Marsala, l’acqua torna ma l’emergenza resta: una città ostaggio di una rete vecchia e fragile
Appena insediata, la nuova amministrazione comunale di Marsala, guidata dalla sindaca Andreana Patti, si è trovata davanti alla più classica delle emergenze marsalesi: l’acqua che manca.
Una storia già vista, troppe volte. Solo che questa volta il guasto del primo giugno, seguito da un secondo problema nella giornata di domenica 7 giugno, ha trasformato l’inizio dell’estate in una settimana di disagi, proteste, autobotti e attività commerciali in difficoltà.
Giorni senza acqua
La città ha vissuto giorni complicati. Il centro storico è stato tra le zone più colpite, con abitazioni, bar, ristoranti e strutture ricettive rimasti a secco o serviti a singhiozzo.
In molte case i rubinetti sono rimasti asciutti per giorni. Alcuni locali hanno dovuto limitare il servizio, altri hanno chiuso i bagni, altri ancora sono stati costretti a sospendere l’attività per alcune ore. In giro, intanto, il solito via vai di autobotti private, con costi a carico di cittadini e imprenditori.
La situazione sta gradualmente tornando alla normalità, ma in alcune zone del centro, soprattutto nell’area di Porticella, si registrano ancora disagi.
Il guasto del primo giugno
Tutto è cominciato il primo giugno, quando è stato rilevato un danno alla condotta idrica in contrada Santo Padre delle Perriere. La rottura sarebbe avvenuta dopo lavori di scavo effettuati dalla società E-Distribuzione.
Il Comune aveva inizialmente comunicato che la riparazione si sarebbe conclusa in tempi rapidi e che l’erogazione sarebbe ripresa entro il giorno successivo. Ma quella che sembrava un’emergenza di 48 ore si è trasformata in quasi una settimana di disservizi.
Dal pomeriggio del primo giugno l’erogazione dell’acqua è stata interrotta o fortemente ridotta in gran parte del territorio comunale. Poi, quando il sistema sembrava avviarsi lentamente verso il ripristino, è arrivato anche un secondo guasto nella giornata di domenica 7 giugno.
Ristoranti, bar e strutture ricettive in difficoltà
L’emergenza ha colpito anche il settore turistico e della ristorazione, proprio all’inizio della stagione estiva.
Tra le testimonianze più significative c’è quella dello chef Nicola Sammartano, titolare di uno dei ristoranti più conosciuti del centro storico, che sui social ha annunciato la chiusura del locale per il servizio di pranzo.
“Comunichiamo ai nostri clienti che a pranzo saremo chiusi per mancanza di acqua. Stiamo andando avanti in mattinata con le riserve disponibili, in attesa dell’arrivo di un’autobotte. La priorità è garantire il servizio ai turisti presenti nella struttura. Vi aggiorneremo nel pomeriggio sulla serata”, ha scritto Sammartano, scusandosi con la clientela per il disagio.
Una frase che racconta meglio di tanti comunicati cosa significhi, per un’attività del centro, non poter contare su un servizio essenziale.
In questi giorni sono arrivate molte proteste da parte dei residenti. C’è chi parla di una situazione igienico-sanitaria insostenibile, chi lamenta l’assenza di comunicazioni chiare, chi contesta i tempi di ripristino. "È una situazione drammatica dal punto di vista igienico-sanitario. Quanto tempo dovremo ancora sopportare tutto questo? I servizi essenziali sono un diritto. Paghiamo regolarmente tasse e tributi e pretendiamo di poter usufruire almeno dell’acqua nelle nostre case”, hanno denunciato i cittadini.
Intanto il Comune ha predisposto un piano operativo per soddisfare le richieste dei cittadini. Questi, a partire da oggi - e fino al termine dell’emergenza - possono utilizzare sia l'App Municipium che la linea telefonica dedicata: 0923993371, Ufficio Urp di via Garibaldi.
Acquisita la segnalazione (nome, cognome, indirizzo utenza e numero sbocco riportato in bolletta) l'operatore comunale la smista all'autobotte disponibile nella zona di riferimento. I cittadini possono anche recarsi nei distaccamenti anagrafe della zona di residenza per ricevere assistenza nella richiesta autobotti.
Un problema vecchio, non una sorpresa
La vera questione è che Marsala non scopre oggi la fragilità della sua rete idrica. L’emergenza di questi giorni è solo l’ennesimo capitolo di un problema strutturale che si trascina da anni.
Nel febbraio 2026 la città era già rimasta a secco per una crepa nella condotta principale. Nel 2024 si erano verificate tre rotture in pochi giorni. Andando ancora più indietro, sono tornati a circolare in questi giorni vecchi post e comunicazioni del 2007, quando era sindaco Eugenio Galfano e si parlava, anche allora, della rottura della conduttura principale e del ritorno alla normalità “entro 36 ore”.
Quasi vent’anni dopo, il copione è ancora lo stesso: guasto, stop all’erogazione, riparazione d’urgenza, cittadini senz’acqua, autobotti, polemiche, ritorno graduale alla normalità. Fino al guasto successivo.
Rattoppi su rattoppi
Il punto è proprio questo. Negli anni si è intervenuti spesso in emergenza, ma non si è mai arrivati a una ricostruzione organica e moderna della rete.
