Carceri al limite: sovraffollamento record e sistema sotto pressione
Sovraffollamento record, aumento delle tensioni, meno misure alternative e un sistema che, invece di favorire il reinserimento, alimenta la recidiva. È il quadro che emerge dal XXII Rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia presentato da Antigone e intitolato “Tutto chiuso”.
Il dossier è stato realizzato attraverso 102 visite di monitoraggio effettuate negli istituti penitenziari italiani dall’Osservatorio sulle condizioni di detenzione dell’associazione. La fotografia restituita è quella di carceri sempre più lontane dal dettato costituzionale e sempre meno capaci di garantire sicurezza reale.
Sovraffollamento oltre il limite
Al 30 aprile 2026, nelle carceri italiane erano detenute 64.436 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti che, considerando quelli effettivamente disponibili, scendono a 46.318. Il tasso reale di sovraffollamento ha così raggiunto il 139,1%.
Secondo il rapporto, sono ormai 73 gli istituti con un affollamento pari o superiore al 150%, mentre in otto strutture si supera addirittura il 200%. Solo 22 carceri in tutta Italia risultano non sovraffollate.
Antigone evidenzia inoltre come il piano carceri annunciato dal governo non abbia prodotto effetti concreti: i posti realmente disponibili sarebbero addirittura diminuiti di 537 unità dall’avvio del piano stesso.
Nel documento viene ricordato anche come, tra il 2018 e il 2024, i tribunali di sorveglianza abbiano accolto oltre 30 mila ricorsi per trattamenti inumani o degradanti subiti dai detenuti, numeri ben superiori a quelli che portarono alla storica condanna dell’Italia nella sentenza “Torreggiani”.
“Più carcere non significa più sicurezza”
Uno dei punti centrali del rapporto riguarda il rapporto tra sicurezza e politiche punitive. Secondo Antigone, l’aumento della popolazione detenuta non sarebbe legato a una crescita della criminalità. I reati in Italia restano infatti sostanzialmente stabili e, nei primi mesi del 2025, risultano persino in calo dell’8%.
A crescere sarebbero invece gli effetti delle politiche penali adottate negli ultimi anni. Dall’inizio della legislatura, sottolinea il rapporto, sarebbero stati introdotti oltre 55 nuovi reati, più di 60 aggravanti e oltre 65 aumenti di pena.
Il sistema, però, continua a fallire sul fronte del reinserimento sociale. Solo il 40,8% delle persone detenute si trova in carcere per la prima volta, mentre quasi la metà è già passata dal sistema penitenziario da una a quattro volte. C’è poi una quota significativa di detenuti con numerose precedenti detenzioni.
Poco lavoro e poca formazione
Il rapporto mette in luce anche la scarsità delle opportunità formative e lavorative all’interno degli istituti. Solo il 29,3% delle persone detenute lavora e, nella maggior parte dei casi, si tratta di attività alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria. Appena il 4,9% lavora per soggetti esterni. Limitato anche l’accesso alla formazione: solo il 7,9% frequenta corsi professionali, il 31% percorsi scolastici e appena il 3% è iscritto all’università.
Secondo Antigone, proprio questa mancanza di percorsi concreti di reinserimento favorisce la recidiva e contribuisce a rendere il carcere un luogo che produce ulteriore insicurezza.
Misure alternative in calo
Per la prima volta, rileva il rapporto, rallenta anche il sistema delle misure alternative alla detenzione. Le prese in carico per l’affidamento in prova ai servizi sociali sono diminuite, passando da 26.151 nel 2024 a 24.627 nel 2025. In calo anche i nuovi casi di detenzione domiciliare.
Una tendenza definita “allarmante” da Antigone, soprattutto considerando che oltre 24 mila detenuti avrebbero un residuo di pena inferiore ai tre anni e potrebbero quindi potenzialmente accedere a misure alternative. Di questi, quasi 7.800 hanno meno di un anno di pena residua.
Carceri più chiuse e tensione crescente
Oggi oltre il 60% dei detenuti trascorre quasi tutta la giornata in cella e solo il 22,5% si trova in sezioni a sorveglianza dinamica. Negli ultimi mesi, inoltre, circolari del Dap avrebbero ulteriormente limitato la libertà di movimento e le attività.
