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03/06/2026 16:30:00

Crisi idrica ad Agrigento, Carmina (M5S): "E' il fallimento di Regione e Governo"

“Finita l’emergenza idrica, ad Agrigento continua l’emergenza gestionale”. È questo il duro atto d’accusa lanciato dalla deputata regionale del Movimento 5 Stelle, Ida Carmina, che interviene sul nuovo scontro tra AICA e Siciliacque e sulla persistente crisi idrica che continua a colpire il territorio agrigentino.

Secondo Carmina, nonostante il riempimento degli invasi grazie alle piogge degli ultimi mesi, migliaia di cittadini continuano a fare i conti con turnazioni, disservizi e lunghi periodi senza acqua. Una situazione che, a suo avviso, certifica il fallimento del sistema di gestione idrica siciliano e delle politiche adottate dal Governo regionale guidato da Renato Schifani.

 

“Il problema non è la mancanza d’acqua”

Per l’esponente del M5S, la crisi non sarebbe più legata alla scarsità della risorsa, ma all’incapacità di programmarne e gestirne la distribuzione.

“La realtà è ormai evidente – afferma –: il problema non è la mancanza d’acqua, ma l’incapacità di programmarne, distribuirne e gestirne l’utilizzo. Ci troviamo di fronte a un fallimento gestionale e politico che coinvolge la Regione Siciliana, il Governo nazionale e una gestione locale incapace di garantire un servizio essenziale”.

Carmina definisce inoltre “una vera e propria guerra interna al centrodestra regionale e agrigentino” il continuo rimpallo di responsabilità tra enti e gestori sulla riduzione delle forniture idriche.

 

Critiche ai dissalatori e alle dichiarazioni di Cocina

Nel mirino della deputata finiscono anche le recenti dichiarazioni di Salvo Cocina, favorevole al mantenimento dei dissalatori anche in presenza di invasi pieni.

Una posizione che Carmina giudica “del tutto irragionevole”, sostenendo che l’acqua disponibile negli invasi dovrebbe essere utilizzata prioritariamente rispetto a una tecnologia che comporta costi più elevati, maggiore consumo energetico e impatti ambientali significativi.

“I dissalatori possono rappresentare uno strumento straordinario in condizioni di reale emergenza – sottolinea – ma non possono diventare la risposta ordinaria quando l’acqua è disponibile e il vero problema è rappresentato dalla cattiva gestione delle reti, dalla dispersione idrica e dall’assenza di programmazione”.

Secondo la parlamentare, l’insistenza su questa soluzione rischia di tradursi in un forte aumento dei costi del servizio idrico, con conseguenze dirette per famiglie e attività produttive.

 

“Negato un diritto fondamentale”

La deputata del Movimento 5 Stelle parla apertamente di “negazione di un diritto fondamentale”, evidenziando come nel 2026 migliaia di cittadini dell’Agrigentino siano ancora costretti a vivere senza un accesso regolare all’acqua potabile.

“Non siamo più di fronte a una semplice inefficienza amministrativa – afferma – ma alla negazione quotidiana del diritto all’acqua per migliaia di persone”.

Carmina critica inoltre il proliferare di commissari, tavoli tecnici e procedure emergenziali che, a suo giudizio, non hanno prodotto risultati concreti. Tra gli esempi citati, il dissalatore di Porto Empedocle, presentato come opera strategica ma non ancora pienamente operativo.

 

Il riferimento al ballottaggio di Agrigento

Nella parte finale dell’intervento, Carmina collega il tema della crisi idrica all’imminente ballottaggio per l’elezione del sindaco di Agrigento, indicando nella candidatura di Michele Sodano e della coalizione progressista l’opportunità per avviare una fase di cambiamento amministrativo.

“Serve una discontinuità netta rispetto a un sistema politico e amministrativo che ha dimostrato di non essere più in grado di garantire nemmeno il più elementare dei diritti: quello all’acqua”, conclude la deputata, esprimendo solidarietà ai cittadini e alle imprese dell’Agrigentino alle prese con una crisi che rischia di aggravarsi ulteriormente con l’arrivo della stagione estiva.