Gli enti locali siciliani sono sempre meno attrattivi e rischiano di non riuscire più a garantire adeguatamente i servizi ai cittadini. È l’allarme lanciato da ANCI Sicilia nel corso della giornata formativa dedicata al nuovo contratto collettivo nazionale degli enti locali, sottoscritto lo scorso febbraio, che si è svolta a Palermo all’Hotel San Paolo Palace e in videoconferenza.
Al centro del confronto la necessità di una riforma strutturale del sistema del personale negli enti locali siciliani, con il superamento degli attuali vincoli assunzionali e l’avvio di un percorso verso un comparto unico della pubblica amministrazione regionale e locale.
All’incontro hanno partecipato il presidente di ANCI Sicilia Paolo Amenta, il segretario generale Mario Emanuele Alvano e il vicepresidente nazionale di ANCI con delega al personale Ignazio Messina. Relatore della giornata è stato l’esperto di personale degli enti locali Arturo Bianco.
“Il sistema attuale non è più sostenibile”, hanno dichiarato Amenta e Alvano, sottolineando come i Comuni continuino a perdere personale, soprattutto a causa dei pensionamenti, senza riuscire a compensare le uscite con nuove assunzioni. Sempre più spesso, inoltre, i vincitori di concorso rinunciano agli incarichi o lasciano gli enti locali per amministrazioni considerate più attrattive.
Secondo ANCI Sicilia, non si tratta più di una difficoltà temporanea ma di una “crisi strutturale” che rischia di compromettere la capacità dei Comuni di svolgere le proprie funzioni fondamentali. Anche nei casi in cui alcuni servizi vengano esternalizzati, è stato ribadito il ruolo centrale del presidio pubblico per garantire programmazione, controllo e gestione dei processi amministrativi.
Da qui la richiesta di interventi legislativi che consentano maggiore flessibilità nelle assunzioni e favoriscano un’integrazione più stretta tra amministrazione regionale ed enti locali, accompagnata da adeguate risorse economiche regionali.
Sulla stessa linea anche Ignazio Messina, che ha evidenziato la necessità di modificare a livello nazionale le norme sul personale degli enti locali: “Gli attuali vincoli non sono più coerenti con le reali esigenze organizzative dei Comuni”. Messina ha inoltre richiamato esperienze già avviate in altre autonomie speciali, dove modelli più omogenei tra comparti amministrativi avrebbero prodotto risultati positivi sul piano dell’attrattività del lavoro pubblico.