Il TAM, le parole, la cura: a proposito di "Enfance/Cenere".
Ho sempre creduto nel potere della parola, nella sua capacità di curare e, in definitiva, di creare nuovi mondi, nuovi luoghi per l'anima.
Faccio teatro per questo motivo.
O, almeno, ci provo.
A volte, penso che la scena sia una sorta di "farmacia delle parole", un posto dove entri e chiedi una parola per guarire da un dolore, da una pena, da un'ingiustizia.
Senza bisogno di ricetta.
Il farmacista, cortese ed esperto, consulta i suoi registri, apre il sipario e tu puoi prendere tutte le parole che vuoi, ascoltarle dagli attori in scena e capire quale parola è più efficace contro il tuo malanno, quella che disegna il mondo migliore per te.
Io non lo so se, in qualche mio spettacolo, magari uno, uno solo degli spettatori abbia provato questa sensazione di "cura", ma - credetemi - nelle mie intenzioni c'era.
Immagino che questa sia una bella presunzione.
Ma chissà, può darsi che sia pure capitato, una volta.
Voglio dire, sarei felice di sapere che qualcuno è uscito da un mio spettacolo con la sensazione di aver sopito un piccolo cruccio del cuore, di avere lenito un dolore della coscienza, di avere - addirittura! - risolto un'angoscia o elaborato una assenza, attenuato una disperazione.
Ecco, sarei veramente orgoglioso di aver messo a disposizione di questo ignoto spettatore la mia "farmacia", la mia medicina per la sua malattia dell'anima e della mente.
Ma sulla scena la parola è cura solo se gli attori, che le danno voce, sono capaci di distillarne il principio attivo, la molecola fondamentale con la quale sconfiggere l'eventuale malanno dello spettatore.
Per farlo, devono essere capaci di addentrarsi nelle risonanze più profonde delle loro anime perchè lì, soltanto lì, possono trovare la cura che gli spettatori attendono da loro.
Io ho avuto la fortuna di vedere in scena attori capaci di un simile incantato dono.
Stanotte, queste mie parole sono dedicate a loro, agli attori del TAM.
A tutti: a quelli che ci hanno provato, a quelli che sono andati via, a quelli che sono rimasti.
A tutti.
Dall'Alfa all'Omega.
A ognuno di loro devo una riconoscenza infinita e un amore inestinguibile.
Perché, in realtà, il primo a beneficiare della cura delle parole alle quali hanno dato corpo sono stato io.
Per il tempo che hanno voluto o che hanno potuto.
E così, in notti come queste, notti che precedono una "prima", li ricordo, li nomino a uno a uno, li chiamo.
E li vedo tutti qui.
Qui, in mezzo a questo silenzio che è la mia anima senza di loro, senza la cura delle loro parole.
Qui, in questo vuoto che diventa la notte se manca un nome.
Massimo Pastore
"Enfance/Cenere"
drammaturgia e regia
Massimo Pastore
Con
Giulia Arini
Laura Cavasino
Salvatore Crimi
Alessia Frazzitta
Elena Lamberta
Giovanni Lamia
Simo Lentini
Giulia Lo Bello
Francesca Marino
Salvatore Milazzo
Alessia Paladino
Antonio Paladino
e la partecipazione straordinaria di Adriana Parrinello
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