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27/04/2026 06:00:00

La passerella dei politici nell'agonia dello Stagnone di Marsala

Ieri pomeriggio, 26 aprile, chi è andato a passeggiare dal lungomare Spagnola verso le saline Ettore Infersa, costeggiando la Riserva dello Stagnone, ha notato un sacco di bottigliette di plastica e di confezioni di integratori. Sono i “ricordi” della maratona che si è tenuta la mattina. Un altro evento che ha messo sotto stress la Riserva dello Stagnone. Era così difficile per Comune di Marsala e Libero Consorzio (ente gestore della Riserva) prevedere un servizio straordinario di raccolta dei rifiuti? 

 

Non è solo una questione di decoro. Quelle tracce lasciate sull’asfalto e tra i margini della laguna raccontano qualcosa di più profondo: un equilibrio sempre più fragile, piegato da un uso intensivo e spesso poco controllato di uno degli ecosistemi più delicati della Sicilia occidentale. La Riserva, istituita per tutelare un patrimonio unico di biodiversità, sembra ormai trattata come un grande contenitore disponibile per qualsiasi iniziativa.

 

La visita dell’assessore regionale al Territorio e Ambiente, arrivato proprio in questi giorni allo Stagnone, cade dentro questo contesto. Da una parte le dichiarazioni istituzionali sulla necessità di tutela e valorizzazione, dall’altra una realtà fatta di abusivismo diffuso, controlli carenti e una pressione crescente di attività commerciali e turistiche che negli anni hanno cambiato volto all’area.

 

 

L’ente gestore, il Libero Consorzio comunale di Trapani, appare sempre più assente. La vigilanza è debole, discontinua, spesso inefficace. Intanto proliferano chioschi, locali, strutture più o meno temporanee che con il tempo diventano permanenti, occupando spazi che dovrebbero essere protetti. E mentre la riserva arretra, avanzano interessi economici e logiche di sfruttamento.

 

In questo scenario si inserisce anche la campagna elettorale per le amministrative di Marsala. A poche settimane dal voto, il dibattito sulla Riserva non riguarda come difenderla, ma come utilizzarla. Eventi, flussi turistici sempre più massicci, nuove iniziative: promesse che parlano di crescita, ma che raramente tengono conto dei limiti ambientali di un’area già sotto pressione.

Così lo Stagnone continua la sua lenta agonia. Tra bottigliette abbandonate e grandi progetti annunciati, il rischio è che a perdersi non sia solo il paesaggio, ma il senso stesso della Riserva: un luogo nato per essere protetto, non consumato.

 

In questo contesto si è inserita la visita dell’assessore regionale al Territorio e Ambiente, Giusi Savarino, arrivata allo Stagnone con un nutrito codazzo di esponenti del centrodestra locale. Una passerella istituzionale in un luogo che, mentre si parla, continua a perdere pezzi.

Le parole, come spesso accade, sono state quelle giuste. «Oggi abbiamo avuto un'importante occasione di confronto con gli enti gestori sui temi della tutela ambientale, della conservazione della biodiversità, della fruizione consapevole e sostenibile dei territori e sulle prospettive di uno sviluppo integrato con le straordinarie peculiarità naturalistiche delle riserve», ha dichiarato l’assessore. E ancora: «L’iniziativa di oggi vuole confermare l’attenzione delle istituzioni regionali verso il sistema delle aree protette siciliane, riconosciute come presìdi fondamentali per la salvaguardia degli ecosistemi costieri e lagunari e come risorsa strategica per uno sviluppo territoriale fondato sulla qualità ambientale, sul turismo responsabile e sull’identità dei luoghi».

Un linguaggio impeccabile, da manuale. Dentro ci sono tutte le parole chiave: tutela, biodiversità, sostenibilità, turismo responsabile. Mancano però i fatti. Perché se è vero che la Riserva delle Isole dello Stagnone e quella delle Saline di Trapani e Paceco rappresentano un patrimonio straordinario, inserito nella rete Natura 2000 e riconosciuto per il suo valore ambientale, storico e culturale, è altrettanto vero che oggi questo patrimonio appare sempre più fragile e, soprattutto, sempre meno governato.

Nella nota della Regione si parla di «equilibrio virtuoso tra conservazione ambientale, tradizioni produttive e valorizzazione del territorio». Ma quello che si vede ogni giorno, tra la Spagnola e le saline, è un equilibrio saltato: pressione antropica crescente, attività commerciali che si moltiplicano, controlli sporadici, regole spesso aggirate o ignorate.

La visita dell’assessore avrebbe potuto essere l’occasione per annunciare misure concrete: un piano serio di vigilanza, un censimento delle attività esistenti, interventi contro l’abusivismo, limiti chiari alla fruizione. Nulla di tutto questo. Solo dichiarazioni di principio.

E intanto lo Stagnone resta lì, bellissimo e vulnerabile, sospeso tra ciò che dovrebbe essere e ciò che sta diventando. Una riserva sulla carta, sempre meno nella realtà.

 

 

Accanto all’assessore c’era anche il presidente del Libero Consorzio comunale di Trapani, Salvatore Quinci, cioè l’ente che la Riserva dello Stagnone dovrebbe gestirla. Ed è proprio qui che il racconto si fa ancora più paradossale.

Anche da Quinci arrivano parole che, sulla carta, non fanno una piega. Si parla di “sinergia istituzionale”, di “strategia di sviluppo condivisa”, di un percorso capace di “rispettare l’ambiente, valorizzare il turismo e sostenere le attività produttive ecosostenibili”. La Riserva viene indicata come punto cardine del piano strategico provinciale, con la promessa di utilizzare le risorse disponibili per superare le criticità e migliorare la fruizione.

Il problema è che quelle criticità non sono un dettaglio da affrontare domani: sono l’oggi. E sono sotto gli occhi di tutti. Dall’abusivismo diffuso alla gestione dei flussi, dalla presenza incontrollata di attività commerciali alla quasi assenza di vigilanza. È su questo che si misura la credibilità di un ente gestore, non sulle dichiarazioni di principio.

Nel comunicato si legge anche che il Libero Consorzio intende “svolgere fino in fondo i suoi compiti di gestione dello Stagnone”. Una frase che suona come un impegno, ma che inevitabilmente richiama una domanda: perché finora non è successo? Perché quello che dovrebbe essere un presidio quotidiano si è trasformato, negli anni, in una presenza intermittente, spesso invisibile?

C’è poi il passaggio sull’“approccio scientifico senza condizionamenti” e sull’antropizzazione vista come alleata della biodiversità. Un equilibrio delicatissimo, che nello Stagnone appare già compromesso. Perché quando l’antropizzazione supera la soglia di sostenibilità, non è più alleata: diventa pressione, consumo, degrado.

E allora, anche qui, restano le parole. Mentre la realtà continua a raccontare altro. Una riserva gestita sulla carta, ma sempre più lasciata a se stessa nei fatti. E mentre istituzioni e amministratori parlano di strategie e piani, lo Stagnone continua lentamente a perdere la sua natura più autentica.

 



Native | 25/04/2026
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