fuori sintonia con quella sensibilità che oggi, piaccia o no, è cambiata.