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16/04/2026 06:00:00

Trapani, scontro sul tavolo UNESCO: Panfalone chiede il rinvio

Secondo round, e lo scontro si alza di livello. Dopo il duro confronto dei giorni scorsi, con momenti di forte tensione tra operatori portuali, tecnici e istituzioni, la candidatura MAB Unesco “Saline di Sicilia” torna al centro del dibattito. E torna centrale soprattutto il tema del metodo.

Gaspare Panfalone, delegato Assiterminal e presidente della Riccardo Sanges & C., interviene con due note ufficiali indirizzate alla Camera di Commercio di Trapani, contestando tempi e modalità della convocazione del tavolo istituzionale fissato per il 17 aprile.

La posizione è netta, senza margini. «Prendiamo atto di questa ulteriore prova di disinteresse nei confronti del porto e dei suoi operatori» – scrive – «il porto di Trapani è l’anima del nostro territorio e ignorare il tessuto economico generato dallo stesso porto significa depauperare la storia di Trapani e del suo hinterland… o forse non conoscerla».

 

Il primo elemento riguarda i tempi. Tra convocazione e incontro appena quattro giorni. Non solo. L’indisponibilità a partecipare era stata già comunicata nel corso dell’incontro dell’11 aprile, ma la convocazione è stata comunque confermata.

«La decisione di procedere comunque configura una modalità operativa non rispettosa dei principi di correttezza e leale collaborazione».

Il punto, però, è ancora più profondo. «La fissazione unilaterale di un tavolo tecnico appare come un tentativo di marginalizzare il contributo di chi opera quotidianamente sul campo».

Un passaggio che si inserisce in un quadro già critico emerso nel recente dibattito pubblico, dove il rischio evidenziato dagli operatori è quello di decisioni prese senza il coinvolgimento diretto del sistema portuale.

 

Ma la partita non si gioca solo sul metodo. Sullo sfondo resta il nodo più delicato: l’ingresso del porto nella perimetrazione MAB.

Gli operatori temono che, anche in assenza di vincoli formali, possano emergere effetti concreti sull’economia dello scalo: autorizzazioni più lente, iter più complessi per nuovi investimenti e valutazioni ambientali più stringenti, con possibili ripercussioni su traffici, logistica e movimentazione delle merci.

A questo si aggiunge il tema strategico dell’ultimo miglio e delle opere infrastrutturali, come la strada Zes e l’interporto, considerate fondamentali per lo sviluppo del porto. Il rischio, spiegano, è quello di un sistema più rigido e incerto, capace di incidere sulla competitività e quindi su lavoro e investimenti.

 

E c’è un altro dato che pesa, già emerso nel precedente incontro e rimasto senza risposta: l’assenza annunciata dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale.

«La mancata partecipazione dell’Autorità Portuale svilisce la credibilità e l’efficacia dell’incontro, che non garantisce la tutela degli interessi del sistema porto».

Per questo il tavolo, così com’è stato convocato, rischia di perdere significato prima ancora di iniziare. Da qui la richiesta chiara: rinviare l’incontro, fissare una nuova data e ripartire da un metodo condiviso.

«Considero tale atto offensivo nei confronti dell’Associazione e della società che rappresento».

 

L’indicazione è già sul tavolo: il 23 aprile, data che sarebbe stata già condivisa con il sindaco di Trapani. L’obiettivo è uno solo: «adottare un metodo di concertazione realmente condiviso, che garantisca la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti, nel rispetto del decoro istituzionale e delle reciproche competenze».

Il messaggio è diretto. Il porto non può essere spettatore. Deve essere parte della decisione.

 

Sul fronte opposto, però, il percorso della candidatura prosegue. Il Comitato promotore – Camera di Commercio, Comuni, Regione ed enti gestori delle saline – è ormai nella fase finale e punta alla consegna del dossier entro giugno.

Ma il clima resta teso. Perché qui non si discute solo di perimetrazioni. Si discute di lavoro, sviluppo e futuro del porto di Trapani.