Hanno compiuto 18 anni e sono nati e cresciuti in città da famiglie straniere. Per la legge italiana devono ancora fare domanda e versare 250 euro per ottenere una cittadinanza che, nei fatti, vivono da sempre.
Cinque giovani marsalesi hanno ricevuto in questi giorni una comunicazione dal Comune di Marsala che li informa della possibilità di acquisire la cittadinanza italiana.
Si tratta di Hu Yi Xing, Silvia Adriana Lupu, Marisa Gliz, Valentino Du e Rima Boukhobna, tutti nati in Italia da genitori stranieri e ormai maggiorenni. Il Servizio Demografico del Comune ha notificato loro l'avviso previsto dalla legge, ricordando che possono dichiarare la volontà di diventare cittadini italiani entro un anno dal compimento del diciottesimo anno di età.
La normativa attualmente in vigore prevede infatti che lo straniero nato in Italia possa ottenere la cittadinanza se ha risieduto legalmente e senza interruzioni nel nostro Paese dalla nascita fino alla maggiore età e presenta apposita dichiarazione all'ufficiale di Stato Civile del Comune di residenza.
Nelle comunicazioni inviate dal Municipio vengono indicati i documenti necessari: documento d'identità, certificati anagrafici, documentazione relativa al soggiorno e tutta la documentazione utile a dimostrare la continuità della residenza e della permanenza regolare in Italia. È inoltre richiesto il versamento di un contributo di 250 euro al Ministero dell'Interno.
Una procedura che ogni anno riguarda decine di ragazzi in provincia di Trapani e che riporta al centro il dibattito sulla cittadinanza.
Per molti di questi giovani, infatti, l'Italia è l'unico Paese che abbiano mai conosciuto. Sono nati qui, hanno frequentato le scuole italiane, parlano italiano spesso come prima lingua e condividono con i loro coetanei esperienze, cultura e identità.
Eppure, fino al compimento dei 18 anni e alla presentazione della domanda prevista dalla legge, non sono formalmente cittadini italiani.
L'Italia continua infatti ad applicare prevalentemente il principio dello "ius sanguinis", secondo cui la cittadinanza si trasmette principalmente attraverso i genitori. Una scelta che da anni alimenta il confronto politico sullo "ius soli" e sullo "ius scholae", senza che finora si sia arrivati a una riforma.
Intanto, per questi cinque ragazzi marsalesi, si apre una finestra temporale precisa: entro un anno dovranno presentare la dichiarazione necessaria per ottenere ufficialmente quella cittadinanza che, nella vita quotidiana, sentono già propria da sempre.