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03/06/2026 06:00:00

Sindache in aumento in Sicilia, ma la politica resta ancora maschile

Alle elezioni amministrative siciliane del 24 e 25 maggio 2026 sono state elette 12 donne sindaco su 71 Comuni chiamati al voto. Le candidate sindaco erano complessivamente 45.

Un numero che, da solo, non basta a raccontare una rivoluzione, ma che segna comunque un passo avanti in una terra dove la politica continua a parlare prevalentemente al maschile. Le elezioni amministrative del 2026 consegnano un dato che merita attenzione: cresce la presenza femminile alla guida dei Comuni e cresce, soprattutto, la fiducia degli elettori nei confronti di candidate chiamate a governare realtà complesse.

Dodici sindache su 71 Comuni al voto rappresentano un segnale incoraggiante, ma anche la misura di quanto la strada verso una reale parità nella rappresentanza istituzionale sia ancora lunga.

 

Le 12 sindache

Le elette di questa tornata elettorale sono: Andreana Patti a Marsala; Maria Terranova a Termini Imerese; Ida Cuffaro a Raffadali; Rosa Rizzo a Vallelunga Pratameno; Maria Aurora Catalano a Milo; Carmelina Cutrona a Valguarnera Caropepe; Melangela Scolaro a Barcellona Pozzo di Gotto; Giusi Cicciari a Merì; Maria Spidaleri a Saponara; Maria Concetta Di Pasquale ad Aliminusa; Anna Canzoneri a Campofelice di Fitalia; e Rosa Covello a Carini.

Le 12 sindache rappresentano circa il 16,9% dei Comuni siciliani interessati dal voto e il 26,7% delle candidature femminili presentate.

 

Più donne sindaco ma meno consigliere

Più fiducia nelle donne chiamate a guidare i Comuni, meno spazio per le donne all’interno dei Consigli comunali.

Da una parte cresce il numero delle sindache e aumentano i cittadini che affidano alle donne il ruolo più alto dell’amministrazione locale; dall’altra continua a essere difficile conquistare una presenza significativa nei Consigli comunali, dove la rappresentanza femminile resta spesso inferiore alle aspettative.

I cittadini premiano candidature femminili alla guida delle città, riconoscendo competenza, credibilità e capacità amministrativa. Ma quando si passa dalla scelta del sindaco alla composizione delle liste e degli organismi rappresentativi, riaffiorano squilibri che da anni caratterizzano la politica locale.

Il risultato delle amministrative di Marsala fotografa perfettamente questa contraddizione: i cittadini hanno scelto una donna, Andreana Patti, come sindaca della città, ma nel nuovo Consiglio comunale la presenza femminile si ferma a soli cinque seggi su ventiquattro.

 

Cosa non funziona nella legge elettorale

La legge siciliana sulla parità di genere nasce con l’obiettivo di aumentare la presenza delle donne nelle istituzioni locali. La norma ha introdotto la doppia preferenza di genere e ha imposto che nelle liste nessun sesso possa superare i due terzi dei candidati.

Il problema non è soltanto la legge, ma soprattutto ciò che accade prima e dopo il voto.

La legge, infatti, garantisce candidature, non elezioni. Le donne vengono inserite nelle liste per rispettare le quote, ma spesso non occupano le posizioni politicamente più forti, non dispongono delle stesse reti di consenso e non ricevono il medesimo sostegno elettorale degli uomini. La norma apre la porta, ma non assicura che quella porta venga davvero attraversata.

Inoltre, la doppia preferenza non obbliga l’elettore a scegliere una donna: consente di esprimere due preferenze di genere diverso, ma non impone alcun equilibrio.

Questo significa che, se l’elettore decide di votare una sola preferenza, o se le candidate sono meno conosciute e sostenute, il risultato continua a favorire gli uomini. E infatti la rappresentanza femminile nei Consigli resta spesso molto bassa.