38° Parallelo, il festival chiude nel segno della parola e della memoria
Il Festival “38° Parallelo” ha chiuso l’edizione 2026 nel segno della memoria, della parola e dell’eredità culturale di Leonardo Sciascia. La coincidenza con il 23 maggio, anniversario della strage di Capaci, ha dato al penultimo appuntamento della rassegna un significato ancora più intenso, trasformando il focus dedicato alla “cultura della parola e della memoria” in un momento di riflessione civile sul ruolo delle istituzioni, dell’informazione e della coscienza collettiva nella lotta alla mafia.
Massimo Russo: “Magistrati e giornalisti artigiani della parola”
Nel corso dell’incontro, ospitato al Parco archeologico di Lilibeo, l’ex magistrato Massimo Russo ha definito magistrati e giornalisti “artigiani della parola”: strumenti diversi ma accomunati dalla responsabilità di raccontare la verità e trasformarla in consapevolezza civile. Russo ha evidenziato come il fenomeno mafioso sia profondamente mutato rispetto agli anni delle stragi, sottolineando però la necessità di mantenere alta la vigilanza e di trasformare il ricordo di Falcone e Borsellino in un impegno concreto per le nuove generazioni.
Bianca Stancanelli e il vuoto della memoria collettiva
La giornalista e scrittrice Bianca Stancanelli ha posto l’accento sul senso di colpa collettivo che ancora accompagna la memoria delle stragi del 1992, denunciando il vuoto formativo che spesso impedisce ai giovani di comprendere davvero quella stagione storica. Secondo Stancanelli, la difficoltà nel trasmettere la complessità di quegli anni rischia di lasciare intere generazioni prive degli strumenti necessari per interpretare un passato che continua a influenzare il presente.
L’attualità del pensiero di Leonardo Sciascia
Di forte impatto anche l’intervento di Vito Catalano, nipote di Leonardo Sciascia, che ha ripercorso il pensiero dello scrittore di Racalmuto partendo dalla celebre intuizione secondo cui la cronaca di oggi diventerà la storia di domani. Catalano ha affrontato una delle pagine più controverse della storia culturale italiana recente: il celebre articolo “I professionisti dell’antimafia”, pubblicato da Sciascia sul Corriere della Sera nel 1987.
Catalano ha chiarito come lo scrittore criticasse i criteri del Csm e non la figura di Paolo Borsellino, che aveva compreso il senso autentico di quella riflessione. Al dibattito hanno partecipato anche Attilio Bolzoni e Francesco La Licata, in collegamento, con la moderazione affidata al giornalista Vincenzo Figlioli.
“A Futura Memoria”: il gran finale a Racalmuto
La giornata conclusiva del festival si è svolta nella Fondazione Leonardo Sciascia di Racalmuto con il tema “A Futura Memoria”. Qui il confronto si è concentrato sull’attualità del pensiero sciasciano e sul valore della sua opera come strumento di interpretazione della realtà contemporanea.
Vito Catalano, Edith Cutaia e Paolo Squillaciotti hanno condiviso testimonianze e riflessioni sull’eredità morale e letteraria dello scrittore. Squillaciotti ha raccontato l’emozione di aver avuto accesso al “laboratorio” creativo di Sciascia, descrivendo manoscritti limpidi ed essenziali, e invitando il pubblico alla rilettura de “Il giorno della civetta” come testo imprescindibile per la coscienza civile.
Antonio Di Grado: “Sciascia è uno scrittore necessario”
Il critico letterario Antonio Di Grado ha definito Sciascia uno “scrittore necessario”, capace di leggere la realtà con straordinaria lucidità e di trasformare la cronaca in letteratura e coscienza critica. In particolare ha indicato “Il consiglio d’Egitto” e “Il cavaliere e la morte” come il testamento morale e intellettuale dell’autore siciliano.
Un festival che trasforma la memoria in coscienza civile
A rendere ancora più intensa la chiusura del festival sono stati i momenti dedicati alla dimensione privata dello scrittore, custodita nei ricordi familiari e nell’archivio personale composto da oltre quattordicimila documenti e volumi. Le musiche di Mario Indovina e Antonio Pascuzzo hanno accompagnato il pubblico in un’atmosfera sospesa tra memoria, ironia e disincanto, tratti distintivi della poetica sciasciana.
Si conclude così un’edizione particolarmente intensa del Festival “38° Parallelo – tra libri e cantine”, che conferma la manifestazione come uno dei laboratori culturali e civili più originali del panorama nazionale della saggistica, capace di trasformare la memoria in confronto vivo e la parola in strumento di coscienza critica.
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