A Gibellina si aprono gli spazi di Belice Epicentro con le mostre "Luce Residua" e "Mummie"
Per la prima volta si aprono al pubblico gli spazi sotterranei di Belìce/EpiCentro a Gibellina, trasformati da semplici depositi d’archivio in luoghi carichi di significato artistico e simbolico. Un debutto che segna un passaggio importante nel percorso di “Gibellina Capitale dell’arte contemporanea”, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva tra memoria, materia e visioni.
Domenica 19 aprile sono state inaugurate due mostre che dialogano con questi ambienti inediti: “Luce residua” di Rossana Taormina e “Mummie” di Philippe Berson, entrambe curate da protagonisti del panorama artistico contemporaneo. La scelta dei sotterranei non è casuale, ma diventa parte integrante del racconto artistico.
Nel caso di “Luce residua”, l’installazione trova nel seminterrato la sua dimensione ideale: un percorso di discesa fisica e simbolica che conduce il visitatore in uno spazio raccolto, lontano dalla narrazione ufficiale. Qui, i neon diventano segni vivi, presenze che incidono il tempo e costruiscono un dialogo diretto con chi osserva. Un lavoro profondamente legato al territorio del Belìce, a cui l’artista, originaria di Partanna, resta fortemente connessa.
Di forte impatto anche “Mummie”, mostra dedicata all’artista francese Philippe Berson, scomparso lo scorso anno a Palermo. L’esposizione, allestita in un’altra ala dei sotterranei, propone opere realizzate con materiali eterogenei come ferro e ossa animali. Il percorso ruota attorno all’installazione “Cappuccini mon amour”, ispirata alle celebri Catacombe dei Cappuccini di Palermo, evocando suggestioni legate alla memoria, alla morte e alla spiritualità.
Le due mostre resteranno aperte fino al 31 dicembre 2026, diventando uno degli appuntamenti centrali del programma culturale di Gibellina.
All’inaugurazione hanno preso parte, oltre agli artisti, il sindaco Salvatore Sutera e il direttore artistico Andrea Cusumano. Presente anche l’artista Iole Carollo, che nei giorni precedenti aveva realizzato una residenza artistica in città, presentando le opere nate da questa esperienza.
Con l’apertura dei sotterranei, Gibellina continua a reinventare i propri spazi e la propria identità, confermandosi laboratorio vivo di arte contemporanea e memoria condivisa.
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