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08/06/2026 06:00:00

Salta la riforma della medicina territoriale. A rischio le nuove "Case di Comunità"

La riforma della medicina territoriale subisce una brusca battuta d'arresto. Il progetto elaborato dal Ministero della Salute insieme alle Regioni, che puntava a ridefinire il ruolo dei medici di famiglia all'interno delle nuove Case della Comunità previste dal PNRR si è fermato davanti alle divisioni interne alla maggioranza di governo.

Nonostante il sostegno espresso dalle Regioni, comprese quelle guidate dal centrodestra, il percorso di riforma si è scontrato con le perplessità di una parte consistente della coalizione. Fratelli d'Italia, Forza Italia e, nelle ultime ore, anche la Lega hanno manifestato forti riserve sull'ipotesi di introdurre forme di lavoro dipendente per i medici di medicina generale, determinando di fatto lo stop politico al provvedimento.

 

Cosa prevedeva il sistema

Non c’è stato accordo tra i partiti di governo sul futuro rapporto professionale dei medici di famiglia. Si prevedeva un sistema misto: mantenere il convenzionamento come modello principale, affiancandolo però a forme di dipendenza limitate alle attività svolte nelle Case della Comunità. Una soluzione pensata per garantire una presenza più stabile dei professionisti nelle nuove strutture territoriali senza cancellare completamente il modello attuale.

Molti esponenti di maggioranza avevano espresso dubbi sull'opportunità di trasformare  i medici di famiglia in dipendenti del Servizio sanitario nazionale. La linea prevalente nel centrodestra resta quella di preservare il sistema convenzionato.

Particolarmente netta la posizione di Forza Italia, che ha contestato l'idea di concentrare i professionisti all'interno delle Case della Comunità, sostenendo invece la necessità di rafforzare forme associative tra medici capaci di garantire continuità assistenziale e prossimità ai cittadini. Una visione che pone al centro il rapporto personale tra medico e paziente, ritenuto un patrimonio da preservare e non un ostacolo da superare.

 

 

Cosa accade adesso?

Lo stallo arriva in una fase delicata per il sistema sanitario. Le Case della Comunità rappresentano infatti uno degli investimenti più rilevanti della Missione Salute del Pnrr e dovrebbero diventare il fulcro della nuova assistenza territoriale, alleggerendo la pressione su ospedali e pronto soccorso. Tuttavia, senza una riorganizzazione efficace della medicina generale, il rischio è che molte di queste strutture fatichino a svolgere il ruolo per cui sono state progettate.

I rappresentanti della medicina generale avevano già manifestato forte contrarietà all'impianto della riforma, contestando sia il metodo con cui il progetto è stato elaborato sia il possibile impatto sul rapporto fiduciario con gli assistiti. Tra le principali preoccupazioni figurano l'aumento dei vincoli organizzativi e il rischio di rendere ancora meno attrattiva una professione già segnata da una crescente carenza di personale.

Eppure il problema resta irrisolto. La medicina generale vive da anni una crisi profonda: pensionamenti non sostituiti, difficoltà nel reperire nuovi professionisti, carichi di lavoro sempre più pesanti e cittadini che, in molte aree del Paese, faticano persino a trovare un medico di riferimento.

Il rinvio della riforma non affronta la questione centrale: come garantire nei prossimi anni un'assistenza territoriale efficiente, accessibile e capace di seguire i pazienti in modo continuativo.

Adesso il Governo dovrà decidere se riscrivere il progetto riducendo o eliminando l'ipotesi della dipendenza, oppure aprire una nuova fase di confronto con Regioni, Parlamento e organizzazioni sindacali. Ma il tempo stringe. Le Case della Comunità sono già state finanziate, il rischio è evidente: strutture nuove, edifici inaugurati, fondi spesi, ma una sanità territoriale ancora incapace di dare quelle risposte che i cittadini attendono da anni.