Tre diverse ordinanze, tra Capitaneria di Porto e Comune di Mazara del Vallo, disegnano in queste settimane una mappa del mare mazarese fatta di limitazioni, divieti e misure di sicurezza. Sullo sfondo ci sono i problemi ormai cronici dell’insabbiamento del porto, le aree interdette alla balneazione e le attività scientifiche sui fondali di Capo Feto.
La situazione più delicata riguarda il porto di Mazara del Vallo. La Capitaneria ha emanato un’ordinanza urgente sui pescaggi e sulla navigazione, spiegando che il porto è interessato da “diffusi fenomeni di insabbiamento” che stanno causando continue variazioni dei fondali.
Le nuove disposizioni prevedono che nel Porto Nuovo possano entrare solo unità con pescaggio massimo di 5,20 metri. Le navi più grandi dovranno inoltre evitare gli ingressi durante la bassa marea e mantenere almeno 50 centimetri di battente d’acqua sotto la chiglia.
Limitazioni ancora più rigide per i pescherecci: in alcune aree del porto potranno transitare soltanto unità con pescaggio massimo di 4 metri o addirittura 3,60 metri.
La Capitaneria parla apertamente di “criticità dei fondali” e ricorda che da tempo sono stati chiesti alla Regione Siciliana interventi di dragaggio per ripristinare condizioni di sicurezza adeguate. Nel frattempo, le manovre nel porto dovranno avvenire con estrema cautela e una sola nave alla volta potrà impegnare il canale di ingresso e uscita.
C’è poi il capitolo balneazione. Con l’ordinanza sindacale numero 12 del 7 maggio 2026, il Comune di Mazara ha confermato il divieto di balneazione dal 1 maggio al 31 ottobre in alcune aree del mare cittadino.
Il provvedimento riguarda il tratto dell’area portuale e le zone interessate dalle immissioni del fiume Mazaro, del fiume Arena e di altre aree già sottoposte a interdizioni per motivi di sicurezza. Il Comune dovrà collocare cartelli di divieto ben visibili lungo le aree interessate.
Infine Capo Feto. Una terza ordinanza della Capitaneria autorizza l’Università di Palermo a svolgere attività scientifiche di osservazione sulle praterie di Posidonia oceanica nei fondali prospicienti la zona.
Dal 21 maggio al 15 giugno 2026, nell’area interessata scatteranno divieti temporanei di navigazione, ancoraggio, pesca, balneazione e immersioni nel raggio delle operazioni svolte dalla motonave “Antonino Borzi”.
Una fotografia piuttosto chiara dello stato del mare mazarese: da una parte le emergenze infrastrutturali del porto, dall’altra i controlli ambientali e le limitazioni necessarie per sicurezza e tutela del territorio. E intanto il dragaggio continua ad essere atteso come una di quelle opere di cui tutti parlano, ma che il mare — nel frattempo — non aspetta.