Parallelamente cresce la tensione negli istituti. Le aggressioni contro la polizia penitenziaria sono aumentate del 12,4%, mentre quelle tra detenuti sono cresciute del 73% rispetto al 2021. In aumento anche gli episodi considerati turbativi dell’ordine e della sicurezza.
Suicidi e autolesionismo: numeri drammatici
Il rapporto dedica ampio spazio anche all’emergenza sanitaria e psicologica nelle carceri italiane. Nel 2025 almeno 82 persone si sono tolte la vita in carcere. Dall’inizio del 2026 i suicidi registrati sarebbero già 24. In meno di un anno e mezzo, dunque, le morti volontarie hanno raggiunto quota 106.
Nel solo 2025 i decessi complessivi sono stati 254, il dato più alto degli ultimi decenni. Restano elevatissimi anche gli episodi di autolesionismo: oltre 2.000 ogni 10 mila detenuti.
Mancano 42 direttori
Secondo il Piano di fabbisogno del personale del Ministero, al 31 dicembre 2025 risultano presenti 308 dirigenti, a fronte di un organico previsto di 350 unità: nello specifico, 42 unità in meno di dirigenti di istituto o vice. Sono 936 gli educatori, il che significa in media meno di uno ogni 68 detenuti.
Spazi negati e condizioni a rischio
In 11 carceri mancava il riscaldamento, in 47 l’acqua calda e in 53 non c’erano le docce in cella. In 23 istituti visitati si cucina ancora nello stesso ambiente in cui si trova il WC. Il patrimonio edilizio è talmente vetusto (con 21 istituti costruiti prima del 1900) che in ben 66 strutture su 102 esistono interi reparti inagibili, sottraendo spazio vitale proprio laddove servirebbe di più. In 90 istituti visitati non è garantita la separazione dei giovani adulti.
Se da un lato 94 istituti presentano aree esclusivamente dedicate alla scuola e alla formazione, in 31 mancano completamente spazi destinati alle lavorazioni; di questi, 4 erano case di reclusione. In 10 istituti erano assenti spazi dedicati alla socialità all’interno delle sezioni detentive, mentre in 31 non esistevano aree per il passeggio esclusive per ciascuna sezione. Solo in 49 istituti su 102 le persone detenute avevano accesso settimanale a una palestra o a un campo sportivo.
Le richieste di Antigone al governo
Di fronte a questo scenario, Antigone chiede un cambio radicale di approccio. Tra le proposte avanzate figurano misure urgenti per ridurre il sovraffollamento, un maggiore ricorso alla detenzione domiciliare e alle misure alternative, investimenti nel lavoro e nella formazione professionale, l’apertura di sezioni liceali e poli universitari nelle carceri e il ritorno ai modelli di custodia aperta.
L’associazione chiede inoltre interventi immediati per prevenire suicidi e autolesionismo, una riduzione dell’isolamento, più attività sportive e culturali e un maggiore coinvolgimento del volontariato e del mondo esterno.
“Un carcere chiuso non è un carcere più sicuro”, ha dichiarato il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, denunciando un sistema in cui detenuti e operatori sarebbero sempre più soli e abbandonati, mentre il carcere si allontana dalla sua funzione costituzionale di rieducazione.
Venerdì 22 maggio dimostrazioni, attività divulgative e testimonianze da parte dei Carabinieri di Trapani per gli alunni delle Egadi. L'iniziativa a ridosso dell'anniversario della strage di...
Buongiorno dalla redazione di Tp24, in diretta con Buongiorno24 su Tp24.it, su Rmc 101 e sui nostri canali social per raccontare e spiegare i fatti più importanti del giorno. La puntata di oggi si apre con il nuovo capitolo giudiziario...
Giovedì 28 maggio, dalle 14:30 alle 18:00, lo spazio formativo di Liuzza in contrada San Silvestro ospita una demo collettiva dedicata alle nuove tendenze della colazione in pasticceria. A condurla sarà Ciro...
Serata di tensione ad Alcamo, in viale Italia, dove una lite scoppiata all’interno della pizzeria “My Pizza” si è trasformata in una violenta colluttazione che ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine....
La campagna fiscale 2026 è già in corso e per migliaia di contribuenti trapanesi è il momento di raccogliere documenti, verificare detrazioni e presentare la dichiarazione dei redditi. Quest'anno le...