×
 
 
08/06/2026 20:00:00

Campobello: "Gli ultimi giorni del Pantano Leone"

Il caldo comincia a farsi sentire, del resto l’estate meteorologica è già in corso e il Pantano Leone di Campobello di Mazara, come ad ogni estate, ormai da quindici anni a questa parte, sta per prosciugarsi. Evento di una gravità eccezionale che, probabilmente, in Europa poteva verificarsi solo nel meridione d’Italia, dato che lo stagno era perenne ed è ubicato  in una delle aree del campobellese più frequentate dai turisti stranieri. E’, infatti, nel Parco Archeologico delle Cave di Cusa, gode di protezione ed è addirittura zona umida di interesse internazionale (zona Ramsar). 

 

Fino al 2009 è stato uno dei pochi stagni siciliani sempre allagato, dato che godeva dell’apporto delle acque reflue del Comune, acque che a valle, quando non erano sovraccaricate da scarichi industriali, subivano un processo di fitodepurazione da parte di un esteso fragmiteto che continua a vegetare nella parte orientale della zona umida. “Unico sito di nidificazione italiano ed uno dei pochi a livello europeo dell’Anatra marmorizzata”, come si legge negli Atti dell’IX Convegno Italiano di Ornitologia tenuto a Castiglioncello-Livorno il 26-30/9/2001, ma anche tra i più produttivi per altre specie come, per esempio, la Moretta tabaccata e il Fistione turco. L’area del Parco, però, ricoperta un tempo da macchia mediterranea (permangono le tracce), annualmente, a decorrere dal mese di aprile è percorsa dagli incendi che riducono quasi tutto in cenere e, come accennato, il Pantano è stato privato dell’apporto d’acqua che una “condotta di risalita” avrebbe dovuto addurre dal nuovo depuratore comunale. Il progettista, infatti, si è rifiutato di aderire alla richiesta del collega, ing. Politano che stava progettando per il ripristino e la valorizzazione della zona umida, con il contributo del Ministero dell’Ambiente, dell’ex Provincia e del Comune.

 

 

 L’ingegnere palermitano, non solo non ha previsto la condotta di risalita, non solo ha sottostimato il depuratore rispetto al numero di abitanti (come quello di Mazara del Vallo, stesso progettista), ma ha privato il Pantano dell’acqua, senza che abbia sottoposto il progetto a Valutazione d’Incidenza Ambientale, come prescrive la legge. La Regione, nel 2011, ha cercato di correre ai ripari e nella riunione del 6/6/2011 ha deciso di tornare a rendere perenne lo stagno, appunto, attraverso la realizzazione della condotta di risalita dal nuovo depuratore. La Provincia ha provveduto a redigere e a trasmettere la “scheda di fattibilità progettuale, per un importo previsto di € 585.000”. Nel 2012, però, l’assessore regionale all’ambiente, Gianmaria Sparma e i due Dirigenti del Dipartimento Ambiente, promotori del piano, sono stati movimentati e la “scheda di fattibilità” si sarà persa. 

 

Nel 2022 si è tentato di coinvolgere nell’operazione l’Ufficio del Commissario Unico alla Depurazione che sta provvedendo ad adeguare il depuratore, lasciando, però, che continui a scaricare e a disperdere l’acqua a mare. Così il Pantano Leone, nel Parco Archeologico (bruciato) delle Cave di Cusa, una delle più importanti zone umide d’Italia, può, nel periodo estivo, rimanere senza acqua, con tanti pulcini di cavaliere d’Italia che seccano assieme allo stagno, con il capovaccaio che sembra essersi stabilito in zona, costretto a cercare altri lidi. Oggi è un parlare continuo dei fenicotteri che si riproducono nella Salina di Priolo, dei fenicotteri presenti a Vendicari,  ma si parli pure  del Parco Archeologico delle Cave di Cusa e delle Sciare protette mazaresi, con la vegetazione bruciata a tappeto. Si parli pure del capovaccaio, uccello a rischio di estinzione, lasciato senza mangiare (meno male che in zona ci stanno gli stazzi) e a breve senza l’acqua del Pantano.      

                                                                                                                                   

 Enzo Sciabica, naturalista