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24/05/2026 11:30:00

Pirandello torna in Sicilia: il fantasma che salva un giovane autore

Un Luigi Pirandello diverso da quello studiato nei libri. Non soltanto il grande autore, il Nobel, il teorico delle maschere sociali. Ma un uomo fragile, umano, quasi corporeo, che ritorna come fantasma per salvare un giovane scrittore smarrito dentro il dolore, la depressione e la perdita della speranza. 

 

Debutta così a San Vito Lo Capo “Pirandello e il giovane autore”, nuova drammaturgia firmata da Claudio Proietti e diretta da Anna Graziano, portata in scena per la prima volta proprio in Sicilia al Teatro Comunale di San Vito Lo Capo.


Lo spettacolo vedrà protagonisti Giuseppe Battiloro ed Emanuele Modica in una storia sospesa tra realtà e dimensione interiore, dove il teatro diventa riflessione sull’arte, sul tempo e sulla fragilità umana.


L’opera nasce sei anni fa e rimane a lungo sospesa, quasi in attesa del momento giusto. 

 

La regista racconta infatti di avere incontrato il testo poco prima della pandemia, intuendone subito la forza emotiva, ma di avere dovuto fermare tutto tra lockdown, difficoltà organizzative e soprattutto la ricerca dell’attore capace di incarnare il personaggio di Nino, giovane autore borderline che ha perso la voglia di scrivere e perfino il senso della propria esistenza.


Quel ruolo oggi è affidato a Emanuele Modica, protagonista di una drammaturgia che usa il fantasma di Pirandello per parlare in realtà ai giovani di oggi: precarietà emotiva, senso di smarrimento, autenticità, memoria, depressione e desiderio di ricominciare.


Forse era proprio questo il momento giusto per metterla in scena”, racconta Anna Graziano. “Oggi ho una visione completamente diversa rispetto a quella che avevo sei anni fa. Anche il tempo è una tematica centrale di questo testo”.


Un viaggio tra visibile e invisibile


La storia ruota attorno a Nino, giovane autore in crisi. I fogli accartocciati sulla sua scrivania diventano il simbolo di una vita che sembra essersi fermata, senza più direzione né speranza.


Nel cuore della notte però qualcosa cambia. Si apre una soglia misteriosa tra il mondo visibile e quello invisibile. Da quella luce emerge Pirandello, presenza sottile, quasi onirica, che accompagna Nino in un percorso interiore fatto di ricordi, domande e consapevolezze.


Noi morti e voi vivi coesistiamo, Nino. Sotto altre frequenze, altre vibrazioni… Te ne accorgerai e ti stupirai!


Attraverso questo dialogo il protagonista riscopre lentamente la propria anima creativa e soprattutto il ricordo di Sara, amore perduto che continua a vivere dentro di lui come una luce silenziosa ma eterna.


Lo spettacolo diventa così un omaggio poetico all’universo pirandelliano, intrecciando filosofia, emozione e introspezione in uno spazio sospeso dove il tempo perde consistenza e l’arte torna a essere salvezza.


Un Pirandello umano, non soltanto autore


La particolarità dell’opera sta proprio nel modo in cui viene rappresentato Pirandello. Non una semplice voce narrante, ma una presenza viva che entra fisicamente in scena e dialoga con Nino in una notte di primavera.


Vediamo Pirandello non più solo come autore, ma come uomo”, spiega la regista. “È un fantasma che pian piano riprende corpo, sente il peso del corpo, ritorna umano prima di svanire di nuovo”.


Claudio Proietti lo trasforma così in una figura quasi paterna, capace di guidare un ragazzo che si è perso dentro il dolore e l’assenza.


Nino infatti porta sulle spalle un vissuto difficile: orfano, cresciuto senza veri punti di riferimento, incapace di trovare una direzione. Ed è proprio qui che il testo incontra molti giovani contemporanei.


Il lavoro dell’attore e la memoria emotiva


Per Emanuele Modica interpretare Nino ha significato affrontare un percorso personale oltre che artistico.


Nino mi ha lasciato qualcosa di importante: non perdere mai la speranza”, racconta l’attore. “Anche quando c’è tanto buio, c’è sempre qualcosa o qualcuno che può riportarti verso la luce”.


L’attore spiega di avere lavorato molto sulla memoria emotiva, soprattutto nelle scene legate al dolore e all’abbandono. Un lavoro che ha intrecciato esperienze personali e costruzione del personaggio.


Più complesso invece affrontare la depressione e la resa emotiva di Nino: “Fortunatamente Emanuele oggi non vive quella condizione, quindi ho dovuto immedesimarmi molto”.


Lo spettacolo diventa così anche una riflessione sul disagio giovanile e sul rischio di smarrirsi quando mancano punti di riferimento, relazioni autentiche e prospettive.


“Tornare qui e lottare per questa terra”


Uno dei passaggi più forti dell’incontro riguarda però il rapporto con la Sicilia e con il mondo dell’arte nel territorio trapanese.


Anna Graziano racconta di essere andata via per conoscere il mondo e di avere poi scelto di tornare. “Questa è una terra difficile, soprattutto quando si parla di arte. Qui bisogna lottare ogni giorno anche per vedersi riconoscere il proprio lavoro”.


Ma proprio per questo il messaggio rivolto ai giovani è chiaro: partire, studiare, viaggiare, ma poi riportare qui esperienze, competenze e visioni nuove.


Dobbiamo essere noi giovani a lottare per la nostra terra”, afferma. “Abbiamo bisogno di arte, di cultura, di conoscenza. Bisogna prendere a morsi la vita e tornare qui con la voglia di costruire qualcosa di concreto”.


Anche Emanuele Modica richiama uno dei temi centrali di Pirandello: la distanza tra autenticità e maschera sociale. “Bisogna cercare autenticità in tutto quello che si fa, anche nelle cose più piccole. Allontanarsi dalle maschere che indossiamo ogni giorno”.


E forse è proprio questo il cuore dello spettacolo: usare Pirandello per parlare ai giovani di oggi, delle loro paure, della fragilità emotiva e della necessità di non spegnere quella che nel testo viene chiamata “la lanterna magica”, la luce interiore che continua a resistere anche nel buio.


La produzione è firmata Firrìa, in collaborazione con il Comune di San Vito Lo Capo e l’APS Pro San Vito Lo Capo. Per informazioni e biglietteria è disponibile il numero 3939001674.