Trapani, il Serraino Vulpitta si rialza: “Non siamo più un ente fallito”
Il Serraino Vulpitta non è più un ente fermo, ma non è ancora salvo. È questa la linea sottile su cui cammina oggi la storica Ipab di Trapani, dopo anni di crisi, debiti, pignoramenti, stipendi arretrati e bilanci bloccati. Il commissario straordinario Salvatore Giuseppe Cicero respinge l’immagine di un ente fallito e rivendica il lavoro fatto dal 2019 ad oggi: debiti ridotti da circa 2 milioni e mezzo di euro a 150 mila, dipendenti storici saldati, attività riavviata attraverso il terzo settore e l’obiettivo dichiarato di arrivare presto a cento anziani ospitati nella struttura di via Segesta.
“Quando sono arrivato qui nel 2019 non c’era più nulla” racconta Cicero a Tp24. “L’attività era finita già a gennaio, non avevamo anziani ricoverati, non avevamo entrate e avevamo dipendenti senza stipendi. Nessuno avrebbe scommesso un euro sul fatto che il Serraino potesse rialzarsi”.
La fotografia che emerge dal racconto è quella di un ente praticamente paralizzato. Bilanci non approvati dal 2014, decreti ingiuntivi, pignoramenti, contenziosi e personale amministrativo ridotto al minimo. “Due dipendenti degli uffici andarono in pensione poco dopo il mio arrivo e mi ritrovai praticamente da solo” dice.
Eppure oggi il Serraino Vulpitta è tornato operativo, anche se indirettamente. Attraverso una Ats con la Rete Solidale ETS e altre realtà del terzo settore, la struttura ha ripreso ad ospitare anziani. Attualmente alcuni piani sono già attivi e l’obiettivo è arrivare entro pochi mesi a cento ospiti complessivi.
“Ogni piano può contenere 25 anziani. Abbiamo tre piani affittati e un piano in Ats. Questo significa posti di lavoro, servizi, assistenza e soprattutto significa che il Serraino è tornato a vivere”.
I magazzini in vendita per salvare il Serraino
Nel frattempo resta aperto il capitolo dei nove magazzini tra via Mazzini e via Trento, messi nuovamente in vendita dall’Ipab. Una vendita che secondo Cicero non nasce per “svendere patrimonio”, ma per chiudere definitivamente la lunga fase di emergenza.
“Quei magazzini ci servono per pagare debiti residui, contributi, transazioni sui pignoramenti e sistemare alcune aree degradate della struttura”.
Il commissario racconta anche che in passato il bando venne ritirato dopo la scoperta di ipoteche che gravavano sugli immobili. Oggi molte di quelle ipoteche sarebbero decadute, mentre ne resterebbe una legata ad una vecchia società in Ats precedente al suo arrivo.
“Da tre anni non prendo un euro”
Uno dei passaggi più forti del racconto riguarda proprio la gestione personale del commissario. Cicero sostiene di non percepire stipendio dal Serraino Vulpitta.
“Da tre anni non prendo nemmeno il rimborso spese. Ho rinunciato allo stipendio perché la situazione era troppo grave”.
E mentre lui rinunciava al compenso, racconta di avere concentrato tutte le energie sul pagamento degli arretrati ai lavoratori storici dell’ente.
“I dipendenti sono stati tutti pagati. Nessuno dei dipendenti effettivi è andato in pensione senza ricevere quanto gli spettava”.
Gli ex dipendenti tornati ad aiutare
Ma forse il dettaglio più simbolico emerge proprio dentro gli uffici del Serraino. Accanto al commissario ci sono pensionati ed ex lavoratori che continuano a frequentare la struttura gratuitamente per dare una mano.
“Quel signore che le ha portato il tè lavorava qui ed è in pensione. Viene ogni giorno perché ha visto il lavoro che abbiamo fatto”.
Un’immagine che racconta forse meglio di qualsiasi delibera il clima che si respira oggi dentro la struttura di via Segesta: un ente ancora fragile, ancora pieno di problemi, ma che prova lentamente a rialzarsi.
“Siamo ancora in convalescenza”
Cicero evita trionfalismi. “Non siamo ancora una struttura virtuosa” ammette. Restano i pignoramenti e soprattutto resta il nodo dei contributi Inps arretrati.
“Fino a quando non chiuderemo i pignoramenti e non faremo il piano di rientro con l’Inps non potremo dire di avere completato il percorso”.
Ed è proprio per questo che il Serraino resta commissariato. Nessun consiglio di amministrazione potrà essere nominato fino alla chiusura definitiva della crisi.
“La vera differenza rispetto al passato è che oggi il Serraino non rischia più di diventare un altro Residence Marino” dice Cicero. “Abbiamo evitato l’abbandono totale e riportato attività dentro questa struttura”.
Dopo anni in cui sembrava destinato soltanto al degrado, oggi il Serraino Vulpitta resta una Ipab ancora in convalescenza. Ma dentro quei corridoi, tra anziani ricoverati, operatori del terzo settore ed ex dipendenti tornati volontariamente ad aiutare, qualcosa lentamente si sta rimettendo in moto.
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