Con tutti i soldi spesi in riparazioni, interventi tampone, urgenze e manutenzioni straordinarie, forse si sarebbe potuto avviare da tempo un piano serio di rifacimento. Invece la rete continua a cedere, soprattutto nei punti più delicati.
A complicare il quadro c’è anche un altro aspetto: molti guasti sono provocati da ditte che effettuano lavori pubblici o scavi per altri servizi e finiscono per danneggiare le condotte. Una domanda resta aperta: esistono forme di ristoro, garanzie o fideiussioni adeguate quando un’impresa rompe una tubatura e lascia una città senz’acqua?
La consigliera comunale e segretaria cittadina del Partito Democratico, Linda Licari, ha accusato la passata amministrazione di non avere sfruttato le opportunità del PNRR per intervenire sulla rete idrica.
“Assistiamo a tentativi maldestri, da parte di tifosi della passata amministrazione, di strumentalizzare un problema cronico, ribaltando le colpe su chi oggi si trova a gestire l’emergenza”, ha affermato Licari.
Sulla stessa linea Rino Passalacqua, eletto nella maggioranza della sindaca Patti ed ex assessore ai Lavori Pubblici con Alberto Di Girolamo, che ha attaccato l’ex sindaco Massimo Grillo per non avere presentato progetti sui fondi destinati alle condotte idriche.
La replica dei sostenitori di Grillo
La replica è arrivata da Flavia Sammartano, consigliera comunale eletta con Liberi, movimento vicino all’ex sindaco Grillo.
Sammartano ha accusato Licari e Passalacqua di diffondere informazioni false: “Stanno intenzionalmente diffondendo informazioni false sui fondi PNRR con l’intento di disinformare i cittadini”.
Secondo la consigliera, i singoli Comuni non potevano presentare direttamente progetti PNRR per il rifacimento delle reti idriche e fognarie. La competenza, sostiene, spettava all’ATI Idrico, ente provinciale che nel periodo utile non era ancora pienamente operativo.
A sostegno della sua tesi, Sammartano cita anche il caso di Trapani: anche lì, dove Andreana Patti è stata assessora con deleghe al PNRR, non risultano progetti comunali per il rifacimento della rete idrica.
Come stanno le cose
La verità è più tecnica e meno utile agli slogan.
La misura del PNRR per la riduzione delle perdite idriche prevedeva che i progetti fossero presentati dai gestori del servizio idrico integrato. In tutta Italia, infatti, i finanziamenti sono andati soprattutto a società di gestione degli acquedotti e non ai singoli Comuni.
Nel 2022 l’ANCI ricordava che il Ministero delle Infrastrutture aveva assegnato 607 milioni di euro a 21 progetti per ridurre le perdite di acqua potabile nelle reti. Ma sui territori bisognava individuare il gestore del servizio idrico integrato.
In provincia di Trapani, però, il sistema dell’ATI Idrico e della gestione integrata del servizio ha avuto ritardi, incertezze e difficoltà organizzative. Risultato: nessun grande intervento strutturale sulle reti urbane marsalesi è arrivato dal PNRR.
Il progetto Siciliacque
Durante la campagna elettorale, l’ex sindaco Massimo Grillo aveva puntato molto sul progetto da 90 milioni di euro legato a Siciliacque, definendolo una delle opere più importanti per il futuro idrico di Marsala.
Si tratta del collegamento al sistema Montescuro Ovest-Garcia, una condotta di 67 chilometri finanziata con 58,3 milioni del PNRR e altri 10 milioni del Fondo sviluppo e coesione. L’opera dovrebbe portare 300 litri d’acqua al secondo, pari a 9,5 milioni di metri cubi all’anno, verso tre Comuni del Trapanese.
L’obiettivo dichiarato è ridurre i prelievi dai pozzi e limitare il fenomeno del cuneo salino, cioè l’intrusione di acqua salata nelle falde, problema che riguarda da vicino Marsala e il suo territorio agricolo.
È un’opera importante, ma non risolve da sola il problema della rete interna cittadina. Perché portare più acqua serve a poco se poi le condotte che devono distribuirla restano vecchie, fragili e soggette a continue rotture.
Il quadro siciliano: acqua cara e reti colabrodo
La vicenda marsalese si inserisce in un contesto regionale complicato. Secondo una recente indagine di Federconsumatori Sicilia, dove la gestione idrica è privata o mista i cittadini pagano spesso di più per un servizio non sempre efficiente.
Per una famiglia tipo con consumo annuo di 182 metri cubi, la classifica dei capoluoghi siciliani vede Enna in testa con 764,50 euro, seguita da Siracusa, Caltanissetta e Agrigento. Trapani è più in basso, con 441,94 euro, ma il problema resta generale: in Sicilia l’acqua si paga spesso due volte, prima all’ingrosso a Siciliacque e poi al gestore locale.
E le perdite sono enormi. In diversi territori siciliani superano il 50%, con punte ancora più alte. Federconsumatori denuncia da tempo un sistema in cui le perdite finiscono per essere scaricate sulle bollette dei cittadini.
Adesso servono scelte, non solo emergenze
Marsala, intanto, prova a uscire dall’emergenza. L’acqua sta tornando, ma la fiducia resta bassa. Perché i cittadini sanno già che il problema potrebbe ripresentarsi.
La nuova amministrazione Patti si trova dunque davanti a una sfida immediata: gestire l’emergenza di oggi e, nello stesso tempo, cominciare a dire con chiarezza come intende affrontare il problema di domani.
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