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28/06/2026 06:00:00

Sicilia, autostrade a rischio e bus affittati dai privati: ecco il conto del sottogoverno

Le grandi manovre sono già iniziate. Ed è tutto un apparire, un rimarcare, un endorsement. Io sostengo te, tu sostieni me. Continuità, rinnovamento. Rinnovamento nella continuità, che resta la formula migliore.

La politica siciliana è entrata nei lunghi rituali che la accompagneranno alle elezioni regionali del prossimo anno, insieme alle Politiche e al rinnovo di diversi Comuni, Palermo compresa. Il centrodestra parte da una posizione di forza, ma in Sicilia le coalizioni conoscono bene il repertorio: accoltellamenti alle spalle, tradimenti, ricomposizioni e immancabili appelli finali all’unità.

Vedremo.

 

La prossima vera scadenza della politica siciliana, però, non è elettorale. È il 3 ottobre.

Una data piovuta come un fulmine a ciel sereno nei corridoi della Regione. Da Roma è arrivato un ultimatum: entro quella data devono partire gli interventi urgenti per ridurre i rischi sulla Messina-Palermo e sulla Messina-Catania. In caso contrario il ministero delle Infrastrutture potrebbe arrivare alla “totale interdizione al traffico”.

Tradotto: non un cantiere in più, non l’ennesimo restringimento, ma il rischio di chiudere due collegamenti fondamentali della Sicilia perché non sarebbero garantite adeguate condizioni di sicurezza.

Alla faccia di chi continua a discutere del Ponte sullo Stretto.

 

L’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò assicura che non chiuderà nulla. I 32,5 milioni necessari sono stati reperiti tra le risorse residue del Programma operativo complementare e altri due milioni arriveranno per gli interventi di somma urgenza.

Bene. Ma trovare i soldi non significa avere riparato una galleria. E soprattutto non spiega perché sia stato necessario un ultimatum per trovarli.

Le verifiche ministeriali descrivono problemi molto concreti: illuminazione insufficiente nelle gallerie, imbocchi degradati, rischi di distacco dei rivestimenti, segnaletica da ripristinare.

Non si parla del comfort del viaggio. Si parla delle condizioni minime per consentirlo.

I 32,5 milioni servono soltanto a tamponare le emergenze più urgenti. Per adeguare l’intera rete gestita dal Consorzio autostrade siciliane servirebbero, secondo il quadro emerso nel confronto con il ministero, circa 5,5 miliardi in dieci anni.

 

 

 

Roma chiede anche una riorganizzazione della struttura, con risorse tecniche, umane e finanziarie adeguate.

Ed è qui che il problema cambia natura. Perché non riguarda soltanto le buche, le gallerie e i viadotti. Riguarda anche gli uffici.

Al centro c’è il Cas, il Consorzio per le Autostrade Siciliane. Gestisce la A20 Messina-Palermo, la A18 Messina-Catania e il tratto realizzato della Siracusa-Gela. È un ente pubblico controllato dalla Regione.

Il suo piano di risanamento 2026-2028 chiede alla stessa Regione 121 milioni. Alla fine del 2024 i debiti superavano i 250 milioni: circa 165 milioni verso i fornitori e 75 verso lo Stato.

L’emergenza della sicurezza si somma quindi a quella dei conti.

E intanto si paga il pedaggio.

A giugno il Tar del Lazio ha confermato la sanzione da 500 mila euro inflitta dall’Antitrust al Consorzio per manutenzioni carenti, cantieri e disagi prolungati senza una proporzionata riduzione delle tariffe.

Il presidente Filippo Nasca ha contestato la decisione e ha annunciato possibili ulteriori ricorsi.

Resta però il paradosso: il servizio peggiora, il pedaggio resta.

 

E non è nemmeno una scoperta recente. Già nel luglio 2023 la commissione Antimafia regionale aveva richiamato il Cas sulla necessità di maggiore trasparenza e legalità e sulla presenza di incrostazioni amministrative.

Tre anni dopo siamo al rischio chiusura delle autostrade.

Il punto politico è semplice: la Regione non può presentarsi ogni volta soltanto come il soggetto che salva l’ente che controlla. È anche il soggetto al quale bisogna chiedere perché quell’ente debba essere salvato.

Altrimenti ogni ricapitalizzazione diventa un’assoluzione: abbiamo trovato i soldi, problema risolto. Fino alla prossima richiesta.

 

E basta spostarsi dalle autostrade agli autobus.

L’Ast, Azienda siciliana trasporti, altra controllata regionale di lusso, ha chiesto altri 21 milioni alla Regione: undici per coprire costi superiori alle previsioni, soprattutto quelli del noleggio degli autobus con autista da imprese private, e dieci per acquistare nuovi mezzi.

Avete letto bene.

Nella Sicilia dove il trasporto pubblico dipende quasi interamente dalla gomma, l’azienda regionale dei trasporti deve affittare gli autobus dai privati. Non soltanto gli autobus. Anche gli autisti e, in alcuni casi, il servizio di biglietteria.

I noleggi sono iniziati nell’ottobre 2024. A luglio il costo indicato era di circa 23 mila euro al giorno. Ad agosto si parlava di circa 700 mila euro al mese.

La società regionale dei trasporti, insomma, per fare trasporto deve comprare il trasporto da altri. E nello stesso mercato i privati continuano a detenere alcune delle tratte più importanti utilizzate dai pendolari.

 

I costi del 2025 e del primo semestre 2026 hanno superato quanto previsto dal piano di risanamento. Così il piano costruito per rimettere in ordine l’Ast ha bisogno, a sua volta, di essere rimesso in ordine.

Gli assessori Alessandro Dagnino e Alessandro Aricò hanno posto una condizione: prima un nuovo piano aggiornato e certificato, poi gli altri soldi. È il minimo.

Ma dovrebbe essere anche il punto di partenza per capire chi abbia sbagliato le previsioni, perché siano state sbagliate e perché l’azienda pubblica sia arrivata al punto di dover affittare mezzi e personale dai privati per svolgere il proprio servizio.

 

 

Cambiamo sigla. Alla Sas, Servizi ausiliari Sicilia, che dovrebbe funzionare come una sorta di braccio operativo della Regione, la gestione è finita sul tavolo della commissione Antimafia regionale.

La relazione, approvata all’unanimità, contesta selezioni poco trasparenti, incarichi e modalità di gestione, e segnala anche una transazione da 640 mila euro con un dipendente.

Gli atti sono stati trasmessi ad Anac, Procura e Corte dei conti per le rispettive valutazioni.

 

L’ex presidente Mauro Pantò respinge la rappresentazione di una società fuori controllo e richiama la collegialità delle decisioni. È una formula che in Sicilia ritorna spesso: nessuno decide da solo, dunque nessuno sembra mai davvero responsabile.

 

Poi c’è la Seus, la società che gestisce il servizio delle ambulanze.

La commissione Antimafia vuole capire perché circa 500 dei 2.600 autisti-soccorritori svolgano altre attività, mentre per 92 risulta accertata l’inidoneità alle mansioni originarie.

Anche qui occorre evitare semplificazioni: non significa che tutti siano abusivamente sottratti al servizio. Ma la domanda resta.

La società che deve garantire soccorso e ambulanze ha centinaia di lavoratori che non svolgono le mansioni per le quali erano stati originariamente inquadrati.

Intanto il 15 settembre è stato rinnovato il consiglio di amministrazione. Confermato Riccardo Castro, in quota Fratelli d’Italia. Entrano Giuseppe Gennuso, in quota Forza Italia, e Francesca Draià, espressione della Lega.

La geografia politica delle nomine è chiarissima. Dovrebbero esserlo altrettanto gli obiettivi assegnati a chi viene nominato e soprattutto i risultati.

 

 

Andiamo avanti. Al Cefpas di Caltanissetta, centro per la formazione del personale sanitario, si entra invece dentro un’inchiesta penale.

Il 16 luglio sono stati disposti gli arresti domiciliari per l’allora deputato regionale di Forza Italia Riccardo Gallo Afflitto e misure interdittive per il direttore Roberto Sanfilippo e altri indagati.

Secondo l’accusa, incarichi, consulenze e affidamenti sarebbero stati utilizzati per interessi politici e personali.

Tra gli episodi contestati c’è anche l’assunzione della moglie del deputato e il successivo trasferimento all’Asp di Agrigento.

Gallo Afflitto nega l’esistenza del patto corruttivo. Il 20 luglio si è dimesso dall’Assemblea regionale.

Le responsabilità penali dovranno essere accertate. La domanda politica, però, esiste già: quanto sono permeabili gli enti regionali agli interessi di chi contribuisce a sceglierne i vertici?

 

E il quadro non si ferma alle partecipate. Il 18 settembre è stato arrestato per corruzione Angelo Pizzuto, direttore della Motorizzazione di Palermo ed ex capo di gabinetto dell’assessore Aricò.

Gli investigatori hanno trovato 5.500 euro in una busta, che secondo l’accusa sarebbero stati consegnati per agevolare pratiche legate al conseguimento delle patenti da parte di clienti di alcune autoscuole.

Anche in questo caso sarà il processo a stabilire le responsabilità.

La Motorizzazione non è una partecipata, ma il contesto è lo stesso: quello nel quale si incrociano amministrazione, incarichi fiduciari e potere politico.

 

Ma quante sono, alla fine, le partecipate della Regione Siciliana?

Il presidente della commissione Antimafia regionale Antonello Cracolici ha richiamato un perimetro composto da dodici partecipate operative e diciannove in liquidazione.

Già questo dato sarebbe sufficiente per una discussione politica: gli organismi che devono essere chiusi sono più di quelli che restano in attività.

Contare le società, però, è soltanto l’inizio. Per ciascuna restano da capire le decisioni prese, i controlli effettuati, i soldi spesi e i risultati raggiunti.

Le responsabilità penali si accertano nei processi. Quelle politiche e amministrative si misurano anche prima: sugli atti, sui bilanci, sui servizi che funzionano oppure no.

E allora torniamo alle parole dell’inizio.

Continuità. Rinnovamento. Rinnovamento nella continuità.

Dietro quelle formule bisognerebbe cominciare a mettere qualche numero: quanti autobus disponibili, quante gallerie messe in sicurezza, quanto costano i servizi, quali obiettivi sono stati raggiunti, chi risponde quando non vengono raggiunti.

Perché tra un’elezione e l’altra ci sono tutti i giorni in cui qualcuno deve andare a scuola, raggiungere il posto di lavoro, prendere un autobus, percorrere un’autostrada, arrivare in ospedale.

E vista da una fermata dell’Ast o dall’ingresso di una galleria della A20, la differenza tra continuità e rinnovamento diventa molto più semplice.

Il servizio funziona oppure no.