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07/06/2026 06:00:00

Povertà e lavoro nero, nel Trapanese solo 64 escono dall'Assegno di Inclusione

Oltre 8 mila persone vivono in famiglie che ricevono l'Assegno di Inclusione. Ma i controlli trovano lavoratori in nero, rapporti di lavoro fittizi e aziende irregolari in oltre la metà dei casi ispezionati. Questo è il paradosso che emerge incrociando i dati del Distretto Socio Sanitario D50 con quelli illustrati in Prefettura durante l'Osservatorio provinciale sulla sicurezza sul lavoro.


Due mondi che sembrano lontani ma che in realtà si toccano. Perché mentre migliaia di persone cercano un lavoro per uscire dalla povertà, una parte dell'economia continua a muoversi tra precarietà, stagionalità e irregolarità.


I numeri sono quelli emersi durante il seminario organizzato dal Distretto D50 sulle politiche di contrasto alla povertà. Nei nove comuni del Distretto — Trapani, Erice, Paceco, Valderice, Misiliscemi, Custonaci, Buseto Palizzolo, San Vito Lo Capo e Favignana — sono 3.141 le famiglie che ricevono l'Assegno di Inclusione, per un totale di 8.099 persone.


Ma il dato che racconta davvero il problema arriva dal Centro per l'Impiego. Dal gennaio 2024 sono stati presi in carico 1.464 beneficiari considerati occupabili. Persone che potrebbero entrare nel mercato del lavoro e che vengono seguite attraverso percorsi di formazione, orientamento e ricerca di occupazione.


Il risultato, però, è impietoso. Il 72% è disoccupato, il 18% non ha mai lavorato e il 10% è composto da lavoratori poveri, persone che un lavoro ce l'hanno ma non riescono comunque a vivere senza aiuti pubblici.


Alla fine del percorso appena il 4,37% è riuscito a lasciare l'Assegno di Inclusione grazie a un'occupazione. In numeri assoluti significa che su 1.464 persone considerate occupabili soltanto 64 hanno trovato un lavoro tale da uscire dal sistema di sostegno.


E mentre i servizi sociali cercano di accompagnare le famiglie verso l'autonomia, i controlli sul territorio raccontano un'altra faccia della stessa storia.


Nel 2025 e nei primi mesi del 2026 gli enti ispettivi hanno riscontrato irregolarità in oltre il 50% delle aziende controllate. Il Nucleo Ispettorato del Lavoro ha individuato 50 lavoratori irregolari e 45 completamente in nero, adottando 19 provvedimenti di sospensione. L'Inps ha scoperto 36 lavoratori in nero e 34 rapporti di lavoro fittizi, mentre l'Inail ha rilevato 290 lavoratori irregolari. Le sanzioni elevate sfiorano gli 8 milioni di euro.


Numeri che aiutano a comprendere perché l'uscita dalla povertà continui a essere così difficile.


Il Distretto D50 parla di povertà multidimensionale. Non solo soldi che mancano, ma anche istruzione insufficiente, famiglie fragili, disabilità, anziani soli e difficoltà ad accedere al mercato del lavoro. Tra i beneficiari dell'ADI ci sono infatti 1.477 nuclei con minori, 1.406 con almeno un over 60 e 1.335 con persone disabili.


«Grazie alla Misura nazionale del Fondo per la lotta alla povertà riusciamo a garantire a numerose famiglie servizi di supporto e tutoraggio per costruire un progetto personalizzato di inserimento sociale e lavorativo. Ma soprattutto possiamo erogare servizi concreti, dall'educativa domiciliare al sostegno domestico per la cura dell'intero nucleo familiare»,
ha spiegato la direttrice del Distretto, Marilena Cricchio


«La povertà non è soltanto economica. È fatta di dispersione scolastica, povertà educativa e carenza di competenze per l'accesso al mondo del lavoro. Per questo il nostro compito non è soltanto erogare un sostegno, ma accompagnare le persone verso percorsi di inclusione sociale e lavorativa».
E ancora:
«Volevamo raccontare ciò che funziona ma anche le criticità che incontriamo ogni giorno, confrontandoci con istituzioni, sindaci e operatori per capire dove dobbiamo migliorare»


Frasi che fotografano bene il problema. Perché tra gli occupabili presi in carico dal Centro per l'Impiego ci sono giovani che non hanno completato gli studi, persone che non hanno mai avuto un contratto regolare e lavoratori espulsi dal mercato del lavoro dopo i quarant'anni o i cinquant'anni.


Nel frattempo il territorio continua a fare affidamento su comparti come turismo, edilizia, agricoltura, pesca e ristorazione. Settori fondamentali ma spesso caratterizzati da stagionalità e precarietà.


Il risultato è un circolo vizioso difficile da spezzare. Da una parte migliaia di persone che hanno bisogno di un reddito per andare avanti. Dall'altra un mercato del lavoro che non riesce ad assorbirle oppure che le assorbe in forme precarie e irregolari.

 

«La dimensione della povertà è un fatto acclarato ed è più presente nel Mezzogiorno. Non ritengo che queste misure siano sufficienti. Tanti poveri cristi e tante famiglie hanno bisogno di un'opportunità di lavoro e lo Stato dovrebbe avere una strategia diversa», puntualizza Giacomo Tranchida,  sindaco di Trapani. 

 

E, poi, aggiunge: «Se mi togli il Reddito di cittadinanza e scarichi sui territori una serie di contraddizioni, al netto dei furbetti, finisci per creare nuovi problemi ai Comuni».

 

E infine: «La Sicilia e la provincia di Trapani vivono condizioni economiche e sociali diverse rispetto ad altre aree del Paese. Per questo servono strumenti che favoriscano davvero l'occupazione e non soltanto l'assistenza».