Pnrr, Sicilia fanalino di coda: otto progetti su dieci ancora incompleti e quattro miliardi da spendere
Otto progetti su dieci ancora da completare. Quasi quattro miliardi di euro da spendere in poco più di un mese. E una data che incombe come una minaccia: 30 giugno 2026.
Il Pnrr in Sicilia rischia di trasformarsi nella più grande occasione mancata degli ultimi anni. A certificarlo adesso è anche la Corte dei Conti, che nel suo ultimo monitoraggio sull’avanzamento della spesa fotografa una situazione molto critica per l’Isola.
La Sicilia è infatti tra le regioni italiane più in ritardo sia sul numero di progetti conclusi sia sulla capacità di spendere concretamente le risorse assegnate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Secondo il report della Sezione Autonomie della magistratura contabile, nell’Isola risultano completati appena il 22,4% dei progetti previsti dal Pnrr. È il dato peggiore d’Italia. Peggio persino della Puglia, che si ferma comunque vicino al 30%.
Tradotto in numeri: in Sicilia devono ancora essere portati a termine oltre 9.300 progetti sui circa 12 mila complessivi previsti dal Piano.
E anche sul fronte della spesa la situazione non migliora. La Sicilia ha pagato appena il 32,1% delle risorse disponibili, circa 1,8 miliardi sui 5,7 miliardi complessivi monitorati dalla Corte dei Conti. Un dato inferiore di oltre dodici punti rispetto alla media nazionale.
Peggio fanno soltanto Calabria e Campania.
La fotografia che emerge dal dossier è quella di una regione schiacciata tra ritardi amministrativi, difficoltà progettuali e tempi ormai strettissimi. Perché il problema non riguarda soltanto la conclusione delle opere, ma anche la concreta capacità di spendere e rendicontare le risorse entro le scadenze fissate da Bruxelles.
E il tempo sta finendo davvero.
Con quasi 5,8 miliardi di euro assegnati, la Sicilia è la terza regione italiana per stanziamenti ricevuti dal Pnrr. Una massa enorme di risorse che avrebbe dovuto accelerare la modernizzazione dell’Isola: infrastrutture, scuole, sanità, transizione ecologica, impianti per il ciclo dei rifiuti, digitalizzazione.
Invece, secondo la Corte dei Conti, i ritardi più gravi si concentrano proprio nelle fasi decisive: progettazione, affidamento dei lavori e realizzazione concreta degli interventi.
“La distribuzione territoriale dei progetti mostra un quadro disomogeneo”, scrivono i magistrati contabili, sottolineando come alcune regioni abbiano già concluso oltre il 50% degli interventi, mentre molte aree del Sud — Sicilia in testa — restano molto indietro.
E i problemi non riguardano soltanto i Comuni.
La gestione delle risorse è suddivisa tra enti locali, Regione Siciliana, aziende sanitarie e ospedaliere. Ma le criticità emergono praticamente in tutti i settori.
Uno dei capitoli più delicati riguarda la sanità. Case di comunità, ospedali di prossimità e strutture territoriali finanziate dal Pnrr rischiano infatti di scontrarsi con il problema più antico della sanità siciliana: la carenza di personale.
La stessa Corte dei Conti lo scrive chiaramente: non basta inaugurare una struttura perché il progetto possa dirsi realmente completato. Serve anche la piena operatività dei servizi, con personale medico e infermieristico sufficiente.
Un tema che in Sicilia è diventato centrale negli ultimi mesi, anche dopo le polemiche sui ritardi e sulle difficoltà organizzative nella sanità regionale.
Problemi analoghi emergono sul fronte dei lavori pubblici e del ciclo dei rifiuti. Qui la Corte richiama esplicitamente il rischio che gli impianti realizzati non riescano poi a entrare realmente in funzione o a integrarsi nella pianificazione regionale.
Insomma, il vero pericolo non è soltanto perdere i fondi europei. Il rischio è ritrovarsi con cantieri incompiuti oppure con opere terminate ma inutilizzabili o difficili da gestire.
Ed è qui che il Pnrr rischia di trasformarsi da occasione storica a gigantesca trappola amministrativa.
Negli ultimi mesi i sindaci siciliani hanno più volte lanciato l’allarme. Molti Comuni, soprattutto piccoli enti e aree interne, stanno affrontando il peso di centinaia di procedure con uffici tecnici ridotti all’osso e personale insufficiente.
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza doveva accelerare il Sud. Ma in molte realtà del Mezzogiorno si è scontrato con le stesse fragilità amministrative che avrebbe dovuto superare.
E adesso la paura è concreta: ritrovarsi tra poche settimane con opere non finite, soldi non spesi e nuovi problemi finanziari per enti locali già in difficoltà.
Per anni il Pnrr è stato raccontato come la grande occasione irripetibile per modernizzare la Sicilia. Oggi, leggendo i numeri della Corte dei Conti, cresce invece il timore che possa lasciare dietro di sé soprattutto una lunga scia di incompiute.
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