Alla fine un seggio è arrivato. La Lega entra nel nuovo Consiglio comunale di Marsala con Duilio Piccione, espressione dell'area vicina a Eleonora Lo Curto. Ma il dato politico non può essere nascosto dietro il numero degli eletti: per il partito di Matteo Salvini il risultato è ben al di sotto delle aspettative.
A restare fuori è Rosanna Genna, da sempre una delle figure elettoralmente più forti del centrodestra marsalese. Un segnale che racconta un cambiamento interno, ma anche una difficoltà complessiva di una proposta politica che non è riuscita a convincere gli elettori.
La Lega aveva investito molto su Marsala. In città è arrivato persino Matteo Salvini. Ha parlato di immigrazione e del Ponte sullo Stretto, temi identitari del partito. Ma forse proprio qui è emerso il limite di una campagna elettorale che è sembrata scollegata dalle priorità reali del territorio.
Parlare di ponte in una Sicilia dove le infrastrutture interne continuano a essere insufficienti rischia di apparire come la promessa di un futuro lontano a chi ancora aspetta risposte sul presente. E insistere sul tema dell'immigrazione, in una terra che da sempre conosce l'accoglienza e il confronto tra culture, non ha prodotto quell'effetto mobilitante che il partito probabilmente si aspettava.
La sensazione è che sia stato sbagliato il focus della campagna elettorale. I toni sono stati spesso duri, a tratti aggressivi, nei confronti della candidata sindaca Andreana Patti, oggi prima cittadina della città. Offese, epiteti e attacchi personali hanno finito per occupare lo spazio che avrebbe dovuto essere dedicato al confronto sui programmi e sulle idee.
Mentre la Lega continuava a guardare soprattutto all'amministrazione uscente, il vero competitor elettorale si stava consolidando altrove. Lo avevano capito in molti, anche tra i meno avvezzi alle dinamiche della politica locale. Eppure il centrodestra ha continuato a combattere una battaglia che gli elettori non consideravano più centrale.
La convinzione diffusa, negli ambienti della Lega, era quella di accompagnare Giulia Adamo almeno al ballottaggio. Le urne hanno raccontato una storia completamente diversa. Una sconfitta netta, difficile da interpretare come semplice incidente di percorso.
E dire che l'impegno non è mancato. Mimmo Turano ha cercato di essere presente costantemente sul territorio. Eleonora Lo Curto non ha mai interrotto il lavoro politico e organizzativo. Gli eventi elettorali hanno registrato una partecipazione significativa. Le sale, soprattutto durante gli appuntamenti a sostegno di alcuni candidati come Annalisa Trono, erano spesso piene.
La Lega a Marsala paga soprattutto l'incapacità di leggere la città. Ha importato slogan nazionali pensando che bastassero a conquistare consenso locale, ha trasformato la campagna elettorale in una sequenza di attacchi personali e ha finito per parlare più agli avversari che agli elettori. Le urne hanno restituito un giudizio severo: presenza mediatica non significa radicamento, aggressività non significa leadership e la convinzione di avere già vinto non sostituisce mai il consenso reale.
Persone presenti, voti mancanti
Un fenomeno che dovrebbe fare riflettere tutta la politica. Sempre più cittadini accettano un invito, partecipano a una manifestazione, ascoltano un candidato, ma poi in cabina elettorale compiono una scelta diversa. La presenza fisica non equivale più al consenso. E il consenso non si costruisce soltanto con la mobilitazione organizzativa.
Qualcosa, evidentemente, non ha funzionato. E le ragioni appaiono piuttosto chiare. L'alleanza si è presentata fragile e attraversata da tensioni. Marsala non ha mai realmente accettato la candidatura di Giulia Adamo come proposta capace di rappresentare un progetto nuovo. La lista della Lega, inoltre, era composta in larga parte da volti che da anni tentano la corsa elettorale senza riuscire a intercettare una domanda di cambiamento.
La Lega non è riuscita a superare l'esame degli elettori. Il seggio conquistato rappresenta una presenza istituzionale, non una vittoria politica.
Perché quando una coalizione parte convinta di poter governare e finisce per celebrare un solo consigliere comunale, il problema non è il risultato finale. È tutto ciò che è successo prima.