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27/05/2026 06:00:00

Elezioni, centrodestra in crisi in Sicilia: “Serve una riflessione vera” 

Mimmo Turano lo ha detto senza giri di parole: a Marsala qualcosa non ha funzionato. Non soltanto per quel consenso che da Giulia Adamo si è disperso verso altre direzioni, ma anche per il dato elettorale dello stesso partito e, più in generale, dell’intera coalizione di centrodestra. Una riflessione, dunque, non è più rinviabile.

 

Perché il punto politico è tutto qui: quando una parte dell’elettorato si allontana, quando il voto non segue le aspettative, quando i risultati raccontano una distanza tra classe dirigente e territorio, non serve cercare alibi. Serve capire. E serve, soprattutto, assumersi la responsabilità di ciò che è accaduto.

 

Marsala, in questa tornata elettorale, ha lanciato un messaggio chiaro. Un messaggio che non può essere archiviato come un semplice incidente di percorso o ridotto a una somma di dinamiche locali. C’è evidentemente un problema di radicamento, di organizzazione, di presenza reale nella città. E forse anche di capacità di interpretare i bisogni di un elettorato che negli anni è cambiato e che oggi chiede riferimenti politici credibili, riconoscibili e vicini ai territori.

 

Le parole di Turano hanno avuto il merito della chiarezza. Nessun tentativo di spostare il dibattito, nessuna analisi di comodo, nessuna fuga in avanti. Anzi, il contrario: il riconoscimento che qualcosa si è incrinato e che il centrodestra, se vuole tornare competitivo e autorevole, deve avere il coraggio di guardarsi dentro.

Ed è forse questo l’aspetto più significativo della vicenda politica post voto. Perché, fino a questo momento, è stato uno dei pochi esponenti del centrodestra regionale a parlare apertamente della necessità di una verifica politica seria. Altri autorevoli esponenti siciliani, seppur con toni diversi, starebbero facendo le stesse valutazioni. Chi invece continua a mantenere un silenzio evidente è la leadership provinciale.

Un silenzio che pesa. Perché dopo una competizione elettorale non basta celebrare ciò che è andato bene o minimizzare ciò che è andato male. La politica vive anche della capacità di affrontare le sconfitte, di leggerle, di comprenderle e, se necessario, di cambiare strada.

I problemi non si aggirano. I problemi si affrontano. E forse, per il centrodestra, questo è il momento più delicato, ma anche più utile per aprire una riflessione vera sul futuro della coalizione e sulla selezione della classe dirigente.

 

 

Miccichè: “Crisi che non va ignorata”

L’ex presidente dell’ARS Gianfranco Miccichè ha analizzato il dato del voto amministrativo sull’Isola e ai microfoni de “Il Sicilia” ha dichiarato che adesso bisognerà fare i conti con quel consenso che non c’è più:

“In troppi Comuni il centrodestra si è presentato diviso, frammentato e incapace di costruire candidature condivise. Una situazione che evidenzia una totale mancanza di gestione politica della coalizione e l’assenza di una leadership autorevole capace di tenere insieme i partiti”.

“Se non si correrà immediatamente ai ripari – conclude Miccichè – il rischio concreto è quello di compromettere già da oggi le prossime elezioni regionali siciliane. E tanto per cominciare non si può sottovalutare il risultato ottenuto da Cateno De Luca e dal suo movimento, con cui va aperto subito un confronto che lo possa vedere protagonista, magari insieme a una figura forte e credibile del centrodestra”.

 

 

Minardo (FI): subito vertice di centrodestra

Il commissario regionale di Forza Italia, Nino Minardo, ha già contattato i segretari di partito del centrodestra: bisogna fare il punto della situazione.

“Non possiamo fermarci alle vittorie dei singoli né ignorare le occasioni mancate. In una regione dove il centrodestra governa, dobbiamo essere più esigenti con noi stessi e non possiamo far finta di non vedere che i personalismi ci abbiano reso meno forti di quanto avremmo potuto essere”.

Per Minardo non si deve perdere altro tempo: “Serve cambiare passo: servono più coalizione, più strategia, più investimento sulla classe dirigente. Esperienze come quelle costruite da Venturini a Venezia e da Cannizzaro a Reggio Calabria dimostrano che quando si lavora insieme, con entusiasmo e responsabilità, e si fanno crescere dirigenti e amministratori, i risultati arrivano. Anche in Sicilia dobbiamo avere questo coraggio